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05 Gennaio 2026 - 08:00
Il consigliere Danilo Bianco
L’arrivo dei primi richiedenti asilo a Casa Chantal ha riportato al centro del dibattito politico mathiese una vicenda che, in realtà, affonda le radici almeno nel 2023. Il Consiglio comunale di giovedì 18 dicembre è tornato a confrontarsi su uno dei nodi più delicati degli ultimi anni: il futuro dell’ex casa di riposo di via Martiri della Libertà e, soprattutto, quello degli anziani che un tempo vi risiedevano.
La scorsa settimana l’edificio ha iniziato ad accogliere le prime famiglie di migranti, segnando un passaggio concreto che, almeno temporaneamente, ha congelato la lunga battaglia legale tra il Comune e la cooperativa Sanitalia sulla destinazione d’uso dello stabile. Una battaglia che ora attende il verdetto del Tar, chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dall’amministrazione guidata da Vittorio Rocchietti.
Nel dibattito consiliare, la minoranza di Nuove Idee In Comune ha voluto chiarire fin da subito la propria posizione, distinguendo il piano dell’accoglienza da quello delle responsabilità amministrative. Da un lato, il gruppo ha ribadito di non nutrire alcuna ostilità nei confronti dei richiedenti asilo, sottolineando come l’accoglienza sia un dovere che non può essere messo in discussione. A sostegno di questa impostazione, i consiglieri hanno richiamato quanto fatto durante il precedente mandato amministrativo, quando Mathi aveva promosso, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, l’accoglienza di una famiglia siriana proveniente da un campo profughi libanese, accompagnandone il percorso di integrazione sociale e lavorativa. Nello stesso periodo era stata inoltre favorita l’apertura sul territorio del Cpia, il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti, impegnato anche in progetti culturali e di inclusione rivolti a cittadini stranieri.
Accanto a questo, però, la minoranza ha riportato l’attenzione su quella che continua a essere la questione più dolorosa per una parte della comunità: la sorte degli anziani che abitavano Casa Chantal. Ospiti trasferiti ormai dal 2023 a Villa Lina, a Corio, con la prospettiva – mai concretizzatasi – di un ritorno a Mathi. Un passaggio che, secondo Nuove Idee In Comune, rappresenta una ferita ancora aperta per gli anziani stessi e per le loro famiglie, rimaste in attesa di risposte definitive.

Il sindaco, Vittorio Rocchietti
Nel loro intervento, i consiglieri hanno sostenuto che l’amministrazione avrebbe potuto esercitare strumenti più incisivi per tutelare la destinazione originaria della struttura, in particolare utilizzando la possibilità di inibire usi diversi da quelli previsti dalle convenzioni. Una strada che, secondo la minoranza, sarebbe stata indicata anche dai legali incaricati dal Comune e richiesta dalla Prefettura, ma che non sarebbe stata perseguita fino in fondo.
Nel confronto è intervenuto anche Danilo Bianco, consigliere di Mathi della lista "Una svolta per il domani", che ha invitato a leggere la vicenda Casa Chantal fuori dagli schemi tradizionali dello scontro tra maggioranza e opposizione. A suo avviso, la responsabilità principale della situazione non ricadrebbe sull’attuale amministrazione, ma su scelte compiute a monte, riconducibili alla curia. Bianco ha richiamato la necessità di gestire con equilibrio una fase ancora transitoria, in attesa della decisione del Tar, ricordando come la comunità di Mathi arrivi da un periodo di forte tensione sociale che ha lasciato strascichi evidenti.
Il riferimento a un anno segnato da divisioni profonde restituisce il clima in cui questa vicenda continua a muoversi: un equilibrio fragile, in cui ogni scelta rischia di riaccendere conflitti mai del tutto sopiti. Per questo, secondo Bianco, il compito di vigilare sul futuro di Casa Chantal non può essere demandato a una sola parte politica, ma deve coinvolgere l’intero Consiglio comunale.
Il caso dell’ex casa di riposo, oggi, si colloca così in una terra di mezzo: da una parte l’accoglienza dei migranti, avviata e destinata a proseguire almeno fino al pronunciamento dei giudici amministrativi; dall’altra il destino degli anziani e il tema più ampio della tutela delle fragilità locali. Una vicenda che non si esaurisce nella cronaca di un cambio di destinazione d’uso, ma che interroga il paese su priorità, responsabilità e capacità di tenere insieme diritti diversi senza contrapporli.
A Mathi, Casa Chantal resta dunque un simbolo carico di significati contrastanti. Per alcuni è il segno di un’accoglienza necessaria, per altri il promemoria di una promessa rimasta sospesa. In attesa che il Tar faccia chiarezza sul piano giuridico, la politica locale continua a misurarsi con una domanda che va oltre le aule consiliari: quale futuro si intende costruire per chi, in questo paese, è rimasto ai margini del cambiamento.
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