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Alle due del mattino, il miracolo: tutti d'accordo su La Serra

Dopo anni di aste andate deserte, rinvii, pareri negativi, amianto e bollette da 800 mila euro, il Comune compra (a prezzo di saldo) ciò che avrebbe potuto salvare nel 2020. E tutti, oggi, fanno finta di niente.

Centro La Serra: il Comune vuole comprarlo, ma nessuno sa cosa farne

Nella foto Fabrizio Dulla

Il Consiglio comunale, ieri sera, anzi no, alle 2 di questa notte, ha detto “sì” all’unanimità all’acquisto del Centro La Serra, l’iconico edificio a forma di macchina da scrivere progettato dagli architetti Igino Cappai e Pietro Mainardis, considerato uno dei più significativi esempi di architettura “radicale” in Italia.

Non rientra nei beni tutelati dall’UNESCO, è vero, ma per la città rappresenta un simbolo. E da oggi, forse, anche una promessa.

A motivare la scelta è stato il sindaco Matteo Chiantore, che ha parlato di “un’opportunità".

"Non si poteva continuare a tenere la testa sotto la sabbia. l’edificio è abbandonato, ma resta uno degli immobili più rappresentativi del nostro territorio”.

Il piano approvato prevede che il Comune partecipi alla prossima asta pubblica con un’offerta di 68 mila euro, ma si tratta di una cifra solo parziale: una parte significativa tornerà nelle casse comunali, visto che l’ente è creditore privilegiato per circa 80 mila euro di imposte non pagate dalla società fallita Effetto Serra.

A rendere l’operazione ancora più sostenibile è l’accordo condominiale che esonera il Comune dalle spese ordinarie almeno fino al 2029, evitando così costi immediati. Nel frattempo, è già stata accantonata una cifra iniziale di 220 mila euro, utile per avviare i primi interventi e – se necessario – attivare mutui per la riqualificazione.

Tra i più entusiasti, la consigliera Vanessa Vidano, che ha ricordato come “il Centro La Serra", insieme alla piscina, fosse una spina nel fianco. "Ci voleva coraggio e questa giunta sta dimostrando di avercelo”.

Più prudente il consigliere Paolo Noascone. Pur riconoscendo la convenienza dell’acquisto ha sollevato qualche dubbio.

“1.350 metri quadrati sono tanti - ha sottolineato - Ci sono altri immobili in attesa: il Valcalcino, l’ex Jervis, l’ex Camera di commercio. Non possiamo permetterci di accumulare strutture da ristrutturare senza un piano preciso”.

Una preoccupazione su “cosa accadrà dopo” condivisa anche dalla consigliera Marzia Vinciguerra. 

Diametralmente opposta la visione del presidente del consiglio Luca Spitale, che ha definito La Serra “il nostro colosseo..."

"Un gioiello architettonico - ha aggiunto - È in buone condizioni: con qualche piccolo intervento potrebbe essere riutilizzato già domani mattina”.

Nel corso del dibattito, la consigliera Barbara Manucci ha sottolineato il valore culturale dell’edificio, “un esempio raro di architettura radicale, più comune in Inghilterra. Un patrimonio da valorizzare”, mentre il consigliere Emanuele Longheu ha svelato un dettaglio curioso: “i balconcini, che ricordano i tasti di una macchina da scrivere, si ispirano in realtà ai pacchetti di sigarette”, aggiungendo che l’intera struttura richiama l’estetica navale, in linea con la visione degli architetti.

Elisabetta Piccoli

Un po’ di fuoco al dibattito ce lo ha messo Elisabetta Piccoli, ricordando che l’idea di inserirsi nel fallimento era già stata loro ma nel 2020 la sua maggiorana si fece convincere dall’Opposizione di allora, dal Pd, da Francesco Comotto e da Massimo Fresc , oggi assessori che quell’acquisto non s’aveva da fare.

"Avevate detto - ha enfatizzato - che saremmo stati tutti responsabili di un danno all’erario. Che c’era l’amianto da bonificare e in tanti si sono spavevantati.  Stare dall’altra parte del tavolo cambia le prospettive”.

Un passaggio amaro, accompagnato da un rimpianto concreto: “All’epoca costava 270 mila euro. Avremmo potuto candidarlo ai fondi PNRR per il recupero dei cinema storici. Avevamo già un progetto: farne un centro dedicato al cinema industriale, in collaborazione con l’Archivio Cinema d’Impresa”.

Ora, il Comune presenterà ufficialmente la proposta d’acquisto al curatore fallimentare Carlo Goldoni, nell’ambito della liquidazione della società Effetto Serra. Va ricordato che il Comune è già proprietario della Sala Cupola, donata nel 2007, ma chiusa da anni per inadeguatezze impiantistiche. Per renderla agibile occorreranno circa 200 mila europer adeguamenti elettrici, antincendio e manutenzione strutturale.

Un’operazione coraggiosa? Forse. Necessaria? Senza dubbio. Per una volta, condivisa da tutti. Ma da domani, davvero, si passa dalle parole ai fatti.

Il centro la Serra

 

L’ultima volta che si parlò del Centro La Serra correva il gennaio del 2021. Subito dopo un consiglio comunale a dir poco «funesto», Sertoli & C. si erano precipitati a scrivere un comunicato stampa per dire ai cittadini e urlare al mondo intero che l’acquisto all’asta del Centro La Serra era saltato per colpa delle Opposizioni.

Invero, nascondendo l’esistenza di un parere negativo dei revisori dei conti che aveva fatto strabuzzare gli occhi dei più attenti osservatori. Il tutto, come sempre, condito dalle solite litanie (Signore pietà, Cristo pietà) sul tanto lavoro e sull’impegno che ci avevano messo gli assessori Elisabetta Piccoli e Costanza Casali per «risolvere» gli ostacoli, a cominciare dalle spese pregresse del condominio e la causa Enel.

S’era poi saputo che l’asta del 5 novembre 2020, organizzata dal curatore Carlo Coldoni di via Miniere, ad un prezzo fissato in 271.206 euro, era andata deserta, esattamente come era successo alla prima dell’11 luglio del 2017, con base a 424 mila euro, e alla seconda, del 25 luglio del 2018, con base a 339 mila euro.

Parliamo di un cinema, di un atrio comprendente il bar, la biglietteria e altri locali per 1.350 metri quadri complessivi, quindi di quattro negozi e, infine, di un parcheggio di 692 mq con vincolo di destinazione a posto auto.

E parliamo di una ferita aperta nel bel centro della città. Una ferita che fa male e non solo perché l’edificio, con la forma di una macchina da scrivere, progettato da Pietro Mainardis e Iginio Cappai, costruito a partire dal 1967 per volontà di Roberto Olivetti, figlio primogenito di Adriano e nipote di Camillo, è stato abbandonato al suo destino, ma anche e soprattutto perché, più di tanti altri, avrebbe dovuto e potuto finire nell’elenco dei beni «Città patrimonio dell’Unesco» e invece è stato tagliato fuori.

C’è che di fronte alla possibilità di un danno erariale paventato da alcuni in capo ai consiglieri comunali di maggioranza, molti si erano cagati addosso e non se n’era capito il motivo, considerando che acquistare e rimettere a posto un immobile in pieno centro, con le caratteristiche e il valore storico e architettonico del Centro La Serra, dovrebbe semmai considerarsi un merito.

La verità è che, tolto il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti, nessuno della minoranza s’era dichiarato contrario all’acquisto e neanche avrebbe potuto esserlo, considerando che tutti, di riffa e di raffa, avevano inserito il Centro La Serra nei propri programmi elettorali.

Piuttosto ci si era interrogati sulle intenzioni nel dopo acquisto ed era venuto fuori che, oltre ai 200 mila euro di mutuo per l’asta e una fumosa ipotesi sulla risistemazione dell’atrio (indispensabile per l’utilizzo della sala La Cupola, che ha un’unica via di fuga), di progetti e di idee su come reperire il denaro necessario a sistemare il resto non ce n’erano.

Così come non era sufficientemente chiaro quale fosse lo stato dell’impiantistica e se si fosse conclusa o meno la causa da 800 mila euro con Enel, infine se fosse vero che l’edificio contiene amianto.

La brutta storia

La «brutta» storia comincia già nel 2012, quando si hanno le prime avvisaglie sulla pessima situazione finanziaria in cui si trova la società Effetto Serra, di cui il Comune era socio.

Il 27 febbraio del 2014, chiude l’ABCinema, gestito dalla Cooperativa Rosse Torri, presieduta da Francesco Curzio, e da lì in avanti, a parte un tiepido tentativo di acquisto da parte di Aeg Coop (socia al 10% di Effetto Serra), le cose vanno via via peggiorando e dalla liquidazione si passa all’inammissibilità del concordato preventivo, quindi al fallimento.

La domanda che ci si pone però adesso è: quanto potrebbe venire a costare la risistemazione?

In realtà, un conto approssimativo per rendere l’edificio sicuro c’è ed è dell’architetto Giuseppe Peano, che nel 2014 era stato incaricato di redigere una perizia dall’allora liquidatore. Il conto fa qualcosa come 700 mila euro.

«Il frazionamento della struttura» – scriveva – «ha comportato un aggravio della gestione degli impianti e della sicurezza antincendio progettati inizialmente per servire in modo unitario l’edificio...»

E sempre Peano si rammaricava che l’edificio non fosse stato inserito nell’elenco dei siti del patrimonio Unesco e evidenziava, al piano delle fondazioni dell’edificio, la presenza di consistenti resti archeologici di epoca romana, vincolati dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte.

Il peccato originale

Il peccato originale risale all’inizio del nuovo millennio, quando a qualcuno venne in mente che quell’immobile sarebbe stato più facilmente commerciabile se frazionato in tante piccole proprietà, quante erano le unità mono e bilocale esistenti, trasformabili così in ambite residenze ordinarie.

Operazione «spezzatino», la definì un giorno, su queste pagine, l’ex consigliere comunale Alberto Tognoli. Il favore, grande come una casa, lo si fece – guarda un po’ – alla Pirelli Re, proprietaria dell’immobile dopo aver assorbito la Olivetti.

Solo con gli anni ci si rese conto di quanto fosse difficile, praticamente impossibile, la gestione degli impianti comuni: elettricità, gas, sicurezza antincendio, tutto pensato in origine per un unico edificio. Ed è proprio perché la gestione è un gran casino che ad un certo punto ci si è ritrovati con una bolletta, emessa da Enel e contestata dai condomini, per 800.000 euro, mal conteggiati e poi ricalcolati.

E sono all’ordine del giorno anche problemi legati al gas, che in più di un’occasione hanno portato il gestore al distacco del fabbricato dalla rete, costringendo ogni condomino a riscaldarsi autonomamente con stufe elettriche.

S'aggiunge il degrado e qui davvero, negli ultimi tempi, ha trovato spazio di tutto: droga, prostituzione, vandalismo. Una situazione così esplosiva da rendere indispensabile la chiusura degli accessi laterali per evitare che l’area si trasformasse in un bivacco permanente.

C’era una volta un auditorium in pieno centro, un cinema d’essai, una bellissima sala conferenze e un incredibile spazio espositivo. E come nelle fiabe, si spera di poter scrivere il lieto fine: «E vissero tutti felici e contenti». 

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