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11 Gennaio 2026 - 17:59
La Fiamma olimpica è tornata a Sestriere vent’anni dopo Torino 2006. Non è stato solo un passaggio simbolico verso Milano-Cortina 2026, ma un momento carico di memoria, dolore e orgoglio collettivo, capace di tenere insieme la storia olimpica del Piemonte, le sue contraddizioni politiche e il volto più autentico dello sport: quello che chiede sacrificio e, a volte, presenta un conto altissimo.
Domenica 11 gennaio il Colle del Sestriere ha rivisto la fiamma salire in quota, custodita nella Lanterna, prima di accendere la fiaccola di Milano-Cortina davanti a Casa Olimpia. Da lì è partita la marcia dei tedofori, divisa in due tronconi: uno fino al bivio di piazza Agnelli, con sullo sfondo la Kandahar G.A. Agnelli, pista simbolo dello sci mondiale e delle Olimpiadi 2006; l’altro fino a piazza Fraiteve. Proprio lì, davanti a una piazza gremita, il passaggio si è trasformato in qualcosa di diverso da una semplice celebrazione istituzionale.
Il braciere di Milano-Cortina è stato acceso da Lucrezia Lorenzi e Michele Franzoso, sorella e fratello di Matilde Lorenzi e Matteo Franzoso, giovani sciatori cresciuti nello Sci Club Sestriere, atleti della Nazionale italiana di sci alpino, scomparsi in due distinti incidenti durante gli allenamenti. Matilde aveva appena diciannove anni quando, il 28 ottobre 2024, ha perso la vita in Val Senales. Matteo se n’è andato il 15 settembre 2025 in Cile. Due storie diverse, unite dallo stesso destino e dallo stesso silenzio che cala quando lo sport smette di essere racconto eroico e torna ad essere rischio, fatica, vulnerabilità.
L’applauso che ha accompagnato l’accensione del braciere è stato lungo, compatto, senza retorica. Un gesto collettivo che ha restituito la misura di quanto quelle due assenze pesino ancora su una comunità che vive lo sci non come vetrina, ma come pratica quotidiana, identitaria. Sestriere, in quel momento, non è stata una cartolina olimpica: è stata un paese che ricorda i suoi ragazzi.
Sul palco, a fare gli onori di casa, il sindaco Gianni Poncet, insieme al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, alla consigliera della Città metropolitana di Torino Sonia Cambursano, a Pietro Marocco per la FISI e all’ingegner Giovanni Brasso, presidente della Sestrieres Spa. Le parole istituzionali si sono intrecciate con la memoria di Torino 2006, inevitabile riferimento di ogni evento olimpico in Piemonte.
“Oggi è stato un giorno davvero speciale, in cui abbiamo augurato un grande successo a Milano-Cortina ma nello stesso tempo abbiamo ricordato, a vent’anni di distanza, le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Torino 2006”, ha detto Poncet, rivendicando il ruolo di quel passaggio storico non solo per Sestriere, ma per l’intero arco alpino piemontese. Un ringraziamento esteso a chi, allora, lavorò a un’edizione che ancora oggi viene indicata come una delle più riuscite.
Più politico, e meno neutro, l’intervento di Alberto Cirio, che ha scelto di legare il ritorno della fiamma a un bilancio esplicito. “Grazie alle Olimpiadi di Torino 2006 si è costruito quello che è il Piemonte di oggi. Oggi Torino e il Piemonte sono capitali europee del turismo, che vale il 10 per cento del Pil. Non era così prima del 2006”, ha ricordato. Un passaggio che non si è fermato alla celebrazione, ma ha chiamato in causa le scelte successive, fino al rammarico per un’occasione mancata: “Avremmo potuto essere della partita se qualcuno non avesse deciso di dire no alle Olimpiadi. Fu una scelta sbagliata”.
Parole che hanno riportato sotto la superficie festiva una frattura ancora aperta nella politica piemontese: quella tra chi considera l’eredità olimpica una leva strategica e chi, negli anni successivi, ha scelto di smarcarsene. Cirio ha guardato avanti, citando la candidatura per il 2030 con le Alpi francesi, ma il riferimento al passato è suonato come una rivendicazione e, insieme, come un avvertimento.
Nella sua dichiarazione successiva, affidata anche ai canali ufficiali, il presidente della Regione ha insistito sul valore simbolico del luogo: “Sestriere è uno dei luoghi in cui si è costruito il Piemonte di oggi. Qui la fiamma porta con sé memoria, valori e futuro”. Un futuro che, nelle sue parole, passa anche dal ricordo di Matilde e Matteo, indicati come simbolo di sogni, dedizione e amore per la montagna.
Accanto alla Regione, la Città metropolitana di Torino ha rivendicato una continuità istituzionale, ricordata da Sonia Cambursano: “Vent’anni fa eravamo ancora Provincia di Torino, oggi siamo qui come Città metropolitana, davanti a Casa Olimpia, per accogliere la fiaccola di Milano-Cortina”. Un passaggio che ha sottolineato come l’eredità del 2006 non sia solo infrastrutturale, ma anche amministrativa e culturale.
Particolarmente personale l’intervento di Giovanni Brasso, che ha legato il suo percorso professionale alla parabola olimpica: vent’anni fa l’acquisto della Vialattea, oggi l’addio alla presidenza della Sestrieres Spa. “Un viaggio di vent’anni davvero emozionante”, ha detto, annunciando che continuerà a vivere il territorio da turista. Una frase che, letta tra le righe, restituisce l’idea di un ciclo che si chiude proprio mentre un altro, quello di Milano-Cortina, sta per aprirsi.
La presenza sul palco di Mauro Meneguzzi, presidente dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea, e di numerosi sindaci ed ex amministratori dei Comuni di Torino 2006 – da Pragelato a Bardonecchia, da Cesana a Pinerolo – ha completato il quadro di una giornata che ha avuto il sapore della rimpatriata, ma anche della verifica. Vent’anni dopo, l’eredità olimpica è ancora lì, visibile, visitabile, come dimostra il museo dei XX Giochi Invernali allestito a Sestriere e riaperto proprio in occasione dell’evento.
La Fiamma olimpica, nel suo passaggio, non ha solo riacceso i ricordi di Torino 2006. Ha messo in fila successi e omissioni, entusiasmo e lutti, visioni politiche e storie personali. Ha ricordato che lo sport non è mai neutro, e che dietro ogni grande evento restano persone, territori e scelte che continuano a produrre effetti. A Sestriere, per un giorno, tutto questo è stato visibile. Senza filtri. Senza slogan. Con la forza sobria di una fiamma che, ancora una volta, ha chiesto di essere presa sul serio.
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