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Sanità
09 Gennaio 2026 - 11:53
Riparte l’Urologia a Casale, una nuova tecnologia contro il tumore alla prostata cambia la diagnosi
Un reparto che torna a fare la differenza, una tecnologia che porta la sanità pubblica locale sullo stesso piano dei grandi centri internazionali. All’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato l’Urologia segna una svolta concreta nel contrasto al tumore alla prostata con l’attivazione del nuovo servizio di Biopsia Prostatica Fusion, basato sull’innovativo sistema KOELIS. L’avvio ufficiale è avvenuto questa mattina, alle 8.30, ma il significato va ben oltre il dato simbolico: si tratta di un passo avanti strutturale nella qualità della diagnosi oncologica.
La Biopsia Fusion rappresenta oggi uno degli strumenti più avanzati per individuare con precisione le lesioni sospette della prostata. Non una semplice evoluzione della biopsia tradizionale, ma un cambio di paradigma che punta a ridurre errori, ripetizioni inutili e disagi per il paziente. Il cuore di questa rivoluzione è proprio il sistema KOELIS, un macchinario di ultima generazione che consente di sovrapporre le immagini della risonanza magnetica a quelle ecografiche in tempo reale, creando una mappa tridimensionale estremamente accurata della prostata.
Grazie alla funzione esclusiva di “Organ Base Tracking”, il medico non lavora più su riferimenti statici, ma viene guidato da un vero e proprio navigatore millimetrico che segue i movimenti dell’organo e accompagna l’ago esattamente sulla lesione da campionare. Un dettaglio tecnico che fa la differenza, perché consente di colpire il bersaglio con precisione chirurgica, evitando prelievi casuali o eccessivi.
I benefici per il paziente sono evidenti e misurabili. La precisione diagnostica aumenta in modo significativo, riducendo il rischio di falsi negativi e permettendo di individuare tumori clinicamente rilevanti anche in fase precoce. Allo stesso tempo, la procedura è meno invasiva: il numero di prelievi necessari diminuisce, con un impatto diretto sul comfort e sulla sicurezza dell’esame. Non è un dettaglio secondario, soprattutto per una popolazione spesso anziana e già provata da percorsi diagnostici complessi.

C’è poi un altro aspetto che incide concretamente sulla qualità della vita: l’esame viene eseguito in regime ambulatoriale, senza la necessità di ricovero in Day Hospital. Meno attese, meno burocrazia, meno stress. Un approccio che va incontro alle esigenze dei pazienti e delle loro famiglie, riducendo tempi e disagi senza sacrificare l’accuratezza clinica.
Gli specialisti chiariscono però un punto fondamentale: la Biopsia Fusion non è un esame di routine. Si tratta di una procedura altamente specialistica, indicata in casi selezionati. Sarà lo urologo, valutando attentamente la storia clinica, i risultati degli esami precedenti e le immagini della risonanza magnetica, a stabilire se e quando questo strumento rappresenta la scelta migliore. Una precisazione necessaria per evitare aspettative improprie e per ribadire che la tecnologia, da sola, non sostituisce il giudizio clinico.
L’attivazione del nuovo servizio ha anche un valore strategico più ampio. Potenzia infatti l’integrazione tra i presidi di Casale Monferrato e Novi Ligure, unendo competenze, professionalità e percorsi condivisi. Un lavoro di rete che consente di offrire ai cittadini una diagnostica di livello internazionale direttamente sul territorio, senza costringerli a spostamenti verso grandi ospedali metropolitani.
Il tumore alla prostata è una delle neoplasie più diffuse tra gli uomini, soprattutto con l’avanzare dell’età. Migliorare la fase diagnostica significa aumentare le possibilità di intervento tempestivo e appropriato, riducendo al tempo stesso il rischio di trattamenti inutili o eccessivamente invasivi. È su questo equilibrio, tra efficacia clinica e tutela della persona, che si misura oggi la qualità di un reparto.
Per l’Urologia del Santo Spirito si tratta dunque di una ripartenza che non è solo simbolica. È un rafforzamento reale dell’offerta sanitaria, un investimento sulla professionalità delle equipe e un messaggio chiaro al territorio: anche negli ospedali non universitari è possibile fare medicina di alto livello, se le scelte sono guidate da competenza e programmazione.
Una tecnologia che arriva “sotto casa”, ma che parla il linguaggio della sanità più avanzata. E che, soprattutto, restituisce ai pazienti una parola spesso dimenticata: fiducia.
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