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Passa la fiamma olimpica e a Ivrea sparisce la bandiera della Palestina. Colpa di chi?

Il Comitato Palestina Ivrea parla di “gesto grave” e di scelta politica precisa: nel mirino l’amministrazione comunale e le sue posizioni ritenute contraddittorie

Passa la fiamma olimpica e a Ivrea sparisce la bandiera della Palestina. Colpa di chi?

Passa la fiamma olimpica e a Ivrea sparisce la bandiera della Palestina. Colpa di chi?

Passa la fiamma olimpica e, zac, dalla facciata del Municipio sparisce (letteralmente) la bandiera della Palestina. Succede a Ivrea e subito s'accende la polemica politica. A intervenire è il Comitato Palestina Ivrea, che in un comunicato parla apertamente di un gesto accolto “con indignazione” e definisce quanto accaduto «un gesto grave, che rappresenta una scelta politica precisa, non un atto neutro o “tecnico” come qualcuno vorrebbe far credere».

Secondo il Comitato, «è inutile far a gara, come han fatto i sindaci e consiglieri, nel partecipare alle manifestazioni quando era un trend mediatico, salvo poi arretrare vigliaccamente nel momento in cui servirebbe coerenza e coraggio politico».

I "pacifisti" chiamano direttamente in causa l’amministrazione comunale, il sindaco Matteo Chiantore e i consiglieri comunali, accusati di aver assunto posizioni altalenanti e contraddittorie, «prima criminalizzando le piazze e definendo “filo terroristi” i manifestanti solidali con il popolo palestinese», poi «riconoscendo a parole che quanto sta avvenendo è una tragedia umanitaria», fino a «scegliere nei fatti il silenzio, la rimozione e l’allineamento».

«Ivrea - aggiungono - è una città che si è sempre richiamata ai valori della giustizia, della pace e dei diritti. Rimuovere una bandiera non cancella la realtà, ma svela una volontà precisa: quella di non disturbare, di non prendere posizione, di non assumersi responsabilità».

Il comunicato si sofferma infine sul significato delle scelte simboliche. «La politica non è fatta di ambiguità né di equilibrismi opportunistici. È fatta di scelte. E queste scelte resteranno», scrive il Comitato, aggiungendo che «prima o poi, chi governa dovrà fare i conti con la propria coscienza e con la comunità che rappresenta».

La chiusura è perfetta: «La storia, come sempre, saprà distinguere chi ha avuto il coraggio di stare dalla parte giusta e chi ha preferito voltarsi dall’altra parte». 

bandiera

La bandiera palestinese rimossa? Tranquilli, non c’entra la politica. È una questione di arance

Dicono che la bandiera della Palestina sia sparita dalla facciata del Municipio di Ivrea per il passaggio della fiamma olimpica. Una coincidenza, certo. Un’esigenza tecnica, si sussurra. Questioni di protocollo, qualcuno prova a spiegare. Tutto molto neutro, tutto molto asettico. Peccato che a Ivrea, quando si parla di bandiere, la neutralità sia un concetto piuttosto elastico.

Perché guardando bene – basta alzare gli occhi, come mostra la foto – il problema forse non è la fiamma olimpica. Il problema potrebbe essere il colore. O meglio: i colori. Quelli sacri, intoccabili, indiscutibili. Le bandiere degli aranceri, le insegne della Battaglia, l’iconografia identitaria per eccellenza. Quelle sì, non si toccano. Quelle sì, devono stare tutte al loro posto, allineate, armoniche, senza stonature.

E allora viene il dubbio, legittimo e malizioso quanto basta: vuoi vedere che la bandiera palestinese non dava fastidio alla fiamma, ma stonava con le arance?

Perché a Ivrea si può discutere di tutto: guerre, massacri, tragedie umanitarie, diritti negati, popoli sotto le bombe. Tutto opinabile, tutto rimandabile. Ma guai a incrinare l’armonia cromatica della Battaglia. Guai a disturbare l’equilibrio emotivo dell’eporediese medio nel periodo più sacro dell’anno. Lì no. Lì la politica si ferma, il coraggio evapora, la coscienza va in ferie.

E così, mentre il mondo brucia e Gaza muore sotto gli occhi di tutti, l’unica vera emergenza sembra essere evitare che una bandiera “sbagliata” finisca accanto a quelle giuste. Non per censura, ci mancherebbe. Per rispetto. Per sensibilità. Per non offendere nessuno. Soprattutto chi vota, chi partecipa, chi lancia arance e pretende che nulla, nemmeno la realtà, rovini la scenografia.

Del resto, l’Amministrazione comunale lo sa bene: meglio scontentare la Storia che disturbare la Battaglia. Meglio una rimozione silenziosa che una polemica con gli aranceri. Meglio spiegare che è colpa del protocollo olimpico piuttosto che ammettere che, a Ivrea, tra tutte le battaglie che affliggono l’umanità, ce n’è una sola davvero intoccabile.

Tutte le altre possono aspettare. Anche sotto un balcone vuoto. Anche senza bandiera. Anche senza voce.

Insomma, tranquilli: non è una scelta politica.
È solo una questione di arance.

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