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Pnrr sotto pressione, la Corte dei Conti lancia l’allarme sui Comuni e sui ritardi che minacciano le scadenze europee

Anomalie diffuse, fragilità organizzative e controlli deboli: il Piano entra nella fase più delicata

Cantieri Pnrr a rischio, l’allarme della Corte dei Conti sui tempi che non tornano

Cantieri Pnrr a rischio, l’allarme della Corte dei Conti sui tempi che non tornano

Ritardi nei dati, disallineamenti tra cronoprogrammi ufficiali e stato reale dei lavori, difficoltà nella progettazione esecutiva e negli affidamenti, debolezza dei controlli interni e dei sistemi di monitoraggio. È un elenco pesante quello che emerge dall’analisi della Corte dei Conti sull’attuazione del Pnrr negli enti locali, un quadro che delinea una vera e propria “fragilità organizzativa” capace di mettere a rischio il rispetto delle scadenze, soprattutto nella fase finale del Piano.

Lo stato di avanzamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza negli enti territoriali, aggiornato al 28 agosto 2025 e contenuto in una delibera della Sezione autonomie della Corte dei conti, conferma innanzitutto il ruolo centrale dei Comuni. Sono loro a detenere il primato sia per numero di progetti, 63.530 su 96.082 finanziati anche solo in parte con risorse Pnrr, sia per volumi finanziari, con 24,5 miliardi su un totale di 47,5. Seguono Regioni e Province autonome, con 29.049 interventi e un importo complessivo lievemente inferiore ai 18,2 miliardi.

Dal punto di vista territoriale, la maggior parte dei progetti è localizzata nel Mezzogiorno, che assorbe il 44% dei finanziamenti complessivi, mentre nel Nord Ovest si concentra la quota più elevata di risorse. Numeri che certificano una distribuzione ampia ma disomogenea, destinata a incidere anche sulla capacità di spesa e di attuazione.

Sul fronte finanziario, risulta impegnato il 59,2% dei 60,8 miliardi necessari a realizzare gli interventi complessivi, mentre i pagamenti si attestano a poco meno del 30% del costo totale. La percentuale sale a quasi il 32%, oltre 15 miliardi, se si considerano esclusivamente le risorse Pnrr, pari a 47,5 miliardi. Secondo la Corte, «è in linea con il piano dei costi, dove emerge che circa un terzo dei progetti finanziati con fondi Pnrr (19,3 miliardi su un totale di 58,6) risulta realizzato».

Accanto a questo dato, però, emerge una «diffusa disomogeneità» sia negli importi pianificati sia nello stato di avanzamento dei lavori. A pesare è soprattutto la tipologia di intervento: i progetti legati alla realizzazione di lavori pubblici mostrano un «avanzamento meno rapido» che si ferma al 30,1%, sensibilmente inferiore rispetto ad altre aree di intervento.

Le preoccupazioni diventano più concrete guardando al rispetto dei tempi. Dai controlli delle Sezioni regionali della Corte dei Conti affiora «qualche preoccupazione legata ai tempi di completamento degli interventi». In particolare, analizzando un sottoinsieme di 42.867 progetti per i quali erano disponibili tutte le informazioni, per un valore complessivo di quasi 5,8 miliardi, i dati mostrano la presenza di «lievi ritardi» per circa la metà degli interventi monitorati.

Il quadro si complica ulteriormente se si guarda alla dimensione dei progetti. «Le opere di maggior rilievo economico, spesso gestite da Regioni e grandi enti, presentano profili di complessità più elevati e sono maggiormente esposte a ritardi procedurali», evidenzia l’analisi. A questo si aggiungono criticità nella governance, con carenze nel coordinamento tra amministrazioni titolari e soggetti attuatori, difficoltà nel raccordo tra livelli statali, regionali e locali e una insufficiente integrazione tra strutture politiche e apparati tecnici.

Uno dei nodi strutturali più rilevanti resta quello delle risorse umane. «Ricorre il tema della fragilità organizzativa di molti enti locali, aggravata dalla carenza di personale tecnico specializzato e dall’elevato turn-over, che incide negativamente sulla continuità amministrativa dei progetti», osserva la Corte. Una debolezza che non si traduce automaticamente in emergenza, ma che mina la capacità di rispettare tempi e obiettivi.

Sul piano dell’attuazione, infatti, «affiora un quadro non emergenziale, ma strutturalmente critico», nel quale il sistema dei controlli regionali si conferma un presidio essenziale per intercettare in modo tempestivo le fragilità del Pnrr. Le anomalie più frequenti spaziano dai ritardi nell’aggiornamento dei dati alla debolezza dei controlli interni e dei sistemi di monitoraggio. Problemi che, nella maggior parte dei casi, non assumono una valenza patologica, ma che – avverte la Corte dei Conti – segnalano «rischi potenziali per il rispetto delle scadenze europee, soprattutto nella fase finale di attuazione del Piano».

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