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07 Gennaio 2026 - 15:31
La crisi di Pignatelli arriva in Consiglio comunale, Torino teme di perdere un altro marchio storico
La crisi della maison Carlo Pignatelli, uno dei nomi più riconoscibili della moda da cerimonia italiana, non è più soltanto una vertenza sindacale ma diventa ufficialmente una questione politica. La vicenda è arrivata oggi sui tavoli di Palazzo Civico, dove la Commissione comunale competente ha audito i rappresentanti della Filctem Cgil per fare il punto su una situazione che tiene con il fiato sospeso lavoratori e istituzioni.
Al centro dell’audizione c’è il destino di 14 dipendenti, coinvolti in una procedura di licenziamento collettivo avviata in modo improvviso a fine ottobre. Una decisione che ha sorpreso non solo i lavoratori, ma anche le organizzazioni sindacali e le amministrazioni locali, considerate le prospettive di investimento che la proprietà aveva annunciato solo pochi mesi prima.
A ricostruire il percorso della vertenza è stato il segretario generale della Filctem Cgil Torino, Massimiliano Mosca, che ha ricordato come la procedura di licenziamento sia stata aperta “in maniera inaspettata”, per poi essere rimessa in discussione a fine anno. Il 29 dicembre, durante un incontro convocato in Regione Piemonte, la proprietà ha infatti comunicato l’intenzione di ritirare i licenziamenti e di valutare invece il ricorso alla cassa integrazione. Un cambio di strategia che, se da un lato apre uno spiraglio, dall’altro non cancella le incertezze.
La partita, infatti, resta aperta. Un nuovo incontro di approfondimento è già stato fissato per il 19 gennaio, ma il clima resta di forte preoccupazione. Non solo per i posti di lavoro, ma per il rischio concreto che un altro marchio storico scelga di ridimensionare o abbandonare Torino, impoverendo ulteriormente il tessuto produttivo cittadino.
Timori condivisi apertamente anche dall’assessore comunale al Commercio, Paolo Chiavarino, che ha partecipato ai lavori della Commissione. Chiavarino ha proposto una audizione diretta della proprietà in Consiglio comunale, sottolineando come la situazione appaia oggi in netto contrasto con gli annunci di rilancio e investimento fatti in precedenza. Un’inversione di rotta che, per l’assessore, merita chiarimenti puntuali e un confronto istituzionale trasparente.

La Sala Rossa
Dal fronte politico, le sollecitazioni sono arrivate trasversalmente. Il consigliere Valentino Magazzù (Pd) ha auspicato un intervento coordinato tra Comune e Regione, mentre la collega Ludovica Cioria ha posto l’accento sulla necessità di “responsabilizzare gli imprenditori”, soprattutto quando si tratta di marchi che hanno beneficiato nel tempo di visibilità, infrastrutture e capitale umano del territorio.
Anche l’opposizione ha espresso allarme. Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) ha proposto un atto bipartisan, sostenendo che il Comune debba assumere un ruolo più incisivo per trattenere le imprese e difendere l’occupazione. Sulla stessa linea Domenico Garcea (Forza Italia), che ha parlato apertamente di una Torino che rischia di perdere attrattività, invitando le istituzioni a intervenire con urgenza per esplorare “ogni possibile soluzione utile a mantenere attiva questa realtà produttiva nel territorio torinese”.
Il caso Pignatelli si inserisce così in un quadro più ampio, fatto di crisi industriali, marchi storici in difficoltà e un sistema urbano che fatica a trattenere attività produttive ad alto valore simbolico e occupazionale. Non è solo una questione di numeri, ma di identità: la moda, a Torino, non è mai stata solo immagine, ma lavoro qualificato, filiere artigianali e reputazione internazionale.
In attesa dell’incontro del 19 gennaio e di eventuali decisioni definitive sulla cassa integrazione o su nuovi piani industriali, resta la preoccupazione per i lavoratori coinvolti e per il futuro di un brand che, per decenni, ha legato il proprio nome alla città. Una vertenza che il Consiglio comunale ha deciso di non lasciare ai margini, consapevole che ogni uscita dal territorio è una ferita che va ben oltre il singolo bilancio aziendale.
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