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22 Febbraio 2025 - 01:04
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l porticato di piazza 1° Maggio? Sta crollando a pezzi. Succede a Bellavista ed è un colpo al cuore. Dopo le tante promesse. Dopo i tanti sopralluoghi. Nulla. Non s’è ancora fatto nulla, o quasi.
Era il 2023 e l’Amministrazione comunale, appena insediata, si era presentata al gran completo ai cittadini del quartiere.
Mai così tanti assessori tutti insieme: Gabriella Colosso, Patrizia Dal Santo, Massimo Fresc, Fabrizio Dulla, Francesco Comotto e, con qualche minuto di ritardo, pure il sindaco Matteo Chiantore. Un bagno di folla nel salone del centro civico, con i residenti pronti a segnalare marciapiedi inesistenti, lampioni LED che non fanno luce, erba alta, aree sfalci trasformate in discariche e strade che si allagano al primo temporale.
E poi gli alberi. Settecentocinquanta, sparsi nei 96 mila metri quadrati di verde pubblico. Troppi anni senza una potatura decente. L’assessora Colosso aveva preso appunti. Aveva promesso che si sarebbe occupata e preoccupata di tutto, nei limiti del possibile.
Tra le voci più autorevoli, quella di Gabriel Piccagli, presidente dell’associazione Bellavista Viva, che consegnò un elenco dettagliato delle cose da fare.
Scripta manent, verba volant.
Si annunciò per la gioia dei presenti un investimento di 170 mila euro per il Centro Civico. Ritinteggiatura dei locali, sostituzione dei termoconvettori e rifacimento della copertura del tetto. Lavori indispensabili per arginare infiltrazioni pericolose. Tutte cose fatte ma le manutenzioni non bastano mai e, dopo due anni, ci sono i calcinacci che si staccano da un porticato che cade a pezzi.
Morale? I cittadini si guardano intorno, vedono tutto questo e si sentono abbandonati.
E non è solo una questione di degrado urbano. Nei giorni scorsi una Volkswagen Golf è stata incendiata da due uomini incappucciati. Un atto doloso, probabilmente una ritorsione legata allo spaccio.
Non è la stessa auto che a giugno aveva tentato di investire un ragazzo in via Torino.
Lui, il 24enne con precedenti per droga, è agli arresti domiciliari. La Golf incendiata, invece, apparteneva a qualcuno a lui vicino.
Il sospetto di una faida è forte. Gli inquirenti stanno verificando ogni pista.
E ancora non basta. Domenica scorsa, dopo la tradizionale fagiolata di Bellavista, altra cronaca altro pestaggio in pieno giorno. Una donna, madre del ragazzo investito a giugno, massacrata di botte, è finita in ospedale con una prognosi di sette giorni.
Negli ultimi mesi, sono tanti gli episodi che hanno lasciato il segno. Raccontano un quartiere in cui imperversano spaccio, violenze, ragazzi che si divertono a spaccare tutto, a lanciare pietre contro vetri e lucernai, a giocare a calcio sul tetto del centro civico e della palestra Antonicelli.
Ma il problema di Bellavista non è solo la criminalità. È l’abbandono. È il degrado che si sedimenta, giorno dopo giorno, tra progetti mai partiti e promesse mai mantenute.

Ed è per questo che quei calcinaggi in piazza 1° maggio, punto di riferimento per la comunità, diventano la cifra del vero fallimento.
Eppure, basterebbe poco per fare la differenza.
Non servono miracoli, ma interventi concreti.
Un piano di manutenzione serio, una riqualificazione effettiva, la messa in sicurezza delle strade. Basterebbe ascoltare chi nel quartiere ci vive, chi ogni giorno affronta queste difficoltà e continua a sperare che qualcosa possa cambiare.
“L’amministrazione promette, ma non agisce - commenta a muso duro il consigliere comunale Massimiliano De Stefano - Evidentemente sindaco e assessori hanno altre priorità e questo quartiere e tanti altri possono aspettare... Bellavista non è solo un quartiere in difficoltà. È un quartiere ferito. Abbandonato dalle istituzioni, dimenticato dalle promesse, lasciato a un destino di degrado e insicurezza ...”.
Lo sa De Stefano, lo sanno i residenti. Lo vedono ogni giorno. E si chiedono fino a quando.
E nel frattempo? Il quartiere sopravvive. Tra un marciapiede rotto, un lampione spento, un’auto bruciata e una fagiolata che si trasforma in una rissa. Aspettando il prossimo crollo. O la prossima promessa.
Tra i più sconfortati proprio Gabriel Piccagli.
“Oggi c’è un altro problema - ci dice - Sta per scadere il patto di valorizzazione del verde e noi abbiamo chiesto più denaro. L’associazione si basa sul lavoro dei volontari, ma non sempre chi è volontario ha il tempo, la voglia e il fisico per poterlo fare... Ci sono parecchi anziani”.
Per la cronaca, grazie al “Patto”, l’Amministrazione comunale ha affidato la bellezza di 96 mila metri quadri di area verde in gestione con appena 20 mila euro, una cifra stabilità 12 anni fa. I volontari ne chiedono 40.
“Abbiamo bisogno del supporto di una cooperativa che ci costerà 19 mila euro - specifica Piccagli - Noi rendicontiamo tutto. Non chiediamo favoritismi per il fatto di risiedere in un quartiere olivettiano, ma la totalità del verde è più del doppio di quello presente in città...”.
Due le soluzioni: o l’Amministrazione dice di sì, o tanti saluti al “patto”.
E sarebbe davvero un peccato, un errore clamoroso non avere più un’associazione che nel quartiere è tutto, anche presidio della legalità
“E’ stata asfaltata piazza 1° maggio, chiediamo che si risistemi anche viale Kennedy. Dobbiamo anche lavorare sul degrado sociale. Abbiamo bisogno di più controlli e di una progettazione strutturata del Consorzio Inrete sui giovani...”.
Il quartiere Bellavista è un esempio significativo dell'architettura e dell'urbanistica promosse dalla Società Olivetti nel secondo dopoguerra. La sua progettazione iniziò nel 1957, affidata all'architetto Luigi Piccinato, con la collaborazione di Vittoria Girardi. Il piano prevedeva l'insediamento di circa 4.000 abitanti su un'area di 320.000 metri quadrati, come già delineato nel piano regolatore del 1938.
La costruzione del quartiere avvenne in due fasi principali. Tra il 1960 e il 1961 furono realizzati circa 450 alloggi, di cui 301 destinati ai dipendenti Olivetti, principalmente finanziati attraverso i fondi del piano INA-Casa. Successivamente, tra il 1970 e il 1975, l'Olivetti costruì ulteriori 12 alloggi con finanziamenti propri e 54 alloggi tramite fondi Gescal. Altre abitazioni furono edificate da cooperative di dipendenti Olivetti in collaborazione con l'Istituto Autonomo Case Popolari.
Il design urbanistico del quartiere si ispira al modello anglosassone delle "unità di quartiere". È caratterizzato da ampie aree verdi e una bassa densità edilizia, con una strada perimetrale da cui si diramano vie di accesso alle abitazioni e alle infrastrutture sociali, commerciali, sportive, religiose e scolastiche.
Nel corso degli anni, il quartiere Bellavista ha mantenuto la sua rilevanza storica e architettonica. Nel 2021, l'Associazione Archivio Storico Olivetti e Urban Lab hanno organizzato una mostra intitolata "Abitare a Bellavista", che documenta attraverso fotografie, disegni d'archivio e interviste agli abitanti, la vita e l'evoluzione del quartiere.
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