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Chivasso
19 Ottobre 2023 - 11:16
L'intervista a Patrizia Martini non è una semplice intervista ad una commerciante. E' un vero e proprio tuffo in un mondo, quello che ogni giorno lei apre alle sue clienti.
"Da piccola volevo fare la psicologa. Ed eccomi qui, a vendere sogni alle mie clienti".
L'età ad una donna non si chiede?
"Ma io te lo dico. Te lo dico proprio perché lavoro con le donne ed è importante anche accettare l'età che passa, i cambiamenti e quindi le rughe, il corpo che cambia. In questo mondo qui, anche l'età fa la differenza".
Patrizia Martini apre questo negozio nel 2000.
"Ho aperto esattamente quando finivano i tempi belli per l'abbigliamento. Gli anni d'oro sono stati gli Ottanta e i Novanta. Tutto finisce nel 2000, 2003, proprio quando io ho iniziato. E' cambiato il modo di vivere".
Tu, invece, ti sentivi ancora un po' figlia di quegli anni Novanta?
"Io ero nel pieno di quell'epoca. Lavoravo in uno studio legale, dall'avvocato Carnevale e il dottor Mollo. Ho lavorato da loro 6 anni. Mi piaceva. Lavoravo con persone stupende che in me riponevano massima fiducia. Lasciare quella gabbia protetta è stato difficile, ma il sogno chiamava e non ho saputo dire di no. Aprire questo negozio, seguire quella che sentivo essere la mia strada, era per me più forte di ogni certezza. Era questo il mondo che mi attirava. E, dopo 23 anni, eccomi ancora qua".
E hai anche raddoppiato, alcuni mesi fa hai aperto un altro "Patrizia Martini" a Torino, in via Mazzini, nel cuore delle strade dello shopping.
"Che coraggio, eh? Sono fatta così, quando faccio una cosa, poi, tendo a raddoppiare. Un po' come ho fatto con le figli" dice sorridendo.
Probabilmente perché riescono bene.
"Probabilmente sì, ma che fatica! Ci sono grandi soddisfazione, ma nulla è regalato. Nella vita è tutto un seme che gettiamo e poi col tempo fiorirà, ma bisogna stargli dietro, curarlo. E proprio come un giardino da curare la vita e non sempre dà i frutti che ti aspetti, ma non puoi fare a meno di continuare a coltivare, giorno per giorno con fatica e pazienza".
E il risultato è proporzionale allo sforzo?
"No, nemmeno lontanamente. Assolutamente no in questo lavoro. E' come giocare alla roulette, ormai. Non hai certezze. L'unica che hai sono le spese. Tante. Ma per essere sul mercato devi essere sempre sul pezzo, investire costantemente, non puoi restare indietro. Ma ogni mattina apri la porta e non sai come andrà quella giornata. E' come andare al casinò e puntare tutto su un numero. Può andare bene, ma può anche andare male".

Quanta soddisfazione ti dà il lavoro che hai così fortemente voluto fare?
"Moltissima. Ho la possibilità di stare in mezzo alla gente, fare cose belle, perché questa è la parte più leggera della vita: i vizi, le coccole. Capita che entri una donna triste, accasciata. E tu la trasformi, fai venire fuori quella bellezza che già c'è e ha bisogno di uscire".
Qual è la ricetta di lunga vita per un negozio, oggi?
"Per non far la fine dei dinosauri, bisogna trasformarsi un po' e bisognerebbe anche che cambiassero le regole del commercio".
Quali, ad esempio?
"Penso ai saldi. Se fino a metà ottobre abbiamo indossato abiti estivi, come possiamo fa partire i saldi i primi di gennaio quando l'inverno sta appena iniziando e poi va avanti fino a marzo aprile? Se andiamo avanti così, il sistema è destinato a morire. Perché così non c'è mai quel margine che ti permette di stare in piedi. Sono cambiate le stagioni, ma non è cambiata la stagione della moda che ti chiede di iniziare a vendere i cappotti a luglio e i costumi a febbraio. E' una cosa che non ha alcun senso nella realtà".
Da piccola dicevi di voler fare la psicologa, come ti rivedi pensandoci?
"Beh, volevo fare la psicologa, e un po' ci siamo. Il mio lavoro di chiama vendita assistita. Ma la vendiota è davvero l'ultima cosa. Si accoglie la cliente, che spesso è un'amica, e la si accompagna nel tirar fuori la parte bella che ha".
Non sfugge che, al centro del negozio ci sia un bellissimo e comodissimo divano.

"Ho voluto creare un ambiente confortevole, bello. Quando entrano qui le mie clienti stanno bene ed è per questo che posso dire di vendere un po' di sogno e di bellezza. Vendiamo sogni. Una maglia, un cappotto, li puoi trovare ovunque, ma il sogno è un'altra cosa e qui lo trovi".
Com'è cambiata la tua clientela in questi 23 anni?
"Ho iniziato a 25 anni, ora ne ho 47 e la mia cliente è cresciuta con me. Se all'epoca compravamo jeans a vita bassa e minigonne, adesso compriamo i pantaloni cin l'elastico in vita, le camicette morbide. Perché cresciamo, cambiamo e cambia anche il modo di vestirci. Adesso inizia anche ad arrivare la figlia della mia cliente. Però posso dire che il mio negozio è cresciuto con le mie clienti".
E l'esperienza di Torino come sta andando?
"Torino mi ha permesso di capire la grandezza di avere un negozio in una realtà come Chivasso dove, le clienti sono un po' sempre le stesse, ma tornano. Solo il passaggio non premia. A Torino vedo arrivare più gente, ma quel rapporto con la cliente che viene costruito solo con il tempo, manca. Il mio posto felice è ancora questo".
Quale caratteristica ti riconosci?
"Mi sento affamata, sempre. Ogni mese è una lotta. Ogni giorno devi mettere in campo tutte le tue forze: la determinazione, l'audacia, l'inventiva, l'intuito. Ci sono giornate in cui riesci meglio altre in cui si è un po' sottotono perché non tutti i giorni sono uguali e sicuramente bisogna sempre mettersi in gioco. Non si è mai arrivati. Mai pensare: ce l'ho fatta. Perché tutto cambia velocissimamente".
A cosa pensi di aver rinunciato per realizzare il tuo sogno?
"Sicuramente alla sicurezza. Non posso fare un progetto o un programma di vita. E' tutto alla giornata e quella sicurezza un po' mi manca".
Nel tuo futuro cosa vedi?
"Sono un'ottimista. Cerco di vedere solo cose belle. Ma oggi un po' di paura ce l'ho. Perché o cambia il sistema o diventerà sempre più difficile. Ma io non mi vedo altrove. La mia pensione è qui".
Il tuo sogno ha contagiato le tue figlie?
"Non credo sarà il loro percorso. Vedono quanta fatica c'è dietro".
E come ti vedi dopo il negozio?
"Mi vedo forte, sorridente e libera. Questo lavoro è un po' una catena, ma posso intenderla come costruzione della mia libertaà futura".
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