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Economia
12 Gennaio 2026 - 11:21
Latte pagato sempre meno e stalle sotto pressione: il Piemonte chiede un tavolo urgente per evitare il collasso della filiera
L’accordo raggiunto a Roma sul prezzo del latte ha evitato lo strappo immediato, ma non basta a mettere in sicurezza un settore che continua a muoversi su un terreno fragile. In Piemonte, dove il comparto lattiero-caseario rappresenta una colonna portante dell’agricoltura e dell’agroalimentare, l’intesa siglata al Ministero dell’Agricoltura viene letta come un primo argine all’emergenza, non come una soluzione definitiva. È da questa consapevolezza che nasce l’appello di Gabriele Carenini, presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, che chiede l’apertura immediata di un tavolo di filiera regionale capace di dare risposte concrete agli allevatori.
«L’intesa nazionale raggiunta sul prezzo del latte rappresenta un primo passo per riportare equilibrio tra domanda e offerta e per evitare che il peso della crisi ricada interamente sugli allevatori», afferma Carenini, richiamando le parole del presidente nazionale Cristiano Fini, che ha espresso apprezzamento per l’esito del confronto al Masaf con il ministro Francesco Lollobrigida e per l’atteggiamento definito responsabile di tutte le parti coinvolte. Un risultato che ha scongiurato la disdetta dei contratti e introdotto un percorso di prezzo definito mese per mese, insieme a criteri condivisi per la gestione delle eccedenze.
Un respiro temporaneo, però, non cancella le tensioni di fondo. «L’accordo consente di gestire un’emergenza reale – osserva Carenini – ma non può far abbassare la guardia sulle prospettive del comparto lattiero-caseario, oggi esposto a forti criticità». Il riferimento è a un mercato che, soprattutto a livello regionale, resta estremamente instabile, con il crollo del prezzo del latte spot che rischia di trascinare verso il basso anche i rinnovi contrattuali a medio termine.

Il Piemonte, in particolare, vive una fase di forte incertezza, segnata da uno squilibrio crescente tra domanda e offerta. Una dinamica che non nasce solo da fattori locali. A pesare è l’aumento della produzione di latte su scala mondiale, che immette sul mercato europeo e nazionale grandi quantità di prodotto a basso costo, comprimendo i margini e mettendo sotto pressione gli allevamenti che operano con standard elevati di qualità, benessere animale e sostenibilità ambientale.
«Ci troviamo di fronte a uno scenario che può innescare una crisi diffusa lungo tutta la filiera», avverte Carenini. Il rischio è quello di una reazione a catena: prezzi alla stalla insufficienti, difficoltà di liquidità per le aziende, riduzione degli investimenti e, nel medio periodo, chiusura delle realtà più fragili. Un processo già visto in passato e che ha contribuito a ridurre il numero degli allevamenti, concentrando la produzione e impoverendo il tessuto agricolo dei territori.
Per Cia Piemonte, la gestione dell’emergenza non può essere l’unico orizzonte. «È indispensabile andare oltre – sottolinea il presidente regionale – e lavorare a un vero patto di filiera, capace di tutelare la parte produttiva e di governare anche le fasi di sovrapproduzione». L’obiettivo è costruire strumenti strutturali, non soluzioni tampone, in grado di rendere il settore più equo, competitivo e sostenibile nel tempo.
Da qui la richiesta di convocare con urgenza un Tavolo regionale del latte, che coinvolga tutti gli attori: allevatori, industria di trasformazione e Grande distribuzione organizzata. Un confronto che, nelle intenzioni di Cia, dovrebbe partire dalla condivisione dei dati reali su produzione, consumi e giacenze, per poi affrontare il nodo della distribuzione del valore lungo la filiera. Un tema cruciale in un contesto in cui, spesso, l’anello più debole resta proprio quello produttivo.
«È necessario aprire subito un confronto a livello piemontese per condividere dati, responsabilità e soluzioni», ribadisce Carenini. Senza un’assunzione collettiva di responsabilità, il rischio è che le tensioni del mercato si traducano ancora una volta in un sacrificio imposto agli allevatori, chiamati a reggere l’urto di dinamiche globali senza strumenti adeguati di tutela.
Il settore lattiero-caseario piemontese non è solo economia, ma anche presidio del territorio, occupazione e identità rurale. Le stalle rappresentano un argine allo spopolamento delle aree interne e montane, garantiscono manutenzione del paesaggio e alimentano filiere di qualità riconosciute a livello nazionale e internazionale. Metterle in difficoltà significa indebolire un intero sistema.
Per questo, l’appello di Cia Piemonte va letto come un avvertimento ma anche come una proposta. L’accordo nazionale ha evitato il peggio nell’immediato, ma il futuro del latte piemontese si gioca ora sulla capacità della Regione e degli operatori di sedersi attorno a un tavolo e costruire regole più stabili. Senza rinvii, e senza scaricare ancora una volta il costo della crisi su chi produce.
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