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Carcere di Ivrea
19 Gennaio 2024 - 17:07
Massimo Beratto
Aveva 47 anni. L’han trovato senza vita in una cella del carcere di Ivrea il 7 gennaio. Si dirà e si scriverà per embolia polmonare ma sulla morte di Andrea Pagani, anche la Procura della Repubblica di Ivrea vuole capirne di più e, infatti, ha già aperto un fascicolo. La domanda è: che cosa non ha funzionato nell’assistenza medica.
I dubbi sono quelli degli amici nonché collaboratori del giornale on line «La Fenice», su cui anche Pagani, con lo pseudonimo “Vespino” scriveva e pure tanto. Una lunga lettera per dire che i medici avrebbero catalogato un malessere profondo come semplice influenza prescrivendo a Pagani i soliti Tachipirina e Brufen.
“Il ragazzo - si legge - faceva fatica a camminare, respirare, muoversi e negli ultimi giorni era sempre più bianco-giallastro e con le labbra viola. Fino alla settimana prima che si ammalasse, veniva regolarmente al campo sportivo e giocavamo a calcio anche per due ore senza alcun problema”.
Dunque, una morte sospetta, come ce ne sono state tante nelle carceri italiane, ma per avere ben chiaro che cosa sia effettivamente successo, si deve anche un po’ tenere conto di che cosa significhi “popolazione carceraria” che a Ivrea pare essersi consolidata in circa 280 detenuti, tanti rispetto alla capienza massima di circa 200.

Perchè lì dentro c’è di tutto: tossicodipendenti, sieropositivi, cirrotici. Non è una popolazione assimilabile a quella esterna. E’ una concentrazione di malati che a volte vanno in escandescenza. Ecco, Vespino non era tra questi ultimi. Piuttosto, da quel che si è appreso, soffriva in silenzio e fors’anche per questo, le attenzioni su di lui non sono state all’altezza del problema di salute che stava vivendo. E diciamo “forse” perchè i morti per “embolia polmonare” si contano anche fuori da quelle mura, ma su di loro non si accende alcun riflettore.
Detto questo se nel 2022 per colpa del Covid l’assistenza medica era andata letteralmente fuori controllo, agli inizi del 2023 c’è stato un cambio di passo con l’arrivo di un coordinatore medico di cui per più di un anno si era fatto a meno. La giustificazione? Non se n’era riusciti a trovarne di disponibili.
A firmare il contratto con l’Asl To4 era stato il medico di famiglia Massimo Beratto, in pensione da qualche mese. Un contratto speciale, reso possibile dalle disposizioni emanate dal Governo e dalla Regione per contrastare la diffusione del Covid. Non a caso Beratto che in carcere ci aveva già lavorato dall’82 al 92, quando ancora la medicina era appannaggio del Ministero di Grazia e Giustizia.
Al suo ingresso l’area medica contava 4 infermieri tunisini ma mancava chi li coordinasse. Beratto stando ai racconti di chi lo ha visto all’opera, si è messo a fare un po’ di tutto, finanche il fattorino. Alla fine di un percorso durato un anno è successo un piccolo miracolo, la barca ha smesso di affondare e, tre mesi fa, è pure arrivato un coordinatore per gli infermieri.
Tutto bene salvo una cosa. Beratto in carcere ad Ivrea non c’è più. Concluso il contratto a febbraio, l’Asl To 4 non gliel’ha più rinnovato e oggi in carcere manca un coordinatore medico.
Il problema non è di poco conto considerando che spetta proprio a questa figura gestire oltre agli infermieri un serie di servizi a cominciare dalla “guardia medica” (presente 24 ore su 24) dove i dottori non son sempre gli stessi e nell’avvicendarsi perdono dei pezzi.
Sempre nel 2023 è stato riaperto, una volta la settimana, l’ambulatorio odontoiatrico per otturazioni e estrazioni, ma c’è anche un dentista dell’associazione Tino Beiletti a disposizione per le protesi.
S’aggiunge il centro per le tossicodipendenze con due psicologi, un educatore, più un medico.
Bene chiarire che, a parte quest’ultimo, per tutti gli altri servizi il personale medico e paramedico non è composto da dipendenti dell’Asl To4, ma affidato ad un’azienda esterna, la Cm Service.
A quanto pare l’Asl To4 non è riuscita a trovare il personale o, se si preferisce, non s’è impegnata a sufficienza per fare delle assunzioni, il che non significa che il personale di Cm Service non sia all’altezza o non si dia da fare, tutt’altro.

Ah giusto, dimenticavamo. Tra le novità ce n’è una ed è quella del cardiologo messo a disposizione dall’Asl To4 che ha anche acquistato un ecografo e un radiografo. Il tutto servirà per ridurre gli spostamenti. Altra novità è l’arrivo di un fisiastra limitatamente alle consulenze.
Tornando a Vespino è indubbio che la necessità di un ricovero scatta nel momento stesso in cui lo decide il medico di turno. Chiama il 118 e avvisa la “penitenziaria”. Ecco! Questo non è successo.
E’ da sottolineare perchè neel giornale “La fenice” i detenuti parlano di un modulo attraverso cui l’amico avrebbe chiesto, inascoltato, di esser ricoverato.
Quel modulo in realtà serve per ottenere un colloquio con la Dirigenza sanitaria.
La sintesi pare a noi molto chiara. Nel carcere di Ivrea manca un coordinatore medico di cui non si può proprio fare a meno. Perchè tutto si può e si deve fare salvo che lasciare l’assistenza medica, per quando affidabile sia, in mano al privato.
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