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24 Luglio 2024 - 17:12
L'assessore alla Legalità Vitale e il consigliere comunale Doria
Lo sapete qual è il colmo dei colmi per cui c’è tutta una parte della politica chivassese che sta ridendo con la pancia in mano da qualche giorno a questa parte? No? Bene ve lo raccontiamo noi.
La "barzelletta" - ma in realtà non si tratta di una vera e propria barzelletta - che sta facendo ridere per non piangere dentro e fuori da palazzo Santa Chiara è quella che racconta di un verbale della riunione della Consulta della Legalità dell'9 luglio scorso in cui è stata apportata, in calce, la firma della vicepresidente della consulta della legalità Francesca Merlone che però, quel documento, non l'ha mai firmato.
Sì, avete capito bene: c'è un verbale illegale della Consulta della Legalità che da qualche giorno circola tra gli addetti ai lavori del Comune. Dal segretario comunale alla presidente della stessa Consulta Lucia Chessa, dal sindaco Claudio Castello all'assessore alla Legalità Gianluca Vitale e, in ultimi, a tutti i consiglieri comunali.
L'assessore alla Legalità Gianluca Vitale
Se l'opposizione di centrodestra ride per non piangere, la maggioranza di centrosinistra è - minimo minimo - lievemente in imbarazzo.
A denunciare l'accaduto, con una pec inviata al segretario generale Salvatore Mattia e all'assessore Vitale è la stessa vicepresidente della Commissione, che siede nell'ente in quanto espressione del gruppo vicino al consigliere comunale Matteo Doria.
“Durante la riunione del 9 luglio è stato redatto un verbale, come previsto dal regolamento, in forma manoscritta ed in calce sono state apposte le firme della Presidente Lucia Chessa e della scrivente - spiega la vice presidente della Consulta della Legalità -. Mi risulta, invece, che all’assessorato competente e al segretario comunale sia giunto un verbale dattiloscritto ove risulta apposta la mia firma . Mi duole comunicare che non ho mai firmato il verbale dattiloscritto e quindi mi corre l’obbligo, mio malgrado, di comunicare che disconosco formalmente tale sottoscrizione”.
Merlone prosegue: “Sono veramente dispiaciuta - conclude - di dover compiere questo gesto ma non posso in alcun modo consentire, né ora né mai, che la mia firma (che per me è anche uno strumento di lavoro) venga apposta su atti di qualsivoglia natura senza che sia io stessa a redigerla di mio pugno con modalità manuali o telematiche. Meno che mai posso soprassedere nel caso in cui ciò venga fatto su un atto avente natura pubblico/amministrativa”.

Matteo Doria, consigliere comunale di Amo Chivasso e le sue frazioni
Chi ha messo la firma di Francesca Merlone sul verbale della Consulta?
Per il consigliere comunale Matteo Doria non ci sono dubbi.
“La legalità ai tempi della sinistra è qualcosa di aberrante - inforca con una nota stampa il consigliere capogruppo di Amo Chivasso e le sue Frazioni -. Quello che è successo ha veramente del grottesco: la presidente della Consulta della Legalità ha falsificato la firma della vicepresidente su un verbale della Consulta, senza avvisarla e senza nemmeno avere il ritegno di chiedere l’autorizzazione di una cosa che già di per se non andrebbe fatta. Questa non è solo un reato penale, e non so se la vice presidente vorrà poi procedere nelle opportune sedi, ma è qualcosa di altamente immorale. Pensare di andare a recuperare in giro la firma di un’altra persona e senza il suo consenso utilizzarla su un atto pubblico è qualcosa che cozza con il concetto di legalità che dovrebbe essere il principio ispirante di chi ha la pretesa di guidare la consulta che porta questo nome ed ha la pretesa di avere questo scopo”.
“La cosa che mi rattrista molto è anche aver appreso che altri membri della Consulta - conclude Doria -, anziché indignarsi, appoggiano l’operato della presidente. In questi casi, se si vuole avere a che fare con un organo che ha come faro il principio della legalità, bisognerebbe avere l’onestà intellettuale e la dignità di prendere le distanze da un fatto così grave. Mi auguro che ci sia una presa di coscienza e che la presidente si dimetta dall’incarico essendosi dimostrata inadeguata a ricoprire questo ruolo per la consulta e per la città stessa”.
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