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Cosmo manda a quel paese l’industria musicale e con Pan Dan pubblica “MI MANIFESTO” solo su Bandcamp:

Un disco fuori dalle regole, lontano dallo streaming, nato dentro la scena indipendente eporediese

Cosmo manda a quel paese l’industria musicale e con Pan Dan pubblica “MI MANIFESTO” solo su Bandcamp:

Cosmo manda a quel paese l’industria musicale e con Pan Dan pubblica “MI MANIFESTO” solo su Bandcamp:

C’è chi aspetta l’ok delle piattaforme, chi mendica spazio nelle playlist e chi invece, semplicemente, se ne frega. Cosmo, all’anagrafe Marco Jacopo Bianchi, sceglie ancora una volta la seconda strada e lo fa con un post Instagram che è molto più di un annuncio discografico: è una dichiarazione politica, culturale e artistica. Il pretesto è l’uscita di MI MANIFESTO, il nuovo disco di Gessica con la g, ma il messaggio è chiaro: qui non si corre dietro a nessuno, qui si costruisce.

Per chi non lo conoscesse – o per chi lo ha incasellato frettolosamente come “quello che fa musica elettronica” – Jacopo Bianchi è una delle figure più atipiche e coerenti della scena musicale italiana degli ultimi quindici anni.

Nato a Ivrea, cresciuto artisticamente lontano dai riflettori, Bianchi inizia il suo percorso nei primi anni Duemila con i Drink to Me, band indie-rock capace di portare la provincia eporediese sui palchi dei festival europei, aprendo concerti per nomi internazionali e costruendo una credibilità rara per un progetto nato fuori dai grandi circuiti.

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Quando chiude quell’esperienza, Cosmo non sceglie la via più comoda. Non si ricicla, non si normalizza, non cerca scorciatoie. Inizia invece un percorso solista che mescola elettronica, pop, club culture, cantautorato e sperimentazione, diventando nel tempo uno degli artisti più riconoscibili e divisivi del panorama italiano. Album come L’ultima festa, Cosmotronic ed Elettronica lo portano a un successo ampio, trasversale, ma mai addomesticato: Cosmo riempie i club, poi i palazzetti, senza rinunciare a un linguaggio personale, spesso scomodo, spesso politico.

Ma ridurre Cosmo a una carriera discografica sarebbe limitante. Bianchi è soprattutto un produttore, un agitatore culturale, uno che costruisce spazi invece di occuparli. È uno dei fondatori di Ivreatronic, progetto nato come festival e diventato nel tempo una vera e propria comunità creativa, capace di trasformare Ivrea in un punto di riferimento nazionale per la musica elettronica indipendente. Non un evento calato dall’alto, ma un laboratorio permanente, fatto di relazioni, artisti, contaminazioni e libertà espressiva.

Ed è proprio all’interno di questa traiettoria che si inserisce Pan Dan, nome d’arte di Gessica, figura centrale del progetto MI MANIFESTO. Artista, performer, cantante e creativa a tutto campo, Pan Dan è una delle espressioni più radicali e libere nate dentro l’universo Ivreatronic: un percorso che unisce musica, immaginario visivo, corpo e parola, lontano da qualsiasi costruzione artificiale. Non un personaggio, ma un’identità artistica cresciuta nel tempo, dentro una comunità, senza rincorrere formati o linguaggi preconfezionati.

pan dan

pan dan

È dentro questa cornice che va letto il post con cui Cosmo annuncia MI MANIFESTO. «Ne abbiamo combinate tante io e Pan Dan in questi anni. Ma grossa come questa… finalmente dopo milioni di rinvii è uscito un disco di cui sono molto orgoglioso», scrive, chiamando in causa Pan Dan come compagna di viaggio e di visione, raccontando un lavoro lungo, ostinato, volutamente fuori tempo massimo.

Un disco seguito «da quando era piccolo così», cresciuto negli anni raccogliendo «idee, deliri, giochi, suggestioni», con il contributo alla produzione di Vash Destampeed ed Enea Pascal. Nessuna fretta, nessuna scadenza imposta dal mercato. Solo il tempo necessario perché un progetto diventasse ciò che doveva essere: un mondo coerente, personale, non replicabile.

Poi arriva la frase che pesa come un macigno: «MI MANIFESTO è un disco che no, non ha niente di simile in questo paesiello». Non è una sparata, è una presa di posizione. È il rifiuto di un sistema musicale che ha trasformato le canzoni in contenuti, gli artisti in brand e i dischi in numeri da analizzare il lunedì mattina.

«Gessica con la g è una creativa vera, non è una maschera o un personaggio», insiste Cosmo. Un’affermazione che oggi suona quasi sovversiva, in un’industria che spesso preferisce costruire identità spendibili piuttosto che accompagnare percorsi artistici autentici, soprattutto quando sono femminili, irregolari, non addomesticabili.

Non è un dettaglio nemmeno la scelta della distribuzione. MI MANIFESTO esce solo su Bandcamp, piattaforma che da anni rappresenta una delle ultime alternative reali allo streaming di massa. Qui gli artisti non vengono schiacciati dagli algoritmi, non devono rincorrere numeri gonfiati, non finiscono risucchiati nel tritacarne delle playlist.

Anche il vinile segue la stessa filosofia: chi lo ordina lo riceve entro Natale. «E se ne pigli due uno lo regali (o lo tieni lì per quando varrà centinaia di euro… no dai scherzo però ci può stare)». Ironia, certo, ma anche una rivendicazione del valore dell’oggetto, del disco come qualcosa che resta, che si tocca, che si conserva.

E alla fine, come sempre, torna Ivrea. «Ovviamente sempre forza Ivreatronic». Non una firma di circostanza, ma un richiamo identitario. Perché Cosmo, pur potendo tranquillamente trasferirsi altrove, ha scelto di restare legato a un territorio, dimostrando che la provincia non è un limite ma una possibilità, se la si vive come spazio di produzione culturale e non come periferia da cui scappare.

Mentre l’industria musicale continua a inseguire trend effimeri e artisti a scadenza, Jacopo Bianchi e Pan Dan continuano a fare esattamente il contrario: rallentano, costruiscono, si prendono il tempo necessario. E nel rumore costante del mercato, questa ostinazione diventa una forma di resistenza.

Insomma, MI MANIFESTO non è solo un disco. È una dichiarazione di indipendenza collettiva. E oggi, forse, è proprio questa coerenza a dare più fastidio di qualunque provocazione.

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