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In consiglio regionale
30 Gennaio 2024 - 22:22
carcere di ivrea
"Le procedure adottate dal personale sanitario, secondo valutazioni dell'Azienda sanitaria locale, risultano corrette. Sull'intera vicenda mi riferiscono essere in corso un'indagine della Procura di Ivrea e pertanto attendiamo gli eventuali sviluppi".
Così l'assessore alla Sanità del Piemonte, Luigi Icardi, rispondendo a un'interrogazione sul caso di Andrea Pagani Patris, il detenuto deceduto nel carcere di Ivrea il 7 gennaio mentre stava scontando una condanna definitiva a 18 anni per aver ucciso il padre.
Una risposta che non è granché piaciuta alla consigliera regionale di Unione Popolare Francesca Frediani.
"Chiediamo chiarezza su questa morte - stigmatizza - Vogliamo ricordare il suo nome perché la sua scomparsa ha suscitato profonda commozione tra i suoi compagni di detenzione, mentre troppo spesso nelle pagine di cronaca è stato ricordato solo in relazione al suo reato e alla sua condanna. Le circostanze relative alla morte sono oggetto di indagine: pare che, nonostante avesse dichiarato un crescente malessere già da diversi giorni, i medici gli abbiano diagnosticato una banale influenza. L'autopsia ha però evidenziato che la causa del decesso, inizialmente attribuito a un infarto, è un edema polmonare".
Tant'è!
I dubbi di cui parla Frediani sono quelli degli amici nonché collaboratori del giornale on line «La Fenice», su cui anche Pagani, con lo pseudonimo “Vespino” scriveva e pure tanto. Tutti con il dito puntato su quei medici che hanno catalogato un malessere profondo come semplice influenza prescrivendo a Pagani i soliti Tachipirina e Brufen.

“Il ragazzo - si legge - faceva fatica a camminare, respirare, muoversi e negli ultimi giorni era sempre più bianco-giallastro e con le labbra viola. Fino alla settimana prima che si ammalasse, veniva regolarmente al campo sportivo e giocavamo a calcio anche per due ore senza alcun problema”.
Dunque, una morte sospetta, come ce ne sono state tante nelle carceri italiane, ma per avere ben chiaro che cosa sia effettivamente successo, si deve anche un po’ tenere conto di che cosa significhi “popolazione carceraria” che a Ivrea pare essersi consolidata in circa 280 detenuti, tanti rispetto alla capienza massima di circa 200.
Perchè lì dentro c’è di tutto: tossicodipendenti, sieropositivi, cirrotici. Non è una popolazione assimilabile a quella esterna. E’ una concentrazione di malati che a volte vanno in escandescenza.
Ecco, Vespino non era tra questi ultimi. Piuttosto, da quel che si è appreso, soffriva in silenzio e fors’anche per questo, le attenzioni su di lui non sono state all’altezza del problema di salute che stava vivendo. E diciamo “forse” perchè i morti per “embolia polmonare” si contano anche fuori da quelle mura, ma su di loro non si accende alcun riflettore.
Detto questo se nel 2022 per colpa del Covid l’assistenza medica era andata letteralmente fuori controllo, agli inizi del 2023 c’è stato un cambio di passo con l’arrivo di un coordinatore medico di cui per più di un anno si era fatto a meno.
La giustificazione? Non se n’era riusciti a trovarne di disponibili.
A firmare il contratto con l’Asl To4 era stato il medico di famiglia Massimo Beratto, in pensione da qualche mese. Un contratto speciale, reso possibile dalle disposizioni emanate dal Governo e dalla Regione per contrastare la diffusione del Covid. Non a caso Beratto che in carcere ci aveva già lavorato dall’82 al 92, quando ancora la medicina era appannaggio del Ministero di Grazia e Giustizia.
Al suo ingresso l’area medica contava 4 infermieri tunisini ma mancava chi li coordinasse. Beratto stando ai racconti di chi lo ha visto all’opera, si è messo a fare un po’ di tutto, finanche il fattorino. Alla fine di un percorso durato un anno è successo un piccolo miracolo, la barca ha smesso di affondare e, tre mesi fa, è pure arrivato un coordinatore per gli infermieri.
Tutto bene salvo una cosa. Beratto in carcere ad Ivrea non c’è più. Concluso il contratto a febbraio, l’Asl To 4 non gliel’ha più rinnovato e oggi in carcere manca un coordinatore medico.
Il problema non è di poco conto considerando che spetta proprio a questa figura gestire oltre agli infermieri un serie di servizi a cominciare dalla “guardia medica” (presente 24 ore su 24) dove i dottori non son sempre gli stessi e nell’avvicendarsi perdono dei pezzi.
Sempre nel 2023 è stato riaperto, una volta la settimana, l’ambulatorio odontoiatrico per otturazioni e estrazioni, ma c’è anche un dentista dell’associazione Tino Beiletti a disposizione per le protesi.
S’aggiunge il centro per le tossicodipendenze con due psicologi, un educatore, più un medico.
Bene chiarire che, a parte quest’ultimo, per tutti gli altri servizi il personale medico e paramedico non è composto da dipendenti dell’Asl To4, ma affidato ad un’azienda esterna, la Cm Service.
A quanto pare l’Asl To4 non è riuscita a trovare il personale o, se si preferisce, non s’è impegnata a sufficienza per fare delle assunzioni, il che non significa che il personale di Cm Service non sia all’altezza o non si dia da fare, tutt’altro.
Tornando a Vespino è indubbio che la necessità di un ricovero scatta nel momento stesso in cui lo decide il medico di turno. Chiama il 118 e avvisa la “penitenziaria”. Ecco! Questo non è successo.
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