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01 Gennaio 2026 - 11:51
Banca
A Castellamonte una banca ha già abbassato la serranda, un’altra potrebbe farlo a breve. Non è un dettaglio di cronaca economica, ma un segnale politico e sociale che pesa più di qualsiasi tabella di bilancio. A metà dicembre ha chiuso la filiale della Banca Popolare di Novara in via Educ; ora, secondo indiscrezioni sempre più insistenti, sarebbe a rischio anche Intesa Sanpaolo in piazza Martiri della Libertà, a pochi passi dal municipio. La notizia è stata portata in consiglio comunale dal sindaco Pasquale Mazza, durante l’ultima seduta del 2025. E il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante.
Il paradosso sta tutto qui: mentre gli sportelli spariscono, il Comune approva un bilancio di previsione 2026–2028 in perfetto equilibrio, da circa 15 milioni di euro. I conti pubblici tengono, ma i servizi arretrano. E quando arretrano i servizi essenziali, la tenuta di una comunità diventa improvvisamente più fragile di quanto dicano i numeri.
Mazza non gira intorno alla questione. Da un lato ci sono istituti bancari che continuano a registrare utili importanti, dall’altro una progressiva riduzione della presenza fisica nei centri urbani. Una scelta che non è neutrale e che colpisce sempre gli stessi: anziani, cittadini con difficoltà negli spostamenti, persone poco avvezze agli strumenti digitali. Per loro, la chiusura di uno sportello non è un cambio di abitudine, ma una perdita di autonomia concreta, quotidiana.

Pasquale Mazza, sindaco di Castellamonte
Ancora più difficile da spiegare è quanto accaduto con la Popolare di Novara. Il sindaco ha tentato un intervento in extremis, quando però la decisione era già stata presa. Eppure, nell’ultimo anno, a Castellamonte sono stati aperti quasi cento nuovi conti correnti. Un dato che racconta dinamismo economico, presenza di famiglie, attività, risparmi. Un segnale di vitalità che non è bastato a fermare la serrata.
Ora l’attenzione è tutta su Intesa Sanpaolo. Le voci parlano di una possibile chiusura a breve termine. Mazza ha annunciato che, alla riapertura degli uffici dopo la pausa natalizia, avvierà immediatamente interlocuzioni per evitare questo scenario. Perché la perdita di un secondo sportello avrebbe un impatto pesante su commercianti, piccole imprese, famiglie, rallentando incassi, versamenti, operazioni ordinarie e accesso al credito. Non un disagio astratto, ma un colpo diretto all’economia reale.
A rendere la situazione ancora più contraddittoria arrivano i dati della Camera di commercio, che collocano Castellamonte tra i tre Comuni canavesani in crescita, insieme a realtà come Rivarolo. Numeri che parlano di un territorio vivo, attrattivo, in movimento. Numeri che rendono la ritirata delle banche non solo dolorosa, ma politicamente incomprensibile.
Qui non è in gioco solo la comodità di uno sportello sotto casa. È in gioco la coesione sociale e la competitività locale. Dove le banche se ne vanno, aumentano i costi per chi resta, si allungano i tempi, si indebolisce il rapporto di fiducia tra cittadini e sistema creditizio. Castellamonte non chiede privilegi, ma coerenza: se i conti tornano e l’economia locale dà segnali di salute, allora anche le banche dovrebbero restare parte della comunità che quei conti contribuisce, ogni giorno, a far tornare.
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