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04 Gennaio 2026 - 12:05
Tassa sui cani, l’idea choc arriva in Consiglio comunale
La notizia è questa: a Nichelino viene messa sul tavolo una tassa annuale sui cani. A proporla è Sabino Novaco, consigliere comunale di minoranza di Rinnovamento democratico per la Sinistra, e non come provocazione estemporanea ma come misura strutturale. 54 euro all’anno per ogni cane, uguali per tutti. Un contributo fisso che, secondo i calcoli del consigliere, potrebbe garantire al Comune oltre 270mila euro l’anno, partendo da una stima di circa 5mila cani presenti in città.
L’argomento non è ideologico, sostiene Novaco, ma pratico. I marciapiedi sono sporchi, la pulizia costa e qualcuno deve farsi carico della spesa. Da qui l’idea di far pagare chi possiede un animale, partendo dai cani. Nessuna distinzione tra comportamenti virtuosi e incivili, nessuna raffica di multe mirate: una tassa uguale per tutti, pensata per finanziare la pulizia urbana e, nelle intenzioni dichiarate, rafforzare gli aiuti alle famiglie indigenti in difficoltà con la Tari. Chi è indigente resterebbe escluso dal pagamento.
Il perimetro, però, non si ferma ai cani. Nel ragionamento di Novaco entrano anche le lettiere buttate nei bidoni, che aprono alla possibilità di estendere in futuro il contributo anche ai proprietari di gatti. Una prospettiva che trasforma una proposta fiscale in una tassazione progressiva degli animali domestici, con un impianto che prescinde dall’uso delle aree dedicate, nonostante in città se ne contino 23, spesso indicate come sottoutilizzate.

Il contesto rende tutto più esplosivo. Nichelino arriva da giorni segnati dalla devastazione di una colonia felina durante i botti di Capodanno, con gatti dispersi e una mobilitazione immediata di associazioni e cittadini. In una città ancora scossa, la proposta della tassa sui cani non viene letta come un tecnicismo di bilancio, ma come un segnale politico che tocca un nervo scoperto.
La reazione dell’amministrazione è immediata e durissima. Fiodor Verzola, assessore alle Politiche animali, respinge la proposta definendola punitiva, anacronistica e fuori dalla realtà, accusandola di ignorare anni di lavoro su educazione, tutela e convivenza urbana. Per l’assessore, colpire indiscriminatamente chi possiede un animale significa scaricare il peso su famiglie fragili, anziani soli, persone per cui un cane o un gatto rappresentano spesso l’unica compagnia, oltre a rischiare di aggravare la crisi dei canili già al limite.
Ancora più netto il sindaco Giampiero Tolardo. La linea è tracciata: nessuna tassa sugli animali finché resterà in carica. In dieci anni, rivendica, l’amministrazione non ha introdotto nuove imposte per i residenti, scegliendo invece politiche educative e investimenti di lungo periodo. Poi l’affondo politico: a un anno e mezzo dalla fine del mandato, vedere esponenti che si richiamano alla sinistra storica imboccare strade divisive e isolate è un segnale che va letto anche fuori dall’aula consiliare.
Così la tassa sui cani diventa qualcosa di più di una voce di bilancio. È il terreno su cui si scontrano due idee di città: da una parte la scorciatoia del contributo fisso, dall’altra una visione che parla di responsabilità, educazione e politiche pubbliche costruite nel tempo. In mezzo resta una domanda semplice e scomoda: il degrado si combatte davvero con una tassa sugli animali, o è solo il modo più rapido per spostare il problema sul conto di qualcun altro?
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