Eni riorganizza il proprio perimetro industriale e compie un nuovo passo nella transizione energetica. Dal primo gennaio è operativa Eni Industrial Evolution Spa, la nuova società in cui il gruppo ha concentrato raffinerie, depositi e oleodotti, comprese le partecipazioni estere, con l’obiettivo di avviarli progressivamente dalla produzione di carburanti fossili a quella di biocarburanti. Un’operazione strategica che si inserisce nel percorso di decarbonizzazione dell’intero gruppo entro il 2050, senza però rinunciare al ruolo centrale delle fonti tradizionali.
Alla guida di Eni Industrial Evolution ci sono Umberto Carrara, che ricopre il doppio incarico di presidente e amministratore delegato. Nel perimetro della nuova società rientrano le raffinerie di Sannazzaro de’ Burgondi in provincia di Pavia e di Taranto, la partecipazione nella joint venture della Raffineria di Milazzo in provincia di Messina, la raffineria di Livorno, lo stabilimento di Robassomèro nel Torinese, il Centro Ricerche Sud di San Filippo del Mela sempre nel Messinese, oltre ai depositi, agli oleodotti e alle partecipazioni nelle società Ecofuel S.p.A. e Costiero Gas Livorno Spa.
Restano invece fuori da Eni Industrial Evolution le raffinerie di Porto Marghera e Gela, già convertite ai biocarburanti e mantenute all’interno di Enilive, la società di Eni dedicata ai carburanti per la mobilità. All’interno di Eie, la raffineria di Livorno diventerà una bioraffineria già nel corso di quest’anno, con la produzione di biodiesel Hvo e del biocarburante Saf destinato ai jet. A Sannazzaro, invece, verrà convertita una singola unità alla produzione di biofuel, mentre il resto dell’impianto continuerà a operare sui combustibili fossili.
La nuova struttura societaria, spiega il gruppo, «si inserisce nell'ambito della strategia di Eni volta ad assicurare un'offerta energetica completamente decarbonizzata sia nei processi produttivi, sia ai consumatori, cogliendo le opportunità e le prospettive di crescita offerte dalla transizione energetica». Un’impostazione che, almeno per ora, lascia fuori dal perimetro di Eie anche altri asset industriali: Eni intende infatti convertire ai biocarburanti l’impianto chimico di Versalis a Priolo, in provincia di Siracusa, mentre lo stabilimento Versalis di Brindisi sarebbe destinato allo sviluppo delle batterie.

La strategia green, tuttavia, convive con un’attenzione costante al core business storico del gruppo, quello legato alle fonti fossili. Il titolo Eni ha infatti registrato oggi un rialzo del 2% in Borsa, arrivando a 16,68 euro, trainato dalla crisi in Venezuela. Il regime chavista, negli anni, ha ridotto in modo drastico la produzione del gruppo italiano nel Paese, passata da 3,5 milioni di barili al giorno nel 1998 a 1 milione di barili al giorno nel novembre 2025.
Secondo gli analisti di Mediobanca, la scommessa del mercato è che Eni possa «aumentare potenzialmente di circa 1 milione di barili al giorno», anche se si tratterebbe di un obiettivo da raggiungere «nel giro di diversi anni», con il target pienamente centrato «solo attorno al 2030». Una prospettiva che fotografa con chiarezza la doppia traiettoria del Cane a Sei Zampe, sospeso tra la spinta verso la transizione energetica e la centralità, ancora imprescindibile, del petrolio.