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Ivrea

Il “Generale” va a processo. Ecco alcuni degli scandalosi sms che inviò alla Vivandiera

Il Giudice ha disposto il “giudizio immediato” fissando un’udienza

Alberto Bombonato

Alberto Bombonato

I nodi presto o tardi vengono al pettine. Qualcuno se la ricorda ancora la denuncia di una Vivandiera ad Alberto Bombonato, Generale designato (e poi rimosso) nell’edizione 2020?

Chiuso il capitolo al Tar restava aperto, il procedimento in tribunale a Ivrea.   Bombonato, difeso dagli avvocati Elena Deambrogio e Cesare Gorini, dopo aver ricevuto un decreto di condanna (pena pecuniaria di 750 euro), richiesto dal Pm Lea Lamonaca e firmato dal Gip Fabio Rabagliati, che per inciso gli avrebbe evitato il procedimento giudiziario, aveva  presentato ricorso. 

E’ di oggi la notizia che il Giudice ha disposto il “giudizio immediato” fissando un’udienza al prossimo 14 luglio.

Dovrà rispondere, si legge nel dispositivo, del reato di molestia e disturbo  nei confronti di Federica Di Matteo fin dal giorno della sua nomina a Vivandiera.

Agli atti una serie di telefonate e sms con espliciti riferimenti e pretese sessuali. In uno di questi si legge Immagino possiamo però sempre andare a letto insieme...”. 

E ancora: “Io sono il Generale posso stuprarmi tutte le vivandiere”. 

E non bastava. “So benissimo che nella vita normale non me la daresti mai, ma magari nel carnevale ti viene voglia di scopare con me!”.

Bombonato, inoltre, si sarebbe ripetutamente presentato presso il luogo di lavoro della ragazza per poterla incontrare.

Nella querela, Federica Di Matteo, difesa dall’avvocato Manuel Peretti, fa riferimento non solo ai messaggi ricevuti e giudicati inappropriati, ma anche ad atteggiamenti che le avrebbero procurato un forte disagio, tanto da generare un clima estremamente pesante che non le avrebbe consentito di proseguire la sua avventura carnevalesca. Una volta presentata la denuncia, infatti, la vivandiera aveva lasciato l’incarico.

“Nessuna intenzione di innescare, da parte mia, un rancoroso e conflittuale risentimento nei confronti dell’uomo – aveva scritto in una lettera aperta – ma solo un tentativo di ottenere rispetto al mio essere donna, al mio essere persona, per me e per tutte le donne. Tengo a sottolineare quanto sia importante da parte di ciascuno di noi chiedere aiuto, come ho avuto la possibilità di fare io”.

La vicenda

In ogni caso, a prescindere da come finirà, si tratta di una gran brutta storia, gestita malissimo dalla Fondazione e dal presidente Piero Gillardi. Per capirne la gravità basta ripercorrere quelle incredibili giornate a cominciare dal 1° febbraio 2020 quando il sito internet www.giornalelavoce.it diede per primo la notizia (tenuta nascosta) delle dimissioni “per motivi famigliari” di una delle quattro vivandiere individuate attraverso il bando di arruolamento dello Stato Maggiore.

“Mi ha telefonato il presidente della Fondazione Piero Gillardi per chiedermi quale procedura adottare – si nascose dietro ad un dito il Notaio Pierluigi Cignetti – gli ho confermato che era sufficiente nominare  una delle altre due che avevano fatto domanda… tutto qui…!”.

“Questa a me non sembra una notizia..” si accodò il Generale entrante Alberto Bombonato.

E invece, due giorni dopo,  la vicenda finì su tutti i rotocalchi italiani con lo stesso identico racconto di una vivandiera che si era dimessa nel totale silenzio degli organizzatori intenti a non far trapelare nulla. E si scoprì anche che, prima di abbandonare il campo, la ragazza aveva informato Gillardi e l’allora sindaco Stefano Sertoli. I giornali lo scrivono e succede un patatrac. Evidenti le resistenze, sia del cda della Fondazione, sia del sindaco, a dare troppo credito alla storia, un po’ per quell’insano maschilismo che governa la festa, un po’ per il danno di immagine che si sarebbe arrecato alla manifestazione.

Gran finale con il sindaco che fa come Ponzio Pilato e affida a Gillardi il compito di risolvere in fretta la “frittata” peraltro considerandolo colpevole per essersela fatta sfuggire di mano quando ancora poteva essere gestita.

Bene! Bravo! Bis! E cosa fa Gillardi? A leggere il suo comunicato  viene ancora oggi la pelle d’oca. Parla di “campagna social”, di “rumors”, di “disagio”, di “mancata conoscenza”, di “informazioni” non verificate. Insomma: tutto sbagliato. Eppure la questione era un’altra. Cioè la “non” reazione della Fondazione di fronte alla denuncia di una ragazza e questa “sì” che era una notizia verificata e pure di interesse pubblico.

Perchè ci sono cose che si possono scrivere fino ad un certo punto ma ce ne sono altre da urlare a squarcia gola a cominciare dall’obbligo morale di gestire il Carnevale con il dovuto rispetto ai tanti soldi che si spendono, in gran parte soldi pubblici (qualcosa come 700 mila euro).

Cosa avrebbero dovuto fare il presidente della Fondazione Piero Gillardi di fronte ad una serie di inopportuni messaggi via whatsapp? Chiamare i personaggi coinvolti. Verificare i racconti e, di fronte ad una conferma, chiedere al Generale di fare subito un passo indietro con una motivazione qualsiasi, non importa quale.

Solo così si sarebbe evitato il gossip e il danno d’immagine alla ragazza ma soprattutto al Carnevale.  Solo così Gillardi avrebbe dimostrato di essere idoneo a gestire un ente e una manifestazione che proprio per l’investimento di cui sopra è da considerarsi una cosa seria.

Al Tar

Il mese di luglio non porta granchè fortuna a Bombonato. Nel 2021, proprio di questi tempi, la notizia che i giudici della seconda sezione del Tar (Tribunale Amministrativo) avevano bocciato il ricorso contro la Fondazione dello Storico Carnevale.

“La decisione della Fondazione – scrissero i giudici  – era motivata dalla ragione di porre la manifestazione carnevalesca al riparo anche solo dal dubbio che uno dei partecipanti, cui è stata attribuita una carica di particolare rilievo, potesse avere tenuto nei confronti di un altro partecipante un comportamento non solo ben poco consono alla dignità del personaggio, ma anche penalmente rilevante”.

Del “Cerimoniale”, più volte richiamato da Bombonato nella denuncia, i giudici se ne sono fregati, più  concentrati sulla gravità degli addebiti contestati “che hanno portato alla recente adozione da parte del GIP presso il Tribunale di Ivrea di un decreto penale di condanna nei confronti del ricorrente), incompatibili con lo spirito della manifestazione, sia per la risonanza, anche mediatica, che ha avuto l’episodio e dunque per la necessità di porre celermente il Carnevale al riparo da ogni polemica sia, in ogni caso, per la natura giocosa del ruolo attribuito…”.

Il Tar aveva anche ritenuto legittime le difese della Fondazione dello Storico Carnevale (avvocati Celere Spaziante e Carlo Emanuele Gallo) sul potenziale rischio di ordine pubblico nel caso Bombonato non fosse stato sostituito nella carica di Generale.  

Per la cronaca, a Bombonato, era succeduto il Generale dell’anno precedente Vincenzo Ceratti, il tutto senza dar troppo conto, peso e sostanza, al “Cerimoniale”,  laddove si prevede che la sostituzione deve avvenire con l’Aiutante di campo più anziano, in quel caso  con Massimo Lova. Ma queste son quisquiglie!

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