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Dalla Trione alla Tenneco: una storia manifatturiera canavesana lunga 100 anni

L'azienda ha aperto i battenti a dipendenti, famigliari e cittadini

Cuorgnè

Autorità intervenute per i 100 anni di Tenneco

La scorsa settimana si è festeggiato a Cuorgnè un compleanno importante.

Un compleanno che non riguardava una persona ma un’azienda: lo stabilimento Tenneco  (già Trione) che cent’anni fa venne fondato da un cuorgnatese di grandi capacità e di grande ingegno.

La dirigenza della società ha voluto ricordare questa ricorrenza con una serie di iniziative volte a far conoscere lo stabilimento e la sua storia ma anche il passato industriale della città.

Sabato 16 settembre ha aperto le porte a dipendenti, familiari, cittadini, che fra le 14,30 e le 16,30 (diventate in realtà quasi le 17,30 visto l’afflusso) hanno potuto visitare i luoghi di produzione e farsi spiegare dagli stessi dipendenti, trasformati in guide, cosa e come si produca in questo sito. In uno dei capannoni era stata allestita quel pomeriggio una mostra fotografica poi approdata nell’ex-Chiesa della Trinità: “Dalla Trione alla Tenneco: una storia manifatturiera canavesana”.

Marco Trione e Marco Schioppetti

Tra i visitatori, oltre ad una consistente rappresentanza dell’amministrazione di Cuorgnè ed al consigliere regionale Mauro Fava, anche il ministro Zangrillo.

Terminate le visite, si è tenuto all’auditorium dell’ex-manifattura un evento riservato ad un numero più ristretto di invitati (autorità, dipendenti ed ex-dipendenti) e presentato da Marco Schioppetti.

Il direttore dello stabilimento Massimo Vallosio, che è cuorgnatese ma ha alle spalle un’esperienza di nove anni in Germania, ha spiegato che i suoi colleghi tedeschi consideravano quello di Cuorgnè un sito di secondo livello: “Avendo lavorato qui in precedenza e conoscendo come funzionavano le cose, sapevo che avevano torto e cercavo di farglielo capire: finalmente egli ultimi anni le cose sono cambiate”.

Il direttore si è mostrato particolarmente soddisfatto dei risultati raggiunti in materia di sicurezza: “Nel primo periodo dopo la mia assunzione, nel 2002, si verificarono 8 infortuni in 11 mesi; oggi possiamo rivendicare 1.200.000 ore di lavoro senza infortuni. Non è stato facile, soprattutto per un problema di mentalità: c’erano operai che mettevano le mani dentro i macchinari!”.

Reparto Fonderia

Si è detto preoccupato per le politiche di superamento dei motori endotermici (“Impossibile pensare che entro cinque anni avremo solo auto elettriche!”) ma allo stesso tempo rassicurato dal fatto che “a partire dal 1920, ogni dieci anni qualcuno sentenzia che è arrivata la fine di questi  motori”. Le difficoltà non mancano: “I risultati non sono cattivi ma coloro che gestiscono i fondi ragionano in modo molto semplice: a loro interessa solo che un’azienda renda il più possibile”.

Marco Trione, nipote del fondatore, ha ricordato la storia della sua famiglia mentre il sindaco Giovanna Cresto ha sottolineato l’importanza  del lavorare in gruppo: “Prima di fare il sindaco non ero abituata a farlo. Ci si rende conto che occorre impegnarsi a fondo anche  per non vanificare gli sforzi altrui”. 

Gabriele Francisca, che ha curato l’allestimento della mostra fotografica insieme a Bruno Bellino - grande appassionato di storia e possessore di un importante archivio fotografico – ha sottolineato l’apporto delle maestranze di inizio Anni Trenta nella ricerca che portò alla creazione del Metalrose e la dura lotta degli operai nel 1994: “E’ grazie a loro se siamo qui a festeggiare il centenario”.

Parlando di operai, di aziende, di imprenditori in un territorio come quello del Canavese, non potevano mancare i riferimenti all’esperienza olivettiana ed alla capacità di Adriano Olivetti di individuare le qualità nascoste delle persone, soprattutto delle persone di umili origini e di scarsa scolarizzazione. Lo ha fatto Marco Peroni, autore del libro "Maestria canavesana", che ha altresì ricordato le intuizioni di Amerigo Vigliermo (fondatore del Coro Bajolese ed autore di ricerche fondamentali sulla musica popolare) e del poeta-scienziato Pietro Corzetto-Vignot nonché le qualità morali di Giuseppe Giacosa e Piero Martinetti.

FU IL “METALROSE” A DECRETARE IL SUCCESSO
DELL’AZIENDA CUORGNATESE

La Giovanni Trione & C. venne fondata nel 1923 da Giovanni Trione, nato nel 1894 nella frazione  Ronchi San Bernardo da una famiglia in buone condizioni economiche, tanto che gli fu possibile  frequentare a Torino una scuola professionale e specializzarsi in meccanica.

Dopo qualche anno di lavoro nel capoluogo tornò nella cittadina natale ed aprì con l’amico Alessandro Coha un’officina-laboratorio. La strada imboccata era quella giusta: nel 1921 Trione acquisì una quota di partecipazione nella società  Sartirana e due anni più tardi ne divenne socio di maggioranza.

Reparto Laminazione

Nel 1929, quando si trasformò in società per azioni, la Trione Giovanni & C. contava già 90 dipendenti. L’azienda continuò a crescere, fermandosi solo all’inizio degli Anni Trenta al tempo della Grande Depressione, mentre il suo proprietario s’impegnava nella formazione del personale (con la creazione della Scuola Professionale diventata in seguito ENFAPI ed ora CIAC) e metteva in atto tutta un serie di iniziative che oggi definiremmo ”di Welfare aziendale”.

Qual era la particolarità della Trione, presto impostasi anche sui mercati internazionali?

A decretare il suo successo fu, a partire dal 1932, un amalgama con cui realizzare i cuscinetti anti-frizione, che erano e restano al centro della sua produzione. La lega di stagno e rame utilizzata in precedenza in tutti i Paesi industrializzati si era rivelata inadatta ai grandi motori che ora venivano prodotti e si tentavano  nuove combinazioni ma senza successo.

Giovanni Trione ed i suoi operai riuscirono nell’impresa fondendo il rame e il piombo in una lega  che chiamarono “Metalrose”. Singolare coincidenza: nel medesimo anno, dall’altra parte dell’Atlantico, un’azienda fondata a Detroit nel 1899, creava una lega altrettanto valida e molto simile a questa, chiamata C-100. Si trattava della Federal Mogul, che trent’anni più tardi avrebbe assorbito la Trione…

I pannelli della mostra in mezzo ai rotoli lavorati

Giovanni Trione scomparve prematuramente, a 48 anni di età, a causa del saturnismo. Era il 1942. Nel Dopoguerra l’azienda cuorgnatese continuò il suo percorso di crescita arrivando a contare 800 dipendenti ed aprendo un  nuovo stabilimento, quello della Elettrometallurgica. Sorsero però contrasti all’interno della famiglia e nel 1964 si arrivò alla cessione.

Lo stato di salute dello stabilimento è buono e le commesse continuano ad arrivare eppure non sono mancati i momenti difficili come nel 1994 quando, malgrado i dati positivi, i vertici della Federal Mogul decisero di chiuderlo. Perché? Per i soliti motivi che inducono le multinazionali a mandare gambe all’aria siti sani e produttivi. Solo una dura lotta sindacale, protrattasi per tre mesi, portò ad un cambiamento di strategia.

Di recente – nel 2018 - anche la Federal Mogul è stata assorbita da un’altra azienda, la Tenneco, a sua volta acquistata lo scorso anno dal Fondo Apollo. Per ora non ci sono allarmi ed anzi si festeggia il centenario però i fondi tutto offrono tranne che certezze…

IN VISITA ALLO STABILIMENTO

Lo stabilimento cuorgnatese della Tenneco occupa una superficie di 16.000 mq dei quali 12.700 coperti. Ha 177 dipendenti che lavorano su tre turni per 5 giorni la settimana  e produce circa 3.000 km all’anno di nastro, dai quali si ottengono 50.000.000 di cuscinetti.

Sono i cuscinetti il prodotto che ha fatto la sua fortuna in questo secolo di vita ma come si arriva a realizzarli?

Il primo e fondamentale reparto è la Fonderia. Qui la materia prima – che arriva sotto forma di lingotti -  viene trasformata e poi arrotolata nel corso di tre passaggi successivi. Questi lingotti  sono in leghe di alluminio e stagno con un 2-3% di altri metalli come rame, manganese, vanadio. “Ne produciamo 5 tipi – precisa il dipendente incaricato di fornire ai visitatori le spiegazioni del caso - diversi in funzione della loro composizione chimica”.

Il primo passaggio è quello della fusione, che avviene a 930°. Gli attraversamenti successivi – spiega la guida - sono finalizzati all’arrivo nella Vaschetta di Colata (700°) con due piastre, una superiore ed una inferiore, raffreddate ad acqua e sulle quali sono calzati tappeti in fibra di vetro. il materiale passa in questa stazione di raffreddamento mentre due seghe lo calibrano a 340 mm”.

L’ultima stazione del reparto è quella della calandratura, dove il materiale passa dalla condizione piana alla forma arrotolata. In tutte le colate viene aggiunto un affinante perché abbiano una struttura piccola e facilmente lavorabile.

Terminate le operazioni di competenza della Fonderia, il prodotto ottenuto – che rispetto all’intero ciclo produttivo dello stabilimento è un semilavorato – passa ai reparti di Laminazione, dove viene ridotto di spessore a seconda dell’applicazione cui è destinato. Il rotolo in lega alluminizzata viene abbinato ad uno di acciaio e si ottiene così il prodotto finito.

Raccontato così sembra facile ma ovviamente non lo è!

POSTI RISERVATI PER I GIORNALISTI

Una novità da segnare sul calendario, auspicando che a qualcuno venga in mente di seguirne l’esempio: all’evento organizzato sabato 16 settembre dalla Tenneco nell’ex-manifattura di Cuorgnè, in seconda fila erano stati riservati inaspettatamente quattro posti a sedere per i giornalisti! Una scelta talmente insolita da far strabuzzare gli occhi se non si fosse già appreso della loro esistenza dalle addette al ricevimento del pubblico, all’ingresso nell’edificio.

I posti riservati ai giornalisti

Non è questione di rivendicare privilegi ma, fra le tante categorie di persone alle quali vengono destinate le sedie delle prime file in occasione di manifestazioni particolarmente affollate, ad essere tassativamente ignorati sono proprio coloro che di sedersi in un posto comodo avrebbero bisogno perché devono scrivere e contemporaneamente scattare fotografie. Il continuo spostarsi avanti e indietro, da un lato e l’altro, costituisce oltretutto un bel fastidio per il resto dei presenti.

Doveva arrivare un’azienda americana per pensarci… Anche se in quella specifica circostanza un posto lo si sarebbe trovato comunque perché la sala non era piena e le prime file risultavano in gran parte libere, si è trattato di una gradita sorpresa.

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