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Le Valli Orco e Soana fanno pace con il Gran Paradiso: ecco tutta la storia

La notizia è abbastanza clamorosa, o perlomeno appare tale se si considerano gli ultimi eventi del territorio

Gran Paradiso

Mauro Durbano del Parco Nazionale Gran Paradiso

La notizia è abbastanza clamorosa, o perlomeno appare tale se si considera la storia del territorio. Un comune che non fa parte del Parco Nazionale Gran Paradiso chiede che una porzione del proprio territorio venga inclusa nell’area protetta! Succede a Sparone, dove il consiglio comunale si è riunito martedì 15 ottobre per deliberare sulla richiesta. Non basta: anche a Ingria era accaduta la stessa cosa il 4 ottobre, sia pure senza molta risonanza visto che si trattava di una delibera di giunta.

Che succede nelle valli Orco e Soana dove per decenni i comuni e le comunità locali avevano fatto la guerra al Parco? È vero che la situazione è cambiata negli ultimi anni, anche perché da parte dell’ente vi sono state aperture ed un atteggiamento più disponibile al dialogo; è vero che almeno una parte delle nuove generazioni ha consapevolezza dei problemi ambientali più di quanto l’avessero i loro genitori ed i loro nonni, però non è sempre così. Meno di un anno fa, nel novembre del 2023, la giunta di Ronco aveva votato una delibera nella quale esprimeva la volontà di uscire dal Parco Nazionale per crearne uno… comunale. Una boutade irricevibile, naturalmente, ma indicativa di come un certo tipo di mentalità non sia del tutto scomparsa.

Va subito chiarito che l’ingresso di Sparone nell’area protetta non riguarderebbe ovviamente le zone di fondovalle e nemmeno le borgate di montagna abitate saltuariamente bensì una porzione di territorio situata al disopra della frazione Vasario. L’idea è partita dal vicesindaco Fabrizio Bertoldo e non casualmente visto che è laureato in Scienze Forestali, è titolare di un’azienda agro-forestale, collabora con il Parco del Gran Paradiso, ha recuperato e reso produttivi terreni di montagna abbandonati. Insomma, le tematiche ambientali le conosce.

Ne ha parlato con gli altri esponenti del gruppo di maggioranza e con il presidente del Parco Nazionale Mauro Durbano e il risultato è stata la convocazione di un consiglio comunale trasmesso in streaming e in parte aperto. I cittadini presenti in aula non erano molti (una decina, fra cui alcuni ex-consiglieri ed ex-assessori della giunta Nugai) ma è presumibile che tanti altri abbiano seguito da casa la seduta.

Il Consiglio comunale di Sparone chiamato a decidere sul futuro del Parco

Le motivazioni

Intervenendo per primo, il vicesindaco ed assessore all’Ambiente Fabrizio Bertoldo ha spiegato: “L’area è quella che da Vasario sale verso Cima Loit e l’Uia di Ingria, molto interessante dal punto di vista culturale e paesaggistico. Qui era attiva in passato una miniera di rame e negli Anni Novanta la Regione aveva inserito il sito fra quelli <di importanza regionale> (S.I.R.) ma pochi lo conoscono. Il motivo per cui stiamo facendo questo passo è che avere una parte del territorio in area protetta può essere motivo di attrazione scientifica, turistica, didattica ed avere ricadute positive di vario genere. Vi faccio un esempio pratico: spesso vediamo scendere da Ribordone una macchina del Parco. Molto probabilmente il Comune ne usufruisce perché ha in piedi qualche progetto. Se si vogliono ottenere risultati importanti, effettuare scelte impegnative è inevitabile. Quest’occasione è più unica che rara anche se il percorso certo sarà lungo.”

La motivazione scientifica su cui si basa la richiesta di entrare nel Parco Nazionale è la presenza, in una grotta situata a 1350 metri di altitudine, di un nuovo genere d’insetto: a scoprirlo fu nel 1993 l’allora studente universitario Enrico Lana ed è stato denominato <Canavesiella>.

Sospendendo temporaneamente la seduta, la vicepresidente del consiglio comunale Silvia Leto (la presidente Paola Aimonetto era assente giustificata) ha dato la parola a Lana ed al suo tutor, il professor Pier Mauro Giachino. Enrico Lana ha esordito con un “Non chiamatemi dottore perché non mi sono mai laureato però ho continuato a portare avanti queste ricerche, avviate trentacinque anni fa in preparazione della tesi”. Ha quindi spiegato: “Ci sono gruppi di animaletti che vivono nelle cavità sia naturali che artificiali e la loro presenza è legata alla glaciazione. La grotta in questione, chiamata <Custreta>, si trova a 1350 metri di altitudine, su una cresta rocciosa di tipo calcareo, è difficile da raggiungere e per trovarla mi occorsero un anno e sei tentativi. Dentro si procede strisciando. Non è certo un sito turistico ma d’interesse scientifico. Lo stesso insetto è stato trovato in una grotta del territorio di Ribordone ai confini con il Parco”.

Il professor Giachino ha precisato: “Era stato Enrico (che è quasi mio coetaneo: ha un anno meno di me) a chiedermi di poter fare una tesi sulla fauna cavernicola. A quel tempo si credeva che in questa parte del Piemonte fosse stato scoperto già tutto ed invece non era così. La Canavesiella appartiene ad una famiglia di coleotteri ciechi e che si spostano pochissimo, così è bastato cercarla per trovarla”.

È presumibile che le notizie riguardanti gli insetti non provochino, nella maggior parte delle persone, uno scatto d’entusiasmo pari a quello che potrebbe suscitare – ad esempio – la scoperta di un nuovo mammifero. Rivolgendosi ai consiglieri ed al pubblico, il sindaco ha infatti scherzato: “Magari pensavate che avessimo trovato un diamante…”. Scienza ed emozioni degli individui non sempre vanno di pari passo ed un’area protetta diventa tale proprio perché possiede delle peculiarità che magari agli occhi dei profani non presentano alcun interesse.

La soddisfazione di Durbano e di Bassano

Di fronte alla richiesta di entrare nel territorio del Parco Nazionale è facile intuire la soddisfazione del presidente Mauro Durbano e del direttore Bruno Bassano, presenti alla citata seduta del consiglio comunale di Sparone. “Che dopo cent’anni – ha commentato Durbano – uno o più comuni abbiano fatto un passo verso l’inserimento nell’area protetta è più che apprezzabile. Il Parco si occupa di conservazione ma non solo: oltre a proteggere promuove la conoscenza e favorisce uno sviluppo socio-economico sostenibile. La biodiversità qualifica la domanda turistica e questa è l’altra faccia della medaglia. Dopo Ingria c’è la richiesta di Sparone, a breve arriverà quella di Groscavallo: manca solo Pont!”

Il direttore Bruno Bassano ha detto a sua volta: “Questa richiesta mi fa molto piacere!” anche se ha poi precisato che un allargamento dell’area protetta non è un’operazione da farsi a cuor leggero, sia per le indagini scientifiche richieste sia – in seguito – per la parte organizzativa: “Se aumenta la superficie da controllare occorre avere più personale a disposizione”.

Entrambi hanno affrontato in modo chiaro il tema dei vincoli, dei divieti, degli impegni legati all’ingresso in un’area protetta. “Entrare nel Parco non comporta costi economici per un comune" – ha precisato il presidente – "e i vincoli sono più o meno stringenti a seconda del livello di protezione previsto ovvero della <zonizzazione>. Valgono dovunque solo il divieto di caccia (tranne che per gli abbattimenti ad opera della Sorveglianza, come avviene nei confronti dei cinghiali) e quello di introdurre cani, eccettuati ovviamente gli animali da lavoro, che sono ben accetti: il Parco vede in modo assolutamente favorevole le attività pastorali.”

Bassano si è soffermato sul tema della divisione in zone. “Ci interessa il territorio nella sua complessità anche architettonica e la zonizzazione è fondamentale. Nelle aree di categoria A non si può fare nulla ma ne fanno parte solo le alte cime e le praterie primarie. Nelle B, C e D si va a scalare, con livelli di protezione e sorveglianza decrescenti. Escluderei per Sparone l’ipotesi di Zone A (non è indispensabile che ce ne siano) anche per la presenza di alpeggi ma sono passaggi che vanno concordati insieme: è molto importante confrontarsi con quanti il territorio lo conoscono bene. L’attuale classificazione risale a vent’anni fa e a breve potremmo rivederla perché – pur avendo inviato il Piano ai sindaci prima di approvarlo – qualcosa era sfuggito: alcuni lo avevano preso un po’ alla leggera e così troviamo in Zona A prati e pascoli che non dovrebbero essere lì”.

Bassano e Durbano in Consiglio comunale a Sparone

La posizione delle minoranze

Da parte dei gruppi consiliari di opposizione la proposta è stata esaminata senza atteggiamenti preconcetti. Silvia Leto, nella sua Dichiarazione di Voto, si è espressa in modo nettamente favorevole: “I parchi costituiscono un’opportunità per il territorio. Migliorano la qualità dell’ambiente e della vita di chi lo abita, offrono possibilità di sviluppo sostenibile: esiste un <Effetto Parco> che favorisce le imprese più aperte e maggiormente predisposte all’innovazione.”

Il gruppo di Laura Nugai si è invece astenuto. “Ritengo – ha detto l’ex-sindaco – che la strada che stiamo intraprendendo sia importante. Abbiamo qualche preoccupazione: sono le stesse espresse dagli agricoltori negli incontri che avevamo organizzato prima delle elezioni di primavera. Vorremmo inoltre sapere in che modo le amministrazioni locali verranno coinvolte: mi pare di capire che l’allargamento sia condizionato dalla decisione di altri comuni per via della continuità territoriale. Immagino che l’iter burocratico sarà molto lungo. Non capisco tutta questa fretta nel convocare la Conferenza dei Capigruppo un’ora prima del consiglio!”

Rispondendo alle sue domande, Bassano ha spiegato: “Non c’è nessuna urgenza, solo dei motivi pratici: essendo in corso la revisione delle zone - lavoro tecnicamente oneroso - potrebbe essere molto utile presentare insieme anche questa proposta. Non c’è bisogno che aderiscano altri comuni perché la continuità territoriale non è necessaria. Quanto ai tempi, non saranno necessariamente lunghi perché il ministero vede con favore tali richieste.” Ha confermato Durbano: “Sì, il ministero è ben disposto anche perché è previsto che si arrivi ad una protezione del 30% entro il 2030 e siamo solo al 21%. Potrebbero bastare 6 o 7 mesi dalla consegna della documentazione alla decisione. Personalmente ho un po’ di fretta perché vorrei che fosse Bassano ad occuparsene prima di andare in pensione: ho fiducia in lui!”

Valentino Boetto ha domandato a sua volta: “I proprietari dei fondi coinvolti sono favorevoli?”

A rispondergli è stato Bertoldo: “Non abbiamo contattato tutti perché si sarebbe trattato di un lavoro immane. Abbiamo sentito quelli dell’Alpeggio Molinetto: ovviamente hanno qualche dubbio ma non si sono espressi in modo negativo.”

Rispetto alla convocazione della conferenza dei capigruppo è invece intervenuta il sindaco Anna Bonino: “È una buona pratica, trascurata per qualche anno ma che dovrebbe essere sempre messa in atto, a prescindere dall’oggetto delle delibere. In questo caso ci è parsa particolarmente importante vista la novità della tematica.”

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