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08 Gennaio 2026 - 12:31
Scioperi a raffica bloccano treni, bus e aerei in tutta Italia: il 2026 parte con il freno tirato
Il 2026 si apre nel segno delle agitazioni sindacali e lo fa colpendo uno dei settori più sensibili per la vita quotidiana del Paese: i trasporti. I primi scioperi dell’anno sono partiti già oggi, con uno stop diffuso di bus, tram, treni e metropolitane a livello locale, provinciale e regionale, proclamato da diverse sigle sindacali. Un avvio d’anno complicato, che preannuncia giorni di disagi per pendolari, studenti e viaggiatori, tra cancellazioni, ritardi e servizi ridotti.
La protesta ha preso forma in modo frammentato ma capillare. In Abruzzo sono coinvolti il personale della società Tua, con scioperi nelle unità di produzione delle province di Pescara, Chieti e Teramo, oltre ai lavoratori del trasporto pubblico locale regionale e dell’unità di Lanciano. Sempre oggi incrociano le braccia anche i dipendenti della Sasa di Bolzano, mentre a Napoli lo stop riguarda il personale della divisione Ferro e quello viaggiante delle linee vesuviane della società Eav, con un’agitazione proclamata per 24 ore. Scioperi diversi per modalità e durata, ma accomunati dall’impatto immediato sulla mobilità quotidiana.
Il calendario delle proteste non si ferma qui. Domani, venerdì 9 gennaio, sarà la volta della Sardegna, dove è previsto uno sciopero per l’intera giornata nel trasporto pubblico locale. Nello stesso giorno si sposterà l’attenzione anche sugli aeroporti, in particolare su quelli milanesi. Per 24 ore si fermerà il personale della Swissport Italia all’aeroporto di Milano Linate, così come quello della Airport Handling attiva sia a Linate sia a Malpensa. Uno stop che rischia di incidere pesantemente su partenze, arrivi e operazioni di terra.
Sempre il 9 gennaio si fermano anche gli equipaggi di volo. È previsto uno sciopero di 24 ore per le hostess di easyJet e di 8 ore per quelle di Vueling, con possibili ripercussioni sui collegamenti nazionali e internazionali. Un quadro che rende la giornata particolarmente delicata per chi deve volare, soprattutto dagli scali del Nord Italia.

La fase più critica, però, è attesa tra venerdì sera e sabato. Dalle 21 di venerdì 9 alle 21 di sabato 10 gennaio è stato proclamato uno sciopero di 24 ore delle Ferrovie, destinato a coinvolgere sia i treni a lunga percorrenza sia il trasporto regionale. Un’astensione dal lavoro che potrebbe avere effetti non limitati alla sola fascia oraria ufficiale. Come ha fatto sapere Trenitalia, infatti, «gli effetti, in termini di cancellazioni e ritardi, potranno verificarsi anche prima e protrarsi oltre l’orario di termine dell’agitazione sindacale».
Per il trasporto regionale restano comunque previste le fasce di garanzia, fondamentali per limitare i disagi nelle ore di maggiore affluenza. Nei giorni feriali saranno assicurati i servizi essenziali dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21 di sabato 10 gennaio. Una tutela minima, che però non elimina l’incertezza per chi deve pianificare spostamenti, coincidenze e rientri.
La stessa Trenitalia ha invitato i passeggeri alla massima prudenza. «Tenuto conto delle possibili ripercussioni sul servizio, invitiamo i viaggiatori a informarsi prima di recarsi in stazione», è il messaggio rivolto all’utenza. Un avvertimento che vale anche per aeroporti e trasporto pubblico locale, dove la frammentazione degli scioperi rende difficile avere un quadro uniforme della situazione.
A completare un fine settimana già complesso, sabato 10 gennaio è previsto anche uno sciopero di 8 ore a livello nazionale dei dipendenti di Rfi, impegnati negli impianti di manutenzione delle infrastrutture. Un’astensione che, pur non incidendo direttamente sulla circolazione dei treni nello stesso modo di uno sciopero del personale viaggiante, contribuisce ad appesantire il clima di tensione nel settore ferroviario.
Nel complesso, il primo scorcio del 2026 restituisce l’immagine di un settore dei trasporti attraversato da forti rivendicazioni, con proteste che si sommano e si intrecciano. Per i cittadini, il risultato è una mobilità fragile, esposta a interruzioni improvvise e difficili da prevedere. Per le aziende e le istituzioni, una sfida che si ripresenta puntuale: garantire il diritto di sciopero senza paralizzare il Paese. Una partita che, anche quest’anno, sembra destinata a restare aperta.
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