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Tre carabinieri falciati a colpi di pistola: 35 anni fa l’agguato della Uno bianca

Il 4 gennaio 1991 una pattuglia dell’Arma viene sterminata nel quartiere Pilastro durante uno dei più efferati attacchi della banda

Tre carabinieri falciati a colpi di pistola: 35 anni fa l’agguato della Uno bianca

Trentacinque anni dopo la strage del Pilastro, Bologna torna a commemorare uno degli episodi più drammatici della storia contemporanea italiana. La sera del 4 gennaio 1991, nel quartiere periferico del Pilastro, tre giovani carabinieri in servizio vennero ferocemente assassinati dalla cosiddetta banda della Uno bianca: Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini, tutti poco più che ventenni.

Quella notte un normale servizio di pattuglia si trasformò in tragedia. La Fiat Uno dell’Arma venne incrociata e sorpassata da un’altra Uno bianca, a bordo della quale si trovavano i criminali. Temendo un controllo o l’annotazione della targa, gli occupanti dell’auto aprirono il fuoco senza esitazione. I tre carabinieri tentarono di reagire, ma furono travolti da una pioggia di proiettili. Pochi secondi bastarono per consumare un agguato che avrebbe segnato profondamente l’opinione pubblica e la coscienza del Paese.

Le vittime di quella sera sono oggi considerate simboli di dedizione e servizio estremo alla comunità. Per il loro sacrificio sono state insignite della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria, un riconoscimento che restituisce la misura della gravità di quanto accadde e del valore di chi indossava quella divisa.

Il Monumento in ricordo dei carabinieri assassinati

Questa mattina, nel 35° anniversario della strage, Bologna ha ricordato i tre carabinieri con una celebrazione istituzionale alla presenza di autorità civili e militari, rappresentanti dei familiari delle vittime e cittadini. Sono state deposte corone d’alloro al monumento di via Casini e celebrata una messa solenne nella chiesa di Santa Caterina, nel cuore del quartiere dove si consumò l’agguato.

La banda della Uno bianca, responsabile di questo e di numerosi altri delitti tra il 1987 e il 1994, ha lasciato una scia di 24 morti e oltre cento feriti tra Emilia-Romagna e Marche, segnando un intero decennio con una violenza metodica e spietata che ha inciso profondamente nella memoria collettiva.

Nonostante gli arresti e le condanne dei principali esecutori materiali, familiari e associazioni continuano a chiedere verità complete su alcuni aspetti rimasti oscuri, nella speranza che ogni tassello di quella notte possa essere finalmente chiarito.

A trentacinque anni di distanza, Bologna rinnova il proprio impegno nel custodire la memoria delle vittime, perché ciò che accadde al Pilastro non venga ridotto a una data sul calendario, ma resti un monito permanente sul costo umano del dovere e sul valore di chi ha servito lo Stato fino all’estremo sacrificio.

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