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25 Agosto 2023 - 15:49
Il ponte del diavolo, simbolo di Lanzo e delle sue Valli
"La catena sublime delle Alpi è a portata di mano. In cinquanta minuti il treno arriva a Lanzo e ti ritrovi subito sulle alate montagne". Non sono parole di un uomo qualunque. Le scriveva nel 1888 il filosofo Friedrich Nietzsche durante il suo lungo soggiorno in Piemonte.
Ce lo vediamo già, l'autore de La Gaia Scienza, prendere la prima ferrovia elettrificata d'Europa per andare a farsi un giro tra le viuzze dei paesi delle Valli di Lanzo. Eppure non era il solo. A Viù, infatti, paese al centro della Valle omonima, soggiornava Benedetto Croce, grande filosofo liberale, lettore e interprete di Hegel e soprattutto antifascista di rilievo.
Fu lui, nel 1925, a firmare per primo il Manifesto degli intellettuali antifascisti. Ma non c'erano solo queste ingombranti figure maschili a popolare la Valle. C'era pure una donna, di cui invece si è sempre parlato troppo poco. Giornalista, antifascista, intellettuale di peso, femminista.

Ada Gobetti
Si chiamava Ada Gobetti, nata Prospero, e in pochi sanno che nelle Valli di Lanzo, precisamente a Ceres, trascorse anni difficili ma proficui, fatti di corrispondenze epistolari eccellenti ma anche di passeggiate e boccate d'aria a pieni polmoni di fronte al panorama.
Qualcuno a Ceres se la ricorda ancora. "Quando scoppiò la prima guerra mondiale in Italia, Ada aveva solo 13 anni" ci racconta Franca Giusti, giornalista e consigliere comunale nel piccolo centro delle Valli di Lanzo. Come molti altri, la giovanissima Ada venne qui a cercare riparo dalle bombe che cadevano su Torino, sua città natale.
"Anche perché - aggiunge Giusti - le avevano detto che questo era un posto salubre, e Ada soffriva purtroppo di diverse condizioni patologiche". La guerra non fece che infierire: i continui sfollamenti e l'incertezza sul futuro proprio e della propria famiglia generarono in Ada un grave esaurimento nervoso che la segnò fin dall'adolescenza.
Dopo il '15, Ada tornerà a Ceres diverse altre volte. "Tornerà qui nel '17 e poi ancora fino al 1922" spiega ancora Giusti.
Sulla sinistra, il Grand Hotel Miravalle
Che la figura di Ada la conosce bene: "Era davvero un'artista, e amava soprattutto il canto: pare che si affacciasse alla finestra dal Grand Hotel Miravalle, dove alloggiava, per cantare, ed evidentemente era pure brava". Quando voleva prendere una boccata d'aria, invece, andava a camminare imboccando la mulattiera che parte dall'attuale piazza IV novembre.
Quando tornava da queste passeggiate si metteva a scrivere: "Scriveva diverse lettere, soprattutto a Benedetto Croce, che avendo sposato una ragazza di Borgaro veniva su a Viù" spiega Giusti. Le sue missive viaggiavano grazie a un servizio di posta celere che attraversava le Valli di Lanzo con estrema rapidità per gli standard dell'epoca.
Poi, finita l'estate, Ada scendeva nuovamente verso Torino grazie alla ferrovia.
Una ferrovia che, oltre a Nietzsche, Croce e Gobetti, ebbe l'onore di trasportare altre figure illustri della cultura italiana del primo Novecento. Come Giosuè Carducci, che la utilizzò per compiere un pezzo di percorso verso il pian della Mussa. Oppure Guido Gozzano, che com'è noto era visceralmente legato al territorio canavesano e delle Valli di Lanzo.
"Ada viveva Ceres con gioia - prosegue ancora Giusti -. In una sua lunga lettera in cui racconta in maniera molto lucida il suo esaurimento nervoso, Ada racconta di aver aperto la finestra e di aver visto l'alba. Di fronte a questo panorama scrisse: 'Se ho vinto una così difficile lotta saprò superare anche qualunque altra debolezza'".
Quando la giovane verga queste parole è il 26 agosto 2022, qualche mese dopo, sposerà l'intellettuale antifascista Piero Gobetti, che solo nel 1926 verrà raggiunto a Neully sur Seine, vicino Parigi, da alcuni sicari inviati dal duce, che lo uccisero brutalmente. Aveva solo 25 anni.
Le ingiustizie della violenza fascista ebbero un indubbio valore formativo per Ada Prospero, a cui il fascismo aveva tolto un marito e non solo. Eppure, non molti sanno che un impatto sulla sua formazione ce lo ebbero anche le Valli di Lanzo, e nello specifico Ceres.
"Qui Ada guardava le donne e ascoltava i loro discorsi - spiega Giusti - ed ebbe la possibilità di capire quanto sostegno davano alla famiglia. Il loro lavoro assiduo e costante era fatto di agricoltura, cucina, cura della famiglia. Da qui, Ada aveva maturato l'idea di voler emancipare le donne".

Ada Gobetti assieme al marito Piero
Idea che Ada mise in pratica attraverso diverse forme di lotta politica. "Ada lo chiamava 'diritto alla vita e alla dignità'". Tutto rivolto alle donne e alla loro emancipazione. In questo cambio di passo nel suo modo di vedere le cose, Ceres con le sue forme di vita rurale ebbe un ruolo deciso.
"Un'esperienza politica degna di nota è quella che vide Ada impegnata nel 1956 nella formazione di una lista di sole donne. Accadde in Canavese, a Ronco" spiega Giusti.
Questo territorio, dunque, fornì ad Ada degli elementi essenziali per sviluppare una visione del mondo coerente col suo ruolo di grande intellettuale pubblico. Sempre qui, l'abbiamo detto, passarono o soggiornarono grandi nomi della cultura italiana della prima metà del Novecento.
Evidentemente c'era un humus favorevole alla creazione di questa piccola "Repubblica degli artisti". Il motivo era soprattutto legato alle infrastrutture. "Un esempio? Nel 1939 c'erano 66 testate nazionali e qui ne arrivava la metà, tutti i giorni, proprio grazie alla ferrovia" spiega Giusti.
Un treno sulla Torino Ceres
Il nostro treno è stato anche al centro di diversi film, come 'Il bandito', "dove c'è una lunghissima scena girata su questo treno: attori come Anna Magnani salirono su fino a Balme grazie alla ferrovia". Le Valli di Lanzo, insomma, erano un territorio vivace, dove scorrazzavano artisti e poeti, passando dal Pian della Mussa e poi da Ceres, da Villa Pastrone fino ad arrivare a Lanzo.
A Balme, invece, ci passava D'Annunzio assieme alla Duse. E poi c'erano anche banchieri, militari, politici, ballerine di Charleston. Una vera e propria oasi nata grazie a un treno e a infrastrutture sviluppare ed efficienti. E in un momento in cui si discute ampiamente del problema, questa piccola rievocazione storica può avere un valore politico non da poco.
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