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La reputazione entra nei bilanci: così le banche valutano le imprese nell’era dell’intelligenza artificiale

Secondo Garrone, cambia il credito alle aziende. Fattori reputazionali misurabili incidono sul merito finanziario

La reputazione entra nei bilanci: così le banche valutano le imprese nell’era dell’intelligenza artificiale

La reputazione entra nei bilanci: così le banche valutano le imprese nell’era dell’intelligenza artificiale (immagine di repertorio)

La reputazione diventa un parametro strutturale nella valutazione finanziaria delle imprese e smette di essere un elemento immateriale relegato alla comunicazione. È questo il cambio di passo che emerge dal Rapporto 73 – Misp della Banca d’Italia, pubblicato l’8 gennaio, che si inserisce nel nuovo quadro regolatorio di Basilea 4 e nei criteri di sostenibilità applicati al credito.

A sottolinearne la portata è Pier Domenico Garrone, fondatore de Il Comunicatore Italiano e ideatore del Bilancio della Comunicazione, che parla di una “evoluzione significativa per il sistema produttivo italiano”. Il rapporto Bankitalia introduce infatti, all’interno del sistema ICAS, l’uso integrato di modelli avanzati di intelligenza artificiale e di intelligenza artificiale spiegabile (XAI) per la valutazione del merito creditizio delle imprese non finanziarie.

Pier Domenico Garrone | Festival Economia Trento

Pier Domenico Garrone

Il punto di svolta è l’ingresso della dimensione reputazionale come asse informativo di bilancio. Non più una variabile accessoria, ma un insieme di dati osservabili, misurabili e comparabili, capaci di incidere direttamente sulle decisioni di banche e assicurazioni. Secondo Garrone, l’integrazione di questi indicatori consente a istituti di credito e clientela di disporre progressivamente di metriche oggettive in grado di trasformare la reputazione di manager, marchi e società in una vera leva economica nelle relazioni finanziarie.

Per le imprese il cambiamento è profondo. “Significa passare dalla gestione estetica della comunicazione a una valorizzazione attiva di un patrimonio informativo”, osserva Garrone, sottolineando come questo patrimonio possa incidere sulla solidità finanziaria, sulla continuità aziendale e sulla percezione complessiva del rischio. In altre parole, la reputazione smette di essere solo immagine e diventa fattore di affidabilità.

Le ricadute non si fermano al sistema bancario. Secondo Garrone, l’evoluzione potrebbe estendersi anche al comparto assicurativo, aprendo a una distinzione più netta tra costo di ripristino reputazionale e costo del risarcimento del danno nelle polizze dedicate. Un passaggio che modificherebbe in modo sostanziale il modo in cui vengono valutati e coperti i rischi immateriali.

Il tema si inserisce in una più ampia ricerca interdisciplinare sul rapporto tra potere e intelligenza artificiale, condotta da Garrone insieme al presidente di sezione del Consiglio di Stato, Michele Corradino. Una riflessione che guarda oltre la tecnica e investe il funzionamento stesso dei mercati, indicando una direzione chiara: nel nuovo sistema del credito, ciò che un’impresa è e come viene percepita conta quanto i suoi numeri di bilancio.

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