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07 Gennaio 2026 - 12:31
La fiaccola olimpica accende la protesta: a Cuneo l’appello per escludere Israele dai Giochi di Milano-Cortina (foto di repertorio)
Il passaggio della fiaccola olimpica a Cuneo, previsto per il 10 gennaio, rischia di trasformarsi da evento celebrativo a momento di forte contestazione politica. In vista dell’arrivo della torcia, il Coordinamento Cuneo per Gaza ha annunciato una mobilitazione pubblica con un messaggio netto: “Fuori Israele dalle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina”. Un appello che intreccia sport, diritti umani e conflitto internazionale, chiamando in causa direttamente il ruolo delle Olimpiadi come vetrina globale.
Secondo gli attivisti, la partecipazione israeliana ai Giochi rappresenterebbe una forma di legittimazione politica attraverso lo sport, definita senza mezzi termini come sportwashing. L’iniziativa invita cittadine e cittadini a prendere posizione contro «la normalizzazione della repressione sociale, delle guerre di conquista e del genocidio in corso in Palestina», denunciando l’uso dei grandi eventi sportivi per ripulire l’immagine di governi accusati di gravi violazioni dei diritti umani.
Il Coordinamento lega la protesta a dati e immagini che negli ultimi mesi hanno attraversato il dibattito internazionale. «Abbiamo assistito impotenti all'uccisione, negli ultimi due anni – sottolinea il Coordinamento – di oltre 800 sportivə palestinesə tra atletə e dirigentə, e alla totale distruzione delle strutture sportive, oltraggio alla carta olimpica». Una denuncia che sposta il confronto sul terreno dei valori fondanti dello sport, richiamando la Carta olimpica e i principi di pace, inclusione e tutela degli atleti.
Nel mirino finisce direttamente il Comitato olimpico internazionale e, più in generale, il sistema dei grandi eventi. «La partecipazione di atletə israelianə alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, mentre continua l'opera genocida, è una vergogna per il mondo dello sport e i suoi valori», affermano ancora gli attivisti, che parlano di una contraddizione insanabile tra l’immagine dei Giochi e la realtà del conflitto.
La mobilitazione di Cuneo non viene presentata come un gesto isolato o simbolico. Al contrario, il Coordinamento rivendica una strategia di lungo periodo. «Questa mobilitazione – chiariscono – non è un punto di arrivo. È l'inizio di una fase di conflitto politico necessario». Parole che indicano la volontà di mantenere alta la pressione anche oltre il 10 gennaio, trasformando il passaggio della fiaccola in un catalizzatore di iniziative future.
Il linguaggio scelto è volutamente duro e divisivo, perché, spiegano, la neutralità non sarebbe più possibile. «Continueremo a sollevarci perché il mondo che ci stanno imponendo è un mondo di guerra permanente e repressione. E perché scegliere di non schierarsi, oggi, significa stare dalla parte dei carnefici». Un’affermazione che riflette una frattura sempre più evidente nel dibattito pubblico, dove anche lo sport perde la sua presunta estraneità alla politica.
L’appuntamento è fissato per le 18 del 10 gennaio in piazza Galimberti, proprio nel momento in cui la fiaccola olimpica attraverserà la città. L’invito rivolto alla cittadinanza è quello di partecipare portando con sé la bandiera della Palestina, trasformando la piazza in uno spazio visivo e politico di dissenso. Una scelta che punta a massimizzare l’impatto simbolico dell’azione, sfruttando la visibilità garantita dall’evento olimpico.
Il caso di Cuneo si inserisce in un contesto internazionale in cui sempre più spesso eventi sportivi globali diventano terreno di scontro politico. Dalle richieste di esclusione di atleti o delegazioni nazionali fino alle proteste durante cerimonie e competizioni, lo sport è sempre meno percepito come ambito neutro. La fiaccola, simbolo di unità e pace, diventa così anche un bersaglio simbolico per chi denuncia le contraddizioni del sistema olimpico.
A pochi giorni dal passaggio della torcia, resta da capire quale sarà la risposta delle istituzioni locali e degli organizzatori, e quale partecipazione avrà l’appello del Coordinamento. Di certo, il 10 gennaio a Cuneo non sarà solo una tappa del percorso olimpico verso Milano-Cortina, ma anche un momento di confronto acceso su guerra, diritti e sul ruolo dello sport nel mondo contemporaneo.

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