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Villa confiscata a Chivasso, altri 33 mila euro per metterla in sicurezza

L’edificio, oggi utilizzato per l’accoglienza di donne vittime di violenza, torna al centro degli investimenti pubblici. Arrivano antifurti e telecamere

Villa confiscata a Chivasso, altri 33 mila euro per metterla in sicurezza

Villa confiscata a Chivasso, altri 33 mila euro per metterla in sicurezza

Il Comune di Chivasso ha deciso di investire ancora sulla villa confiscata di corso Galileo Ferraris 122, approvando a fine 2025 una nuova determina che stanzia 33 mila euro per completarne la messa in sicurezza. Impianto antintrusione, videosorveglianza, ringhiere interne e reti oscuranti: interventi mirati, concreti, che arrivano dopo dieci anni di progetti, cambi di destinazione, ristrutturazioni e promesse. È l’ennesimo capitolo di una storia che intreccia beni confiscati, legalità proclamata, accoglienza sociale e una domanda che, sotto traccia, resta sempre la stessa: che cosa è diventata davvero quella villa?

Per capirlo bisogna tornare indietro. La villa di corso Galileo Ferraris non è un immobile qualsiasi. È un bene sottratto alla criminalità organizzata, passato nelle mani dello Stato e poi assegnato al Comune di Chivasso nel 2015. Un simbolo, almeno sulla carta. In quell’anno il Consiglio comunale decise una destinazione ambiziosa: educazione alla legalità, sportelli contro l’usura, prevenzione della ludopatia, una casa rifugio per donne e bambini vittime di violenza. Un elenco lungo, forse troppo, che già allora lasciava intravedere un rischio noto a chi segue queste vicende: caricare un bene confiscato di tutto ciò che suona “giusto”, senza chiarire come e con quali risorse.

Poi arrivò l’emergenza migratoria. Nel 2015 la villa venne destinata temporaneamente all’accoglienza dei profughi, su richiesta della Prefettura di Torino. Una scelta che cambiò volto e funzione all’edificio, e che rese necessaria una prima ristrutturazione profonda: lavori edili, impianti, adeguamenti per renderla abitabile. Da simbolo della legalità a Centro di Accoglienza Straordinaria, con tutte le tensioni e le polemiche che quel passaggio portò con sé. Anche questa fase, però, era dichiarata temporanea.

Negli anni successivi, la villa ha continuato a vivere una sorta di identità mobile. Finita la stagione dell’accoglienza dei profughi, l'amministrazione comunale del sindaco Claudio Castello ha progressivamente rimesso mano all’immobile, intercettando finanziamenti regionali previsti dalla legge sul recupero dei beni confiscati. Nel 2022 e nel 2023 arrivano contributi per efficientamento energetico, nuovi serramenti, impianto fotovoltaico, climatizzazione, tinteggiature, sistemazione dei terrazzi. L’obiettivo ufficiale è chiaro: restituire l’edificio a un uso stabile, sociale, coerente con la sua origine di bene sottratto alle mafie.

La villa confiscata di corso Galileo Ferraris

È in questo contesto che entra in scena l’associazione Punto a Capo di Lina Borghesio, realtà storica del territorio chivassese, attiva da decenni sul fronte dei diritti, del contrasto alla violenza di genere e del sostegno alle donne. Dal dicembre 2024, una parte della villa è concessa all’associazione in comodato d’uso gratuito per attività di accoglienza di donne vittime di violenza. Punto a Capo non è un nome improvvisato: gestisce il centro antiviolenza “La Casa di Via Domani”, offre ascolto, supporto psicologico e legale, accompagna le donne nei percorsi di uscita dalla violenza, collabora con i servizi sociali e sanitari del territorio. Una rete silenziosa, poco incline alla retorica, che lavora dove spesso le istituzioni arrivano in ritardo.

La presenza di Punto a Capo nella villa confiscata ha un valore simbolico forte. Un bene strappato a logiche di dominio e paura che diventa spazio di protezione per chi di violenza ha fatto esperienza diretta. Ma proprio questa funzione rende evidente un altro aspetto: la sicurezza dell’immobile non è un dettaglio tecnico, è una condizione essenziale. Non basta dichiarare una destinazione sociale, bisogna renderla praticabile, tutelata, protetta.

La determina approvata il 31 dicembre 2025 va letta esattamente in questa chiave. Il Comune decide di affidare direttamente alla ditta VE.RA. Elettrotecnica l’installazione di antifurto e videosorveglianza, per un importo complessivo di poco meno di 30 mila euro IVA compresa, finanziati per il 70% dalla Regione Piemonte e per il restante 30% dal bilancio comunale.

Un bene confiscato porta con sé un’eredità pesante. È un luogo che chiede coerenza, continuità, visione. Non basta strapparlo alla criminalità, bisogna anche sottrarlo alla precarietà amministrativa. Ogni intervento aggiunge un tassello, ma il mosaico resta incompleto se non si chiarisce fino in fondo che cosa quella villa deve essere, oggi e domani.

L’ultima determina dice che il Comune continua a investirci. È una notizia. Dice anche che senza sicurezza non c’è accoglienza. Ed è un fatto. Resta da vedere se, una volta installate telecamere e allarmi, la villa di corso Galileo Ferraris potrà finalmente smettere di essere solo un simbolo da proteggere e diventare, senza asterischi, un luogo stabile di tutela e riscatto. Per le donne che vi entrano in punta di piedi, e per una città che da anni promette di farne un esempio di legalità concreta.

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