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Beneduci lancia l’allarme: «Fermate la malasanità nelle carceri, così si muore». Appello a Meloni

Beneduci (OSAPP): «79 suicidi e ricoveri fantasma. La Polizia Penitenziaria non è un ospedale». Appello a Meloni e Nordio per fermare trasferimenti impropri e scaricabarile di responsabilità

Beneduci lancia l’allarme: «Fermate la malasanità nelle carceri, così si muore». Appello a Meloni

Giorgia Meloni, presidente del consiglio

«Il dato più allarmante sulle carceri italiane è che in un solo anno si contano 238 morti riconducibili alla malasanità penitenziaria, di cui 79 suicidi. Una tragedia che nulla ha a che vedere con le responsabilità della Polizia Penitenziaria».
A dichiararlo è Leo Beneduci, segretario generale dell’OSAPP, commentando i dati sulla mortalità negli istituti di pena e sul cosiddetto numero oscuro dei presunti ricoveri urgenti.

Secondo Beneduci, la narrazione pubblica continua a «ripetere sempre lo stesso errore»: associare automaticamente ogni morte in carcere alle responsabilità del personale di Polizia. «È un’equazione sbagliata – chiarisce – perché la presa in carico clinica, psichiatrica e farmacologica dei detenuti è competenza esclusiva della sanità pubblica operante negli istituti di pena».

Il segretario generale dell’OSAPP ricorda che spetta ai servizi sanitari valutare il rischio suicidario, stabilire l’idoneità alla permanenza in carcere, gestire farmaci, diagnosi e terapie, definire protocolli e urgenze cliniche. «È la sanità che deve prevenire, intercettare e curare – prosegue – ma troppo spesso assistiamo a un uso improprio della formula dell’“imminente pericolo di vita”, prevista dall’ordinamento per il trasferimento immediato in ospedale. Peccato che il codice rosso attribuito dal medico penitenziario sbiadisca subito in tinte chiare una volta arrivati in pronto soccorso. Questo è procurato allarme e spreco di risorse».

carcere

Il fenomeno, spiega Beneduci, produce migliaia di accessi ospedalieri e ricoveri urgenti ogni anno, spesso effettuati senza medico a bordo e senza prescrizione dell’accompagnamento con mezzi sanitari dell’amministrazione. Un sistema che ha un impatto pesante sia sugli ospedali sia sull’organizzazione interna delle carceri. «L’amministrazione penitenziaria tollera tutto questo – accusa – che i poliziotti facciano gli infermieri, che i furgoni destinati alle traduzioni in tribunale diventino ambulanze di fatto, sottraendo uomini e mezzi ai compiti istituzionali. Veicoli nati per il trasporto detenuti vengono quotidianamente riconvertiti in mezzi di emergenza, senza attrezzature, senza personale sanitario e senza le garanzie minime previste per un vero soccorso».

Il risultato, osserva ancora il leader dell’OSAPP, è un doppio danno: «Gli ospedali vengono intasati da urgenze che non sono tali, mentre la Polizia Penitenziaria è costretta a impiegare personale sottratto ai servizi essenziali per garantire la sicurezza durante i trasferimenti. Tutto questo comporta costi elevati per l’erario e rischi operativi concreti per il personale».

Beneduci segnala inoltre che «non è raro che alcuni detenuti simulino malori per ottenere un trasferimento in ospedale, trasformando l’uscita in una sorta di gita, talvolta per incontrare familiari avvisati tramite telefoni cellulari illegali o per ottenere la prescrizione di farmaci oppiacei».

Quando il sistema sanitario, sottolinea ancora, «non vede, non cura e non protegge», la responsabilità finisce comunque per ricadere sulla Polizia Penitenziaria. «È come accusare il parafulmine per il fulmine che lo attraversa – afferma – perché il Corpo garantisce ordine e sicurezza, esattamente come Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza. Non è un reparto ospedaliero, né un servizio psichiatrico».

«I dati parlano chiaro – conclude Beneduci – la malasanità penitenziaria è la causa principale dei decessi in carcere, mentre alla Polizia Penitenziaria continua a essere attribuita una responsabilità che non le compete».

Da qui l’appello diretto alla premier Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio, affinché intervengano immediatamente sull’Amministrazione penitenziaria centrale. L’obiettivo è duplice: «attivare i Provveditorati regionali, oggi del tutto assenti, affinché si rivolgano alle Regioni per il rimborso delle spese sostenute nei trasporti ospedalieri e emanare una direttiva chiara che stabilisca che i detenuti escano esclusivamente su ambulanze con medici a bordo».

«Se non si interverrà con la necessaria tempestività – avverte infine il sindacalista – il bilancio delle morti in carcere alla fine del 2026 non potrà che essere peggiore di quello dell’anno appena trascorso».

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