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03 Gennaio 2026 - 16:52
Pensionato
Conti correnti a secco per milioni di pensionati. Toh, guarda: la pensione non è arrivata.
È con questa amara constatazione che esplode la polemica sul mancato accredito delle pensioni minime nella giornata di venerdì 2 gennaio, un ritardo che ha lasciato senza liquidità una fascia fragile della popolazione proprio all’inizio del mese.
A intervenire è Mino Giachino, responsabile torinese dell’Udc, che in una nota punta il dito contro un disservizio tutt’altro che marginale. «Penso ai milioni di pensionati con la minima che non hanno visto accreditare la propria pensione sul conto corrente bancario ieri mattina», scrive Giachino, respingendo l’idea che si tratti di un semplice inconveniente tecnico.

Il problema, sottolinea, è prima di tutto una questione di sensibilità istituzionale. «I dirigenti pubblici dovrebbero avere come massima la sensibilità verso i cittadini cui sono rivolti i servizi, in particolare quelli pensionistici». Una frase che suona come un atto d’accusa verso una burocrazia che funziona per regolamenti e calendari, ma che dimentica sistematicamente le conseguenze concrete delle proprie scelte.
Il riferimento è a una platea vasta e silenziosa: pensionati che vivono con assegni minimi e che a inizio mese devono affrontare spese inderogabili. «Pensionati che all’inizio del mese devono acquistare delle medicine indispensabili oltre al cibo», ricorda Giachino. Per loro, il primo giorno del mese non è una formalità amministrativa, ma una scadenza vitale.
Che il pagamento delle pensioni di gennaio segua un calendario diverso per via delle festività è noto. Ma è proprio questa “normalità” a rendere la situazione ancora più indigesta: se il problema è prevedibile, perché non prevenirlo? Perché chi vive con poche centinaia di euro deve ritrovarsi, puntualmente, con il conto a zero e nessuna spiegazione immediata?
La presa di posizione di Giachino si inserisce in una critica più ampia al funzionamento dello Stato, capace di essere puntuale quando si tratta di incassare, molto meno quando deve garantire diritti essenziali. Le pensioni, soprattutto quelle minime, dovrebbero essere intoccabili, blindate, sottratte a qualsiasi inciampo burocratico.
Insomma, dietro un accredito che non arriva non ci sono solo date e procedure, ma persone reali, spesso sole e senza alternative. E per chi vive con la pensione minima, anche un “semplice” ritardo non è un dettaglio: è l’ennesima dimostrazione di uno Stato che arriva sempre dopo.
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