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Scandalo al Carnevale di Ivrea: Zannini dice" no" alla Mugnaia

Aiutanti decisi, verbalizzati e poi corretti su pressione. Zannini rifiuta la Mugnaia, interviene la politica (pare anche il sindaco) e tutto torna come prima. Altro che Carnevale apolitico

Carnevale di Ivrea: Mugnaia rifiutata e verbale riscritto

C’è chi continua a ripetere, con la stessa convinzione con cui si recita una filastrocca imparata alle elementari, che nel Carnevale di Ivrea la politica non c’entra nulla. Poi però arriva la realtà. E la realtà, si sa, non ha alcun rispetto per le favole.

Questa ve la vogliamo proprio raccontare. E' successa la scorsa settimana. Una riunione ufficiale della Fondazione dello storico Carnevale sugli Aiutanti dello Stato Maggiore, le famose "braje bianche". Riunione vera, decisioni vere, verbale vero. Si discute, si decide, si mette nero su bianco. Tutto molto istituzionale, tutto molto serio. E il verdetto è limpido, senza margini di interpretazione: Riccardo Zannini alla MugnaiaFranco Vallino al GeneraleVito Mastro Francesco allo Stato Maggiore.

Riccardo Zannini

Riccardo Zannini

Fine. Sipario. Applausi? Neanche lontanamente. Neanche per sogno...

Perché a quel punto Zannini si sarebbe inalberato (e usiamo il condizionale tanto per..). Non per una sfumatura, non per un dettaglio organizzativo. No. Per una questione di principio: alla Mugnaia lui non ci vuole andare. "Mugnaia? No, grazie...". Gentilmente rifiutata. Rimandata al mittente. Come se fosse un ruolo di serie B, una destinazione scomoda, un incarico che evidentemente non è all’altezza delle sue aspettative

Il messaggio è chiaro, neanche troppo sottile: la Mugnaia sì, ma non per me. Lui vuole il Generale. Perché? Perché “l’anno scorso era così”. Perchè si diverte di più... Perché nel Carnevale eporediese la tradizione vale solo quando coincide con l’interesse individuale. Perché le regole non ci sono e se ci fossero: si allungano, si accorciano, si piegano. 

Ed è qui che entra in scena il vero protagonista del Carnevale contemporaneo: la politica. Quella che ufficialmente non c’entra mai nulla. Quella che però, quando serve, si materializza con la velocità di una partenza di pariglia. Telefonate, pressioni, intercessioni. Pare che si sia mosso persino il sindaco Matteo Chiantore. Perché quando c’è da risolvere un’emergenza vera, tipo un aiutante che non accetta la Mugnaia, l'Amministrazione comunale non perde tempo.

Morale? Per farsi conoscere dal povero Adriano Vaglio del Buffet della stazione preso d'assalto dai maranza il sindaco ci ha messo 6 mesi, qui due secondi. D'altro canto - si sa -  il Carnevale a Ivrea è cosa seria, la più importante di tutti.

Risultato? Il colpo di teatro finale, degno del terzo atto: il verbale è stato rifatto. Così. Senza drammi. Come se fosse una bozza scritta male e non un atto ufficiale. E... miracolo: Zannini è tornato al Generale, esattamente dov’era l’anno scorso. L’ordine naturale delle cose ristabilito. Tutti felici. Tutti sistemati. Tutti al posto giusto.e.

Ora, per carità, queste sono tutte voci dal carnevale, ma se fossero vere, il prossimo che ha il coraggio di sostenere che nel Carnevale di Ivrea la politica non esiste, ce lo mangiamo... Non si vede. Non parla. Non firma. Ma agisce, tra una telefonata e una riscrittura last minute. Un Carnevale filologico, potremmo dire: rispetta la tradizione… soprattutto quella delle corsie preferenziali.

Come se non bastasse, il quadro si completa con la vivandiera Annalisa Bolzanello, area Pd. Una scelta che – diciamolo senza troppi giri di parole – qualcuno avrebbe evitato volentieri. Non per questioni personali, ci mancherebbe, ma per quel minimo di buon senso secondo cui forse sarebbe il caso di tenere la politica un filo più lontana da un Carnevale che continua ostinatamente a proclamarsi “apolitico”.

Insomma nel Carnevale di Ivrea la politica non c’è, non decide, non interviene, ma corregge i verbali. Chi vince? Vince sempre chi sa a chi telefonare. E tutti zitti. Non è politica è solo… tradizione.

Per la cronaca -  e solo per quella -  c'è da aggiungere che Riccardo Zannini, è lo stesso che nel 2018 venne "cancellato", letteralmente, dal Generale Vincenzo Ceratti, con il bianchetto dando poi il là ad una spaccatura che non si riuscì più a ricucire. 

Venghino siori venghino, quell'anno era in corsa per indossare le braje bianche, con l’appoggio del Pd, di cui era stato membro del direttivo fino a qualche giorno prima.

Di lui, salvo la nomina a presidente del Rotary di Ivrea (incoming 2025/2026)  non s’era saputo più nulla fin da quel lontano dicembre del 2019 quando su questo giornale scoppiò uno di quegli scandali dai contorni “pruriginosi” che di più scandalosi non se ne erano ancora visti, oscurato l’anno dopo dalla querelle tra il cittadino designato Alberto Bombonato e una vivandiera.

Incredibile ma vero, in una chat del gruppo whatsapp del Circolo Ufficiali ci era finita l’allora vicesindaca Elisabetta Ballurio con alcuni messaggi di Zannini, a dire poco “sessisti” o, come va di moda dire oggi “patriarcali”. Manco a dirlo, la diretta interessata, andò su tutte le furie 

Molto sinteticamente si stava parlando della normativa sulla privacy. Qualcuno (Moreno Faletto ndr) scrive “Te la dà la Ballurio la privacy” e Zannini che s’era offerto di preparare il documento rispose in maniera sarcastico e "sessista"...

Toni scherzosi, in una chat di amici, senza contare che il soggetto era la “privacy”, mica la Ballurio. 

Lo scrive, ci ripensa e lo cancella qualche minuto dopo. 

Troppo tardi...

Qualcuno aveva già copiato e inviato tutta la conversazione alla vicesindaca che il giorno dopo (è il 6 dicembre) organizza in Municipio una sorta di aula di tribunale.

Lui chiede scusa, ma non basta... Stringi, stringi, gli si chiede di prendersi un anno sabbatico e di non partecipare al bando per fare l’Aiutante di campo. Proprio così!

Proprio a lui, ufficiale dal 2004 al 2017 e aiutante nel 2018 con Massimiliano Gamerro.

Cosa succede dopo è cronaca...

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