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I mercati del Canavese crollano: 52 banchi spariti in cinque anni solo a Caluso

Da piazza modello del Canavese a metà vuota: il lunedì calusiese perde appeal mentre regge solo l’alimentare. Il Comune prova a reagire, ma il settore non trova ricambio

I mercati del Canavese

I mercati del Canavese crollano: 52 banchi spariti in cinque anni solo a Caluso

Il mercato del lunedì di Caluso, un tempo tra i più vivaci e redditizi del Canavese, oggi mostra una ferita evidente: i banchi sono 52 in meno rispetto a pochi anni fa. Un crollo pari al 40% che racconta, con la crudezza dei numeri, la crisi strutturale del commercio ambulante. La pandemia, l’avanzata dell’e-commerce, l’apertura di nuovi poli commerciali, il cambio generazionale mancato: tasselli diversi di una trasformazione che ha reso il mercato calusiese irriconoscibile rispetto a quello pre-Covid.

Fino al 2019, le 134 piazzole dell’area mercatale erano tutte occupate. Anzi, erano più le richieste che i posti disponibili: gli “spuntisti” non alimentari erano venti per appena dodici slot liberi; altri otto ambulanti, pur desiderosi di entrare, erano costretti a rinunciare. Era un mercato pieno, competitivo, richiesto. Poi è arrivato il Covid, e con esso uno spartiacque che ha mutato abitudini e modelli di consumo.

Lunedì scorso i banchi erano 82. La differenza è visibile a occhio nudo: spazi vuoti, file più rade, prodotti che mancano, soprattutto nei settori non alimentari. A soffrire sono in particolare l’abbigliamento, le calzature e i casalinghi. Molti ambulanti storici sono andati in pensione, e i loro figli non hanno rilevato la licenza. Altri hanno ceduto alla concorrenza di piattaforme digitali e centri commerciali, dove la clientela si muove con ritmi diversi e spesso trova offerte più aggressive. 

Il Comune, negli anni, aveva provato a rilanciare. La piazza intitolata al senatore Mario Actis Perinetti era stata completamente riprogettata, con settori merceologici ordinati, un punto ristoro funzionale e servizi igienici per gli operatori. La logica era quella di qualificare l’offerta e dare un’identità più definita allo spazio mercatale. Nonostante gli interventi, però, il trend non si è invertito.

A reggere, quasi da solo, è il comparto alimentare: 22 banchi, comunque sei in meno rispetto al passato, ma con una presenza costante di pubblico. A questi si affiancano una decina di produttori agricoli del territorio, che propongono frutta e verdura di stagione, formaggi, salumi e piante. Qui il mercato non solo resiste, ma in alcuni casi si espande: un banco ha dovuto organizzare un sistema di numeri "eliminacode" per gestire la fila. Il segnale è chiaro: quando l’offerta è locale, tracciabile, riconoscibile e di qualità, la clientela risponde.

È in questa direzione che l’amministrazione comunale ha scelto di muoversi negli ultimi mesi, creando anche un mercatino del sabato mattina in piazza Mazzini, orientato soprattutto ai prodotti agricoli e artigianali. Gli stalli disponibili sono dodici, sette quelli occupati stabilmente. Un’iniziativa che non risolve il declino storico del mercato del lunedì, ma che intercetta una domanda crescente di prodotti freschi, a filiera corta, e un tipo di socialità più coerente con le nuove abitudini dei residenti.

Resta però il nodo di fondo: il commercio ambulante tradizionale non attrae più. La crisi non riguarda solo Caluso ma coinvolge buona parte del Canavese e, più in generale, l’Italia. Il lavoro su strada richiede orari lunghi, costi elevati, redditività incerta e una resistenza alle intemperie che le nuove generazioni non sono disposte a sostenere. A questo si aggiungono norme sempre più rigide, competizione con supermercati e mercati virtuali, e un pubblico che ha perso la routine del mercato come appuntamento settimanale.

Il declino dei banchi non è solo una questione economica, ma anche culturale. Il mercato era luogo di incontro, scambio, relazione. Ora, nella piazza semi-vuota, si avverte una perdita di ritualità e identità. Caluso prova a reinventarsi, ma il paradosso è evidente: mentre il commercio fisso resiste con proposte di qualità, quello ambulante — simbolo di flessibilità e immediatezza — sembra non riuscire più ad adattarsi.

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