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Ivrea
22 Maggio 2024 - 07:00
Francesco Comotto
La notizie è più che ufficiale. La Città Metropolitana, nel corso dell'ultima conferenza di pianificazione, non ha dato parere favorevole al "peduncolino" che aveva preso il posto del "peduncolo" - ed ancora è lì - nelle carte del nuovo piano regolatore.
Ha detto “no” perché in contrasto con il Ptc2, il documento di pianificazione territoriale strategica varato nel 2011 dalla vecchia Provincia di Torino.
E sarebbe stata (usiamo il condizionale) "una stradina" interna di collegamento tra corso Vercelli e la statale 228 fino all'altezza del carcere anzichè una strada che dal Terzo Ponte prosegue lungo il Naviglio a ovest della città liberando il traffico in direzione Bollengo e Burolo.
Di fatto una vera e propria prescrizione che obbliga l'Amministrazione comunale a far reinserire nel documento urbanistico, dai progettisti dello Studio di Giancarlo Paglia, il vecchio tracciato e, quando le modifiche saranno pronte, si ritornerà in consiglio comunale per l’approvazione definitiva. Subito dopo il Prg necessiterà ancora di due passaggi all’Aipo e alla Sovrintendenza di Roma.
E saranno circa 3400 metri di nuovo catrame, sei rotatorie, 2800 metri di strade di servizio, un ponte sul Naviglio, due sottopassi stradali, tre mini rotatorie di cui due nel quartiere San Giovanni e una nella zona industriale di Burolo.
Se n'è parlato di recente nel corso di alcuni incontri di maggioranza con l'assessore Francesco Comotto pronto ad alzare le barricate "per non perdere la faccia" e tutto il Pd, invece, nettamente contrario a perdere, oltre alla pazienza, altro tempo su questo fronte, s'intende oltre a quello che si è già perso.
Morale? Comotto dovrà farsene una ragione e mangiarsi l'amaro boccone. Tant'è!
Non una crisi di maggioranza ma qualcosa che certo non fa bene all'umore, considerando che la battaglia al "peduncolo" è sempre stata, insieme alle "Aziende Partecipate" uno dei cavalli di battaglia di Viviamo Ivrea e pure dei Cinquestelle.
Che tirasse cattiva aria lo si era già capito nel settembre dello scorso anno durante un incontro tra il sindaco Matteo Chiantore e il vicesindaco di Città metropolitana Jacopo Suppo.
Quest’ultimo aveva spiegato che avrebbe seguito attentamente il percorso, ma in buona sostanza aveva risposto picche... Sugli scudi, appresa la notizia, si erano subito mossi gli agricoltori lamentando un inutile consumo di terreno fertile.

Sul peduncolo, a metterci il cappello sopra era stata, nel 2021, anche la Città Metropolitana, con tanto di richiesta alla Regione di riconoscerla come opera pubblica prioritaria, e la Regione Piemonte, senza farselo ripetere due volte, l’aveva inserito nel Recovery Plan insieme al traforo di Monte Navale, alla Ico-Valley e all’elettrificazione della ferrovia Ivrea-Aosta.
Storia del peduncolo
Del peduncolo, in verità, i cittadini eporediesi se ne erano quasi dimenticati. Inserito tra i progetti prioritari della Regione (talmente prioritario che sono sempre mancati i soldi per finanziarlo), tutte le volte che in passato se n’è parlato si è portato dietro un gran codazzo di polemiche da parte di agricoltori e ambientalisti.
Ma qualcos’altro da dire, evidentemente c’è ed è la storia della gatta frettolosa che ha fatto i gattini ciechi.
La storia di un PRG approvato in fretta e furia e adottato il 2 maggio scorso, quasi allo scadere del mandato, dalla passata amministrazione guidata da Stefano Sertoli, non prima d’aver dato una risposta alle 80 osservazioni giunte in Municipio, molte delle quali recepite.
Non tutte, evidentemente, considerando che nelle carte continuava a non vedersi il quartiere (5 mila metri quadri in strada vicinale Cascine Forneris, ad un passo da via Bollengo, nei pressi della pista di atletica) che 23 anni fa è stato occupato abusivamente dai sinti, prima con roulotte e caravan, poi, piano piano, mattone dopo mattone, con tutto quello che si vede oggi.
Al contrario (abracadabra) il PRG (due pesi e due misure) definiva urbanizzabile l’area su cui il circolo Canottieri aveva costruito un campo da padel.
Tra le altre cose il nuovo PRG, oltre al peduncolo riveduto e corretto, confermava il traforo di Montenavale, aggiungeva un casello autostradale a San Bernardo, ma non definiva un’area per il nuovo ospedale.
A dire che sul peduncolino si stava facendo una grande “stronzata” ci avevano pensato l’allora consigliere comunale del Pd Fabrizio Dulla e il suo capogruppo Maurizio Perinetti.
“Diventerà una stradina - si era alzato in piedi in consiglio comunale Perinettipreannunciando un voto contrario - Così ridimensionato se lo paga il Comune non la Città metropolitana... Ergo, visto che i soldi non ci sono, non si farà mai...”).
Insomma, Perinetti ci aveva visto giusto.
“La nostra non era una critica - aveva poi commentato qualche tempo fa - Era un commento con cognizione di causa. Trasformare una nuova viabilità al servizio di una popolazione che va da Rivarolo a Santhià in una stradina, ci era sembrato sciocco e autolesionistico. Ero rimasto abbastanza stupito che i progettisti avessero dato un parere favorevole. Avevano detto che intanto non si sarebbe mai fatto nulla. Oggi come allora sottolineo che non si può mai dire mai...”.
E poi sul consumo di suolo: “Anche io sono contro ma non deve essere un dogma...”.
Sullo sfondo le roboanti parole dell’architetto Giancarlo Paglia su un “PRG” che non è una visione o un allucinogeno ma uno strumento per stabilire le regole urbanistiche.
Tra chi si è sempre opposto al “peduncolo” e considerava quella decisione una vittoria quasi personale, c’era Pier Giuseppe Gillio, ambientalista, scrittore, musicologo e docente di drammaturgia al Conservatorio di Novara. Sollecitato dall’allora consigliere comunale Francesco Comotto e dalla lista civica Viviamo Ivrea, aveva dedicato al progetto un intero dossier esponendo tutte le sue critiche ai tecnici responsabili della stesura della variante di PRG firmata dallo Studio Boeri.
“Il progetto - commentava Pier Giuseppe Gillio - figurava già nel PRGC del 1991 e nella variante 2000...”.
L’esigenza, a suo avviso, era nata per assecondare il progetto Mediapolis (aggiungendo una quarta strada in direzione sud, verso Albiano), ma anche per rimediare al notevole flusso di traffico sulla ex statale 228 causato dall’espansione delle zone commerciali e industriali
Il peduncolo sarebbe stata l’alternativa perfetta per il traffico a lunga percorrenza. Poi Mediapolis non si è più fatta, la Sp 228 è diventata a tre corsie e le aree commerciali e industriali non si sono più ampliate.
Insomma, il traffico non c’è più. “Il collo di bottiglia”, aggiungeva Gillio, “si deve alla rotatoria su cui si innesta via Casale, nonché alla rotatoria successiva di collegamento con il terzo ponte. Se un problema esiste è dunque relativo a poche centinaia di metri di percorrenza e pertanto dovrebbe essere affrontato con soluzioni meno impattanti e meno dispendiose della realizzazione di chilometri di nuove strade…”.
Per esempio, molto in sintesi, con un nuovo casello autostradale a S. Bernardo utile a ridurre il transito di Via Casale diretto al casello di Albiano... o con un attraversamento del Naviglio, all’altezza dell’incrocio tra corso Vercelli e via Casale.

Boeri
L’Iter del PRG
Tutto comincia nel 2017 quando l’Amministrazione guidata da Carlo Della Pepaindice la gara per una variante strutturale poi vinta dallo Studio Boeri.
Nel team anche il piemontese Aldo Besate, che poi è mancato nell’agosto del 2019.
Il 20 marzo del 2018, Massimo Giuliani (Studio Boeri) presenta al pubblico le linee guida, poi più niente, almeno fino al 22 gennaio del 2020, quando atterra in consiglio una “proposta tecnica del progetto preliminare”, approvata con i soli voti della maggioranza e, praticamente, “bocciata” dalla Regione Piemonte.
Segue il 10 febbraio 2020 la pubblicazione della “Proposta”, con tanto di invito ai cittadini a presentare osservazioni e proposte, dapprima entro il 10 marzo e poi, a causa di alcune informalità e per il Covid-19, con scadenza 25 luglio.
La Conferenza di Copianificazione si conclude il 26 novembre 2020 con una lunga serie di rilievi.
Poi di nuovo il “nulla” condito da “niente” per mesi e mesi fino al settembre del 2021 con l’annuncio, in consiglio comunale, che a luglio si era definitivamente rotto, con una triplice fattura da 5 mila euro l’una (emesse da Massimo Giuliani, Giovanni Sciuto e Marco Tosca), il rapporto con lo Studio Boeri.
Chiuso un capitolo, se ne apre subito un altro con una variazione di bilancio di 55 mila euro riguardante l’affidamento di un “incarico per la variante generale di piano regolatore…” allo studio dell’architetto Gian Carlo Paglia di Agliè.
Sarebbe stato lui, da lì in avanti, ad occuparsi della parte urbanistica. Si sarebbero aggiunti il geologo Daniele Chiuminatto, il naturalista Diego Marra e lo specialista dell’acustica Stefano Roletti.
Tutti a lavorare a capo chino e in staff coordinati dall’Ufficio tecnico.
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