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04 Gennaio 2025 - 19:11
Elena Piastra
Non ce la fa proprio la sindaca Elena Piastra a resistere alla tentazione di "intestarsi" risultati che, francamente, non le appartengono. Questa volta è toccato all'avvio dei lavori per la bonifica del sito industriale dell'ex Pirelli.
Un'occasione che la sindaca non ha mancato di immortalare con una foto su Facebook e un post entusiastico: "Finalmente sono iniziati i lavori di abbattimento e bonifica dell’ex stabilimento Pirelli di Via Torino. Un’operazione attesa da tanto tempo, oltre 200.000 mq di area industriale da bonificare. Un pezzo di storia della nostra città, uno dei più importanti, che inizia una nuova trasformazione."
In tanti, vedendo il post, han pensato che l'amministrazione comunale abbia un ruolo chiave nell'operazione. Peccato che la realtà sia ben diversa: l'area è privata, e le decisioni su di essa spettano esclusivamente ai proprietari, s'intende "nei limiti del piano regolatore".
Talmente vero il fraintendimento (su cui Piastra naturalmente ci sguazza) che in tanti han cominciato a fare proposte (piscine, cinema, verde pubblico) e a tutti la sindaca ha risposto con la stessa cantilena, tra un messaggio e l’altro prendendosi pure dei “brava, bene, bis, continua così… sei tutti noi, Settimo che bella che è”.
"Per ora - ribadisce - il piano regolatore non è cambiato dal 2006 e prevede residenze, ma stiamo collaborando con i proprietari delle aree per valutare anche altre destinazioni, con particolare attenzione a innovazione, settore produttivo e nuove tecnologie. Nel 2025 presenteremo le proposte al consiglio comunale."
Insomma tutto e niente, la rava e la fava, racconti raccontati a metà, la solita "aria fritta" o "fuffa"
La verità è che il privato farà quello che vuole. Potrebbe trattarsi di commercio, di industria, di servizi o semplicemente di nulla, se gli investimenti non saranno ritenuti profittevoli. Insomma, prima di vedere cambiamenti concreti ("fai la variante, modifica la variante"), serviranno anni, fors'anche dieci o quindici...
“L’importante è che non si costruiscano altri supermercati…”, esorta qualcuno
"Io sono sindaca da sei anni," risponde lei, con la solita “ipocrisia” considerando che prima di essere sindaca, è stata assessora e se davvero non condivideva le scelte urbanistiche fatte in passato, avrebbe potuto dimettersi. Lo ha fatto? Col c....
Per la cronaca dell'ex Pirelli, la sindaca, aveva già parlato prima di Natale in consiglio comunale. Era arrivata, trulla trulla, con il Documento Unico di Programmazione sotto braccio e un sorriso da Babbo (Mamma) Natale pronta a distribuire regali. E lì, che tra una dichiarazione e l'altra ha rispolverato il sogno di Laguna Verde. Sì, proprio quel progetto faraonico che si aggira come un fantasma nei corridoi di Settimo Torinese da anni.
L’ha raccontato con lo stesso entusiasmo con cui si spacchetta un regalo inatteso: "Finalmente due settimane fa è iniziato l'abbattimento della Pirelli di via Torino", aveva dichiarato.
"Preludio a una nuova rivoluzione urbanistica, di un'altra delle sue visioni da propagandare su tutti i media e sui social?" avevamo preannunciato... Non ci eravamo sbagliati!
E sarà - s'intende nei racconti di Piastra - un nuovo "pezzo di città" verde e innovativo che tutto il mondo ci invidierà... Ridiamoci su...
Detto questo sullo stabilimento Pirelli di Settimo c’è veramente molto da dire…
La sua storia è stata raccontata per filo e per segno dal nostro Silvio Bertotto in "70 anni di Pirelli".
di Silvio Bertotto
Quello che oggi è un vecchio stabilimento in abbandono entrò in attività nel lontano 1953, anche se fu inaugurato l’anno seguente: a quel tempo produceva camere d’aria per automobili, trattori, motociclette, scooter e aeroplani, occupando normalmente fra i quattrocento e i cinquecento addetti. Ma come ebbe inizio il rapporto fra la società milanese e Settimo?
Prima del secondo conflitto mondiale, la Pirelli disponeva di cinque stabilimenti in Torino, però la fabbricazione dei pneumatici avveniva alla Bicocca, il quartiere industriale di Milano, ai confini con Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo. Dovendo ampliarsi per rispondere alle richieste di un mercato in forte crescita, l’azienda si orientò per la costruzione di una nuova fabbrica, possibilmente nel capoluogo subalpino.
Respinta un’offerta di terreni a un livello altimetrico inferiore all’alveo della Dora Riparia e un po’ troppo prossimi alla periferia della città, essendo impossibile reperire aree idonee dalle parti di Mirafiori, la Pirelli scelse Settimo che offriva vantaggi di non poco conto: collegamento autostradale e ferroviario con Milano, buona disponibilità d’acqua, metanodotto e rogge per lo smaltimento degli scarichi [sic].
La giunta presieduta dal sindaco Luigi Raspini si disse subito entusiasta di favorire l’azienda milanese a motivo dei benefici che sarebbero derivati alla collettività («se i piani previsti avranno intero svolgimento, il nostro Comune diverrà sede di un nuovo opificio […] nel quale troveranno occupazione numerosi lavoratori»). La costruzione fu consentita il 26 settembre 1952 sulla base dei disegni redatti dall’ingegnere Giuseppe Valtolina, allora impegnato con l’architetto Gio Ponti nel progetto del grattacielo Pirelli di Milano.
IN FOTO 1961, sciopero alla Pirelli di Settimo Torinese.
Presentando la fabbrica ai propri lettori nel giugno 1959, il periodico locale «Il Cittadino Settimese» non nascose un briciolo di compiacimento campanilistico: «è per noi motivo di orgoglio sapere che nelle più remote contrade circolano, con piena soddisfazione degli utenti, camere d’aria prodotte nella nostra città. Siamo lieti di riferire che recentemente alcune decine di nostri concittadini hanno avuto la preferenza nelle assunzioni».
Il periodico insistette sul fatto che la fabbrica non era intesa «unicamente come luogo di lavoro e centro di produzione, ma come sede di convivenza e relazioni umane»: «Uno speciale fondo di assistenza interna, amministrato pariteticamente dalla ditta e dai dipendenti, concede in caso di malattia e infortunio un’integrazione salariale e il rimborso quasi totale delle spese per protesi e medicinali. Per gli alloggi Ina-Casa vengono anticipati i fondi e si provvede direttamente alla costruzione. I figli dei dipendenti vengono inviati in confortevoli colonie marine e montane. Tutti i lavoratori, che vengono annualmente visitati e consigliati dal medico di fabbrica, possono fruire di cure ambulatoriali in una attrezzata infermeria». E ancora: «Alla mensa aziendale vengono consumati i pasti a prezzi minimissimi: con poche decine di lire vengono serviti primo e secondo piatto, frutta, vino e caffè. Interessante e degno di rilievo, […] la mensa è uguale per tutti, senza distinzioni di sorta. La vera democrazia è in atto».
A dire il vero, la situazione presentava anche aspetti assai meno idilliaci, ma allora la fiducia nelle potenzialità dell’industria quale motore dello sviluppo e del benessere collettivo sembrava non conoscere limiti.
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