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09 Gennaio 2026 - 10:41
Scuole al gelo dopo le vacanze, campanella rimandata: in Piemonte il rientro passa dai termosifoni rotti
Il rientro in classe, dopo la pausa natalizia, doveva segnare il ritorno alla normalità. Invece, ad Arborio, nel Vercellese, la prima settimana di scuola del nuovo anno si è aperta con un’ordinanza di chiusura. Niente lezioni, niente studenti ai banchi: i termosifoni in panne hanno lasciato le aule a una temperatura attorno ai 12 gradi, troppo bassa per garantire condizioni minime di sicurezza e vivibilità.
La decisione riguarda la scuola primaria e la secondaria di primo grado della sede di corso Umberto I, appartenente all’istituto comprensivo Baraggia Arborio e Gattinara. Il sindaco ha firmato l’ordinanza che dispone la chiusura per giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, congelando di fatto il ritorno tra i banchi in attesa del ripristino dell’impianto di riscaldamento.
Un provvedimento inevitabile, spiegano dal Comune, alla luce delle condizioni interne dell’edificio. Le temperature rilevate non consentivano lo svolgimento regolare delle lezioni, né la permanenza prolungata di studenti, insegnanti e personale scolastico. I tecnici sono al lavoro per individuare il guasto e rimettere in funzione l’impianto nel più breve tempo possibile, con l’obiettivo di riportare le aule a livelli compatibili con l’attività didattica.

Quello di Arborio, però, non è un episodio isolato. Il freddo e le criticità degli impianti stanno segnando l’avvio dell’anno scolastico in diverse scuole piemontesi, mettendo in evidenza una fragilità che emerge puntualmente nei mesi invernali. Nei giorni scorsi problemi analoghi hanno interessato alcune scuole comunali di Nichelino e l’istituto superiore Zerboni di Torino, dove guasti al riscaldamento hanno causato disagi e rallentamenti.
In questi casi, tuttavia, gli interventi di manutenzione sono stati completati in tempi rapidi e le lezioni sono riprese regolarmente. Un dato che dimostra come, con un’azione tempestiva, le emergenze possano essere risolte senza ricorrere a chiusure prolungate. Ma ogni edificio fa storia a sé, soprattutto quando si tratta di strutture datate o di impianti messi sotto pressione dalle temperature rigide.
La chiusura delle scuole, anche se limitata a pochi giorni, ha un impatto concreto sulla continuità didattica e sull’organizzazione delle famiglie. Genitori costretti a riorganizzare lavoro e impegni, studenti che vedono slittare il ritorno alla routine, dirigenti e insegnanti chiamati a gestire l’ennesima interruzione non programmata. Eppure, davanti a locali freddi e a condizioni non idonee, la priorità resta una sola: la tutela della salute.
Tenere aperte aule con temperature così basse significherebbe esporre bambini e ragazzi a rischi evitabili, oltre a compromettere la qualità stessa dell’insegnamento. In questo senso, l’ordinanza del sindaco di Arborio viene letta come un atto di responsabilità amministrativa, in linea con quanto già avvenuto in altri Comuni piemontesi alle prese con situazioni simili.
Nelle prossime ore l’attenzione resta concentrata sugli sviluppi tecnici. Il ripristino del riscaldamento è la condizione indispensabile per tornare in classe in sicurezza e con un minimo di comfort. L’auspicio, condiviso da famiglie e istituzione scolastica, è che i lavori consentano una rapida riapertura già all’inizio della prossima settimana, evitando ulteriori stop.
Intanto, il caso di Arborio riaccende una riflessione più ampia sullo stato degli edifici scolastici e sulla necessità di interventi strutturali che vadano oltre la gestione dell’emergenza. Perché ogni inverno, puntuale, il problema si ripresenta. E ogni rientro al freddo rischia di trasformarsi in una lezione che nessuno vorrebbe ripetere.
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