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Ivrea
12 Dicembre 2023 - 22:51
Ilaria Aragona, Ivrea
Il suo desiderio? Riuscire a farsi una doccia prima di Natale.
“Sarebbe un bel regalo… ” si commuove.
Lei è Ilaria Aragona. Ha 46 anni e abita al civico 3 di via Saudino in un alloggio di circa 35 metri quadrati gestito dall’Atc ma di proprietà del Comune. Pochi metri quadri in cui si gira e si rigira, portandosi dietro tutta la sua disperazione e frustrazione.
Ex ballerina. Mai fumato in vita sua, ha tante foto attaccate alle pareti a testimonianza, di una bella gioventù e della sua prestanza fisica. E poi? Poi la catastrofe. Nel 2020 Ilaria è stata una delle prime a “beccarsi” il famigerato Covid. Si è ammalata. E’ stata ricoverata per parecchi mesi agli ospedali di Ivrea e Cuorgnè ed è cominciato un lento calvario. Non si è più rimessa. E’ ingrassata. Pesava poco meno di 50 kg, oggi più del doppio, con l’aggravante di stare attaccata ad una bombola di ossigeno. Per questo piange e si dispera ma ha davvero tanta voglia di parlare. Di urlare al mondo che non è così che ci si comporta con chi è messo male come lei, dichiarata inabile al lavoro al 100 per cento.

Il bagno è troppo piccolo
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Le finestre sono troppo in alto per poter essere gestite da Ilaria che non deambula...
“Sono obesa… Non riesco a chinarmi. Ho questi polmoni che mi opprimono… Ho perso tutto - ci dice - Mi hanno curato male . Ero una professoressa di spagnolo ma il lavoro non ce l’ho più. Mi hanno dato questa casa. Non l’aveva vista prima. Mi spettava di diritto per un’emergenza abitativa. Mi sono accorta dov’ero finita solo dopo…”.
Troppo piccola per muoversi. Troppo piccolo anche il bagno.
“Lì dentro - spiega - non riesco a fare nulla. E’ da otto mesi che una OSS (Operatrice socio sanitaria, ndr) mi lava a pezzi con l’acqua di una bacinella..”.
A guardarlo da vicino l’alloggio è qualcosa che si presterebbe bene per un film dell’horror, ai limiti dell’agibilità, con i lucernari nella parte alta della stanza, nessuna finestra, nessun balcone, nessuna persiana o tapparella. In ogni caso troppo piccolo per consentire a Ilaria di muoversi da un punto all’altro.
“E’ come stare in un carcere… - commenta - Io non posso deambulare. Posso scendere solo con l’ascensore. Se si rompe sto chiusa in casa. E’ già successo e non mi sono mossa per 15 giorni…”.
Lo stabile di via Saudino? Come l’ultimo girone dell’inferno.
“Gli Amministratori comunali qui non vengono mai …”, si lamenta.
Da mesi, disperata, chiama chi in Comune si occupa dei disagi come i suoi.
“Telefono a Paola Garattini ma non mi sta ad ascoltare. Non ho trovato un interlocutore neanche nell’assistente sociale. In questi mesi ho fatto tante battaglie ma la situazione è sempre peggiorata…”.
L’altro giorno il suo vicino di casa, preso dallo sconforto, ha chiamato Paolo Cominetto che non si è fatto desiderare. Si è recato di persona a constatare la situazione e subito dopo si è lasciato andare ad un post sui social.
“Mi ha guardata… Si è commosso - ricorda Ilaria - Aveva le lacrime agli occhi. Mi ha detto: tu devi avere una casa con un balcone e degli infissi. Devi poter uscire all’aria aperta…”.
Ci fossero almeno dei parenti. Purtroppo neanche quelli. La mamma di Ilaria non sta bene e il papà non vive più ad Ivrea…
“Ho qualche amica - si commuove Ilaria - poi ci sono le OSS e i vicini di casa che sono più vecchi di me ma fanno di tutto per aiutarmi…”.
E di fronte a tutto questo. Di fronte ad una donna che, pur giovane, si trascina avanti come può ci si chiede cos’è che non sta funzionando. Chiaro a tutti che una società che si rispetti ad una persona così dovrebbe prestare attenzioni fin che ce n’è.
“L’ex sindaco Stefano Sertoli sarà venuto una ventina di volte. Mi diceva che non potevo vivere qua ma allo stesso tempo che non poteva aiutarmi….”.
Qualche speranza Ilaria l’aveva riposta nella nuova amministrazione guidata da Matteo Chiantore. Ci aveva creduto e pure tanto…
“Conosco Luca Spitale e lui sapeva delle mei condizioni abitative - commenta - Mi ha chiesto il voto. Mi sono fidata, ma è da mesi che non lo vedo. L’altro giorno ho visto le foto pubblicate sui social in occasione degli anniversari di matrimonio. Gli ho ricordato le promesse che mi aveva fatto. Oggi mi ha chiamata, ma sono quasi sicura che non farà nulla per me…” …
Della brutta situazione ne sono venuti a conoscenza, proprio grazie al post di Paolo Cominetto, i consiglieri comunali Massimiliano De Stefano e Paolo Noascone.
“Lo stato di degrado in cui versano le case ATC - stigmatizzano - è da ritenersi un' emergenza sociale. Non si possono lasciare le persone abbandonate a sè stesse. La responsabilità è imputabile all' ATC, ma esistono anche responsabilità politiche. L'amministrazione comunale, di fronte a questo disagio sociale, deve assumersi le sue reponsabilità. È disumano ciò che sta accadendo. Ci sono casi che vanno affrontati immediatamente e chi, si è preso l'impegno lo deve risolvere ad ogni costo…”.
I due preannunciano un’interpellanza al sindaco e all’assessora agli affari sociali Paola Dal Santo che peraltro questa situazione la conosce molto bene….
“Le ho scritto nel mese di agosto - ci dice Ilaria - Ha constatato di persona che non possono farmi vivere qua dentro ma…”.
Ma anche lei non ha fatto nulla…
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