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Cronaca
01 Novembre 2025 - 21:07
Roberto Cavallo, ideatore della Keep Clean and Run
Era lì, inaspettato, tra le canne che chiudevano un sentiero: un pianoforte. Non un’immagine da festival d’arte, ma l’ennesimo oggetto abbandonato lungo la Via Francigena del Sud. È una fotografia potente — e amara — dell’undicesima edizione di Keep Clean and Run, la corsa che unisce sport, educazione ambientale e cittadinanza attiva. In sei tappe, da Albano Laziale a Benevento, dal 26 al 30 ottobre, il filo narrativo di quest’anno è tutto nelle parole del suo protagonista, Roberto Cavallo: “Purtroppo, i rifiuti sono sempre troppi: ne abbiamo raccolti oltre 500 kg quest’anno, molti anche pesanti”.
Keep Clean and Run — promossa dalla Cooperativa Erica e da Aica — ha incontrato lungo la penisola oltre 2.000 persone: quasi 1.500 studenti e 500 rappresentanti di associazioni. “Abbiamo raccontato cosa stavamo facendo e perché”, dice Cavallo, divulgatore scientifico e assessore all’Ambiente del Comune di Alba. L’incontro diretto, soprattutto con i più giovani, resta l’asse portante dell’iniziativa: sensibilizzare, formare, dare strumenti per leggere i territori e prendersene cura.
Quest’anno il percorso ha intrecciato asfalto, boschi e margini stradali per 338 km, in sei frazioni da Albano Laziale a Benevento. Cavallo ha corso quasi sempre da solo, a differenza delle scorse edizioni, affiancato sul piano organizzativo da Gabriele De Dominici e Giulia Rosa, responsabili della logistica e del coordinamento dei volontari che, paese dopo paese, si univano alla raccolta. Lungo il tracciato, il campionario dei rifiuti è purtroppo noto: imballaggi leggeri come bottigliette e confezioni in plastica, lattine e vetro — soprattutto birre —, poi i “grandi assenti-presente” dei nostri paesaggi: pneumatici, televisori, computer, lavatrici. E, talvolta, un pianoforte.
Keep Clean and Run nasce come lancio della campagna europea Let’s Clean Up Europe. “All’inizio serviva ad attirare l’attenzione sul fenomeno dei rifiuti abbandonati che presto o tardi si concentrano nei mari”, ricorda Cavallo. Nel 2015 la prima edizione interamente italiana grazie al patrocinio del Ministero dell’Ambiente, correndo da Aosta a Ventimiglia. Poi la richiesta di portare il format al Centro e al Sud: da San Benedetto del Tronto a Roma, quindi dal Vesuvio all’Etna. Proprio quest’ultima esperienza ha ispirato il film di Mimmo Calopresti, “Immondezza. La bellezza salverà il mondo”, che ha contribuito a fissare nell’immaginario collettivo il paradosso dei nostri paesaggi: bellezza e scarto, fianco a fianco.


Per il 2025 l’idea era di legare l’evento al Giubileo in primavera, con la consegna della bandiera della manifestazione a Papa Francesco; poi la sua scomparsa ha sconvolto i piani. “Abbiamo guardato il calendario scegliendo la settimana del Giubileo del mondo educativo, visto che il nostro lavoro è di sensibilizzazione e formazione. Abbiamo avuto anche l’egida del Dicastero della cultura e dell’educazione della Santa Sede”, spiega Cavallo. Un segnale di continuità con la vocazione originaria del progetto: educare attraverso il fare, alzare lo sguardo oltre la cronaca del rifiuto per rimettere al centro comunità e responsabilità.
C’è un punto che questa edizione chiarisce con nettezza: ciò che troviamo a bordo strada non è un incidente, ma un’abitudine sedimentata. “È solo una goccia rispetto a quanto viene abbandonato, soprattutto ai lati delle vie di percorrenza più veloci, tra l’asfalto e i boschi”, nota Cavallo. L’immagine di Leonia, la città di Calvino che ogni giorno espelle ciò che non usa più, torna attuale: dai tubetti di dentifricio alle lavatrici, fino a un pianoforte in un canneto. È qui che la corsa diventa lente: svela, mette a fuoco, rende impossibile distogliere lo sguardo.
La forza di Keep Clean and Run sta nel passaggio di testimone tra territori: scuole, associazioni, parchi, volontari. La tappa tra Formia e Minturno, con l’incontro previsto con il guardiaparco del Parco della Riviera di Ulisse, racconta il valore delle alleanze locali. Il gesto sportivo si trasforma in esercizio di cittadinanza: un’azione semplice — raccogliere — che diventa racconto collettivo e memoria condivisa. Perché il paesaggio, più che una cartolina, è una responsabilità.
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