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Export piemontese tra numeri record e segnali d’allarme

Cresce il valore complessivo, ma calano gli ordini esteri e aumentano le incertezze

Export

Export (foto di repertorio)

L’export del Piemonte cresce, ma lo fa su un terreno instabile, segnato da rallentamenti, squilibri geografici e aspettative sempre più caute. I numeri raccontano una realtà complessa: dopo un avvio d’anno difficile, le esportazioni regionali hanno recuperato terreno fino a superare i 46 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2025, ma le prospettive per l’inizio del 2026 restano negative, soprattutto sul fronte delle commesse estere.

Il quadro emerge dalle più recenti analisi economiche. L’ultimo rapporto dell’Ires, l’istituto regionale di ricerche economico-sociali, fotografa il primo semestre 2025 inserendolo in una lettura di medio periodo che risale al 2018. A giugno, le esportazioni piemontesi risultavano in lieve flessione, in controtendenza rispetto al +2 per cento della media nazionale, segnalando una maggiore fragilità del sistema regionale rispetto al contesto italiano complessivo.

La situazione cambia nei mesi successivi. Secondo l’analisi di Unioncamere, tra gennaio e settembre 2025 l’export piemontese ha raggiunto quota 46 miliardi di euro, con una crescita dell’1,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Francia e Germania si confermano i principali mercati di riferimento, con oltre sei miliardi di euro ciascuno. Seguono gli Stati Uniti, sopra i tre miliardi, ma con un dato che preoccupa: un calo di quasi il 10 per cento, pari a circa -9 per cento, che pesa in modo significativo su uno dei mercati extraeuropei più strategici.

Alle spalle degli Usa si collocano Spagna, Polonia e Svizzera. Proprio la Svizzera registra il dato più sorprendente, con una crescita del +62 per cento, trainata in particolare dai settori dei metalli e della gioielleria. Segnali positivi arrivano anche dal Brasile, che nel contesto del nuovo accordo di libero scambio Ue-Mercosur vale circa 900 milioni di euro per il Piemonte, con una crescita dell’8 per cento.

Nonostante questi numeri, il clima tra le imprese resta improntato alla prudenza. L’ultima analisi congiunturale del Centro Studi dell’Unione Industriali Torino, riferita al primo trimestre 2026 e basata su un campione di circa 1.200 aziende manifatturiere e dei servizi del sistema confindustriale piemontese, evidenzia un doppio binario. Da un lato sono previsti indicatori positivi per occupazione, produzione e ordini complessivi. Dall’altro, però, viene stimato un calo del 5 per cento delle commesse estere, segnale chiaro di come l’instabilità globale continui a condizionare le prospettive di crescita.

Il risultato è un export che regge nei numeri, ma fatica a dissipare il peso dell’incertezza. Tra mercati che rallentano, equilibri geopolitici fragili e aspettative prudenti degli imprenditori, il Piemonte si affaccia al 2026 con un commercio estero ancora forte, ma tutt’altro che al riparo da nuovi scossoni.

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