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05 Gennaio 2026 - 10:03
Crisi industriali, la svolta silenziosa: meno tavoli aperti e migliaia di posti salvati lontano dai riflettori
Ventisette accordi in dodici mesi, una media di un’intesa ogni due settimane, oltre 14.260 lavoratori coinvolti tra tutele occupazionali e stabilizzazioni produttive. È questo il bilancio tracciato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy sull’attività svolta nel 2025 nella gestione dei tavoli di crisi industriale, un lavoro definito dallo stesso Dicastero come il segno di un cambio di passo strutturale rispetto agli anni precedenti.
Secondo quanto emerge dalla nota diffusa dal Mimit, le 27 intese raggiunte si sono tradotte in altrettanti accordi di reindustrializzazione e in percorsi strutturati di rilancio produttivo, che hanno permesso di affrontare vertenze spesso aperte da anni e considerate ad alto impatto occupazionale. Crisi complesse, stratificate, in alcuni casi segnate da procedure concorsuali multiple, che hanno trovato una prospettiva di continuità grazie a un confronto costante tra istituzioni, imprese, lavoratori e organizzazioni sindacali.
Tra i casi più rilevanti chiusi positivamente nel corso dell’anno figurano nomi che hanno segnato la cronaca industriale recente: La Perla, Beko, Coin, Gruppo Dema, Diageo, Speedline, Riello, Jabil, Venator e Adriatronics. Vertenze diverse per dimensione, settore e territorio, ma accomunate da una gestione che il ministero definisce orientata non solo alla soluzione dell’emergenza, ma alla costruzione di una prospettiva industriale.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rivendica il risultato parlando di un passaggio tutt’altro che scontato: «Un traguardo significativo, raggiunto affrontando vertenze particolarmente complesse, spesso irrisolte da anni e ad alto impatto occupazionale, che hanno trovato una prospettiva concreta di continuità e rilancio industriale grazie a un dialogo costante e responsabile tra istituzioni, imprese, lavoratori e organizzazioni sindacali».

ADOLFO URSO, MINISTRO MIMIT e GIANCARLO GIORGETTI, MINISTRO MEF
Uno degli elementi che il Mimit indica come particolarmente significativo è il rientro in Italia di asset industriali dal forte valore storico e simbolico. È il caso di Diageo, con il recupero dello storico stabilimento Cinzano, ma anche il consolidamento di realtà considerate strategiche per il sistema produttivo nazionale, come Riello, entrata di recente nel perimetro del gruppo Ariston. Operazioni che, nella lettura del ministero, rappresentano non solo una risposta occupazionale, ma anche una scelta di politica industriale.
Accanto ai grandi marchi, il lavoro sui tavoli di crisi ha consentito di intervenire su situazioni di forte tensione sociale. Il Mimit sottolinea come diversi interventi abbiano permesso di ritirare centinaia di licenziamenti unilaterali, favorendo una gestione concertata degli esuberi e aprendo la strada a percorsi di riorganizzazione condivisi. È quanto avvenuto, ad esempio, nelle vertenze Berco e Yoox, riportate a un confronto strutturato tra le parti, con l’obiettivo dichiarato della tutela occupazionale e del mantenimento di una prospettiva industriale.
Alcune crisi, viene evidenziato nella nota, hanno rappresentato un vero banco di prova anche sul piano metodologico. Il caso La Perla viene citato come emblematico: una vertenza segnata da quattro procedure concorsuali, di cui una extra-UE, con finalità differenti e una complessità giuridica e industriale che rischiava di rendere impossibile qualsiasi soluzione coordinata. Proprio in questo contesto, il Mimit rivendica di aver costruito un percorso capace di fare scuola per future situazioni analoghe.
Non meno rilevante è l’attenzione dedicata al Mezzogiorno, dove il ministero segnala soluzioni individuate attraverso il coinvolgimento di imprese radicate nel territorio. La crisi del Gruppo Dema viene indicata come già risolta, mentre quella di AC Boilers è definita in fase di finalizzazione. Due esempi che, secondo il Dicastero, dimostrano come la gestione delle crisi industriali possa diventare anche uno strumento di rafforzamento del tessuto produttivo locale.
I numeri complessivi aiutano a comprendere la portata del lavoro svolto. Nel corso del 2025 sono stati convocati 208 tavoli plenari al Mimit, affiancati da numerosi incontri di coordinamento e approfondimento tecnico. Un’attività intensa, che ha progressivamente ridotto il numero delle crisi aperte. I tavoli di crisi attivi a Palazzo Piacentini sono oggi 41, contro i 55 del 2022, con 34.802 lavoratori coinvolti, a fronte degli oltre 80.000 di tre anni fa.
Un dato che il ministero interpreta come la certificazione di un cambio di passo strutturale: meno crisi aperte, più soluzioni definitive. Un segnale che, nella lettura istituzionale, testimonia la capacità di superare la logica dell’emergenza per costruire percorsi di medio-lungo periodo, fondati sulla continuità produttiva e sulla responsabilità condivisa.
«Le intese raggiunte confermano la proattività del Dicastero e il riconoscimento del Mimit quale sede istituzionale di riferimento per la definizione di soluzioni industriali e occupazionali», si legge nella parte finale della nota. A queste intese si affiancano ulteriori accordi di continuità produttiva e salvaguardia occupazionale nei principali settori della manifattura e dei servizi, frutto di un confronto costante che ha visto il ministero svolgere un ruolo di regia tra istituzioni, imprese e parti sociali.
Resta ora la sfida più delicata: trasformare questi accordi in risultati duraturi, capaci di reggere nel tempo e di affrontare un contesto economico ancora segnato da incertezze globali, transizioni tecnologiche e tensioni geopolitiche. Il bilancio del 2025, però, fotografa un sistema che, almeno sul fronte delle crisi industriali, sembra aver ritrovato strumenti e metodo per intervenire prima che le emergenze diventino irreversibili.
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