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Sinagoga: Laboratorio civico ha dei problemi di “memoria”

Non c’è un progetto, ma nemmeno uno studio di fattibilità, un preventivo di spesa, una delibera di indirizzo,

Sinagoga: Laboratorio civico ha dei problemi di “memoria”

Quanto tempo ci vuole per rimettere in sesto un tetto che perde? Qualche mese...? S’intende: ammesso e non concesso che si abbiano i soldi... Diciamo qualche anno? Eventualmente posticipando il finanziamento di bilancio in bilancio, se l’onere fosse troppo alto e si dovesse fare affidamento a qualche fondo dello Stato.

E invece, sotto le rosse torri, l’iter, dal problema del tetto che cade a pezzi, alla soluzione pratica di una ditta che piazzi il ponteggio, si è arrestato molto, ma molto prima. Se è vero - e lo è - che da 5 anni a questa parte l’antica Sinagoga ebraica situata in via Arduino, nel cuore pulsante della città, è inagibile e chiusa a chiunque e, in municipio, non c’è lo straccio di un progetto.

Non c’è un progetto, ma nemmeno uno studio di fattibilità, un preventivo di spesa, una delibera di indirizzo, un documento di intenti, qualcosa che dica che cos’è che l’Amministrazione Comunale vuole fare.

 La Sinagoga di Ivrea è insomma finita al fondo di un cassetto alla faccia degli inviti a ricordare il passato “per non dimenticare”, come è successo lo scorso 27 gennaio con una delegazione dell’Anpi e una rappresentante del Consiglio comunale in omaggio a tre concittadini: Perla, Giuseppe e Davide Foà, deportati e deceduti nel 1944 nel campo di concentramento di Auschwitz, e qui rappresentati dalle tre pietre d’inciampo posizionate sei anni fa dall’artista tedesco Gunter Demnig.

Davanti alla sinagoga di ivrea

Davanti alla Sinagoga di Ivrea

Ne decanta la storia il sito online di “Turismo Torino e Provincia”, e su quello del Comune di Ivrea alberga una bella pagina con tanto di link utile “per prenotare la sala”, pur con l’indicazione di “inagibilità”.

Di fronte alla paralisi amministrativa nel marzo scorso, la comunità ebraica aveva risposto con gusto ad un invito del gruppo “Laboratorio Civico” per una passeggiata tra i luoghi dimenticati... 

“Dopo un bellissimo restauro del 1999 - s’era più o meno lamentata Erna Restivo in un comunicato stampa nel bel mezzo della campagna elettorale - la Sinagoga è inagibile da circa quattro anni e in attesa di una valutazione tecnica che quantifichi gli investimenti necessari per restituirla come luogo di culto e spazio fruibile da tutta la città”.

Da allora della Sinagoga non se n’è praticamente mai più parlato e da parte di Laboratorio Civico non s’è sentito più neanche un “beh...”. 

Incredibile ma vero, considerando che oggi Erna Restivo siede in consiglio comunale tra le file della maggioranza e ne avrebbe titolo e facoltà.

Una cosa del tipo “Beh che facciamo?” scritta a caratteri cubitali in una mozione per impegnare sindaco e assessori a “non dimenticare” i luoghi dimenticati. 

Tutti nel centrosinistra fan finta di non ricordare e - ci si scusi per il giro di parole - fa un po’ sorridere considerando il tour che proprio loro avevano promosso tra i luoghi “dimenticati”... Nulla. Niente di niente... S’aggiunge che, per quel che se ne sa, non si farà nulla anche nei prossimi anni.

Due i motivi “accampati” dall’Amministrazione comunale: non ci sono fondi a disposizione e, non in ultima, gli uffici non riuscirebbero a sopportare un ulteriore carico di lavoro oltre a quanto già stanno facendo con i progetti del Pnrr. 

Insomma, tant’è! 

Alza le braccia al cielo Guido Rietti, referente della Comunità ebraica. 

“Ho parlato con il sindaco di questa cosa a settembre dell’anno scorso e mi aveva garantito che l’Amministrazione era intenzionata a procedere con un progetto di restauro - ci spiega - ma non aveva ancora una stima dei costi effettivi o un progetto esecutivo. Aveva aggiunto che si sarebbe proceduto con fondi propri e non con il Pnrr...”. 

Che significa poco o niente... “Non è una situazione che ci soddisfa - aggiunge Rietti - torneremo alla carica appena possibile. Non è nostro compito dare delle indicazioni al Comune su cosa fare, ma ci siamo dichiarati fin da subito pronti a ricercare dei finanziamenti tra gli amici della nostra comunità. Potremmo, per esempio, contribuire con la progettazione del restauro in linea con certi canoni che probabilmente un architetto qualsiasi non conosce..”

Incredibile ma vero, nel 2021 proprio gli attuali assessori Francesco Comotto e Massimo Fresc, con il dente avvelenato, avevano interpellato la giunta del sindaco Stefano Sertoli per capire quali fossero le intenzioni. 

Oggi, manco a dirlo, tutti e due, si dicono in altre faccende affaccendati. 

Bene ricordare che l’edificio risalente al Settecento, quando fu istituito ufficialmente il ghetto ebraico, comprende due distinte sinagoghe: l’una, piccola, nata come tempio invernale, utilizzata dalla comunità ebraica quale spazio per le riunioni, l’altra, grande, a pianta rettangolare, ceduta nel 1980 al Comune di Ivrea in cambio della risistemazione dell’intero complesso, utilizzata poi come sala polivalente.

La struttura presenta due facciate anonime, ad est verso via Peana e ad ovest su via Quattro Martiri, che si mimetizzano perfettamente nel tessuto urbano, non lasciando trapelare all’esterno l’esistenza di un luogo di preghiera. Anche il portone d’accesso, ornato da una semplice cornice in pietra e situato in via Quattro Martiri, si confonde tra le botteghe. La sola finestra a semicerchio, impreziosita da vetri colorati dagli accesi toni blu e rosso, verso via Peana, suggerisce la presenza di un edificio di destinazione diversa da quella abitativa.

In seguito ad un importante progetto di restauro risalente al 1999, venne riaperto al pubblico in pompa magna dall’allora sindaco Fiorenzo Grijuela, alla presenza del presidente della comunità ebraica di Torino Enrico Fubini e dell’allora vescovo Arrigo Miglio. Risale al 2019 la chiusura per problemi legati alle perdite dovute al guasto della caldaia, quindi di infiltrazioni dal tetto e per il cedimento di pezzi di intonaco affrescato, subito raccolti e conservati.

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