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Quella fusione “dimenticata” tra i Comuni dell’eporediese! C'era una volta AMIunaCittà

Il centrodestra a guida Sertoli non ci ha mai creduto

Quella fusione “dimenticata”  tra i Comuni dell’eporediese! C'era una volta AMIunaCittà

C’era una volta l’Unione di Comuni. Correva  il 10 novembre del 2011 quando l’allora sindaco Carlo Della Pepa, paonazzo in volto, roteando il dito indice, ne annunciava una “fresca fresca” con Andrate, Cascinette, Fiorano, Montalto, Nomaglio, Pavone e Salerano. Sembrava Giulio Cesare appena tornato dalla “campagna d’Egitto”. 

L'ex sindaco Carlo Della Pepa

“Saremo una popolazione di circa 35 mila abitanti per una superficie di 70 chilometri quadrati…”, diceva e commentava. Poi più niente fino al novembre del 2014, quando in consiglio comunale si tornò a parlare di “Unione e gestione associata di servizi”. 

Qualche sindaco però nel frattempo s’era già pentito e aveva rivendicato la sua indipendenza. Via Andrate, via Nomaglio, via Pavone e Salerano. Restavano con le rosse torri, Cascinette, Fiorano e Montalto, più Banchette che nel frattempo si era aggiunta … Sembrava di assistere ad una partita al risiko ma non era un gioco. 

Da qui in avanti solo più discorsi sul “gran consiglio”: a Ivrea 7 consiglieri, 4 ai comuni tra 5 e 3 mila abitanti, 3 ai comuni da 3 a mille e due per tutti gli altri.  

Da un lato la voglia di fondersi, di diventare un soggetto amministrativo più grande, dall’altra i classici campanilismi duri a morire.  

Il dibattito, per nulla idiota, si estese a tutto l’eporediese e una gran mano la diede il Forum Democratico Tullio Lembo. 

Nel 2015 lanciò una provocazione: concentrare in un unico soggetto istituzionale 66 piccoli comuni dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea (Ami). Ne sarebbe nata una città di poco più di 100.000 abitanti dotata di un maggior peso ‘politico’. 

Pensa un po’ te, grazie all’aggregazione si sarebbero risparmiati, solo in stipendi a sindaci e 400 consiglieri comunali la bellezza di  80 milioni di euro all’anno.  

La proposta dell’Ami, manco a dirlo, piombò sulla campagna elettorale del 2018 a Ivrea, così come le preoccupazioni dei quattro sindaci dell’Unione dell’Eporediese che si precipitarono  a chiedere ai candidati sindaci di non  cedere alle lusinghe dell’Ami che avrebbero avuto come unico risultato lo scioglimento dell’Unione stessa. Preoccupazioni infondate considerando che con il governo in mano al “dormiglione” Sertoli si è mandata a quel paese non solo l’Unione, non solo l’Ami, ma anche altri organismi  previsti dalla legge regionale come  la zona omogenea e l’assemblea dei sindaci dell’Asl To4. 

Maurizio Perinetti, capogruppo del Pd

A ricordare a Sertoli questa sua incapacità politica di interagire con il territorio, l’altra sera, in consiglio comunale, è stata un po’ tutta l’Opposizione.  Tagliente più che mai il Pd, con il capogruppo Maurizio Perinetti e il consigliere comunale Fabrizio Dulla del Pd, a margine di un dibattito sul bilancio e sulla Centrale unica di committenza che non c’è più e obbliga Ivrea a rivolgersi a Biella per le gare e per gli appalti. “In questi ultimi anni la città ha perso la sua importanza. Si è ridimensionata - ha inforcato Perinetti - Si era scelta la strada dell’Unione e si era arrivati alla redazione di uno statuto. Si erano delegate delle funzioni poi tutto è morto...”. 

Sperare che cambi qualcosa nei prossimi mesi è pura utopia. Di sicuro  però le Unioni e le Fusioni torneranno ad essere materia di campagna elettorale.

La domanda è: si sarebbe potuto fare qualcosa di più. 

“Sì”, secondo Emilio Torri, l’ultimo Coordinatore di cui si ha memoria del Comitato AMIunaCittà, nato nel 2014 con l’obiettivo di coinvolgere e fondere insieme tutti e 58 i comuni dell’eporediese pari ad una popolazione di 110 mila abitanti. Un sogno!

E’ del giugno del 2021 un suo intervento sulla decisione di comprendere nella Città Metropolitana di Torino tutta la ex Provincia. A suo dire fu un errore: troppo grande e disomogeneo il territorio, troppo frammentato in una miriade di Comuni in gran parte di dimensioni troppo piccole. 

Stessa cosa dicasi per le “Zone Omogenee” in cui il territorio è stato organizzato, rimaste entità geografiche, i cui organi rappresentativi (assemblea di Zona e portavoce) non sono in grado di interloquire autorevolmente e sinergicamente con una Torino Aumentata su progetti e iniziative strategiche. 

Quelli del Comitato AMIunaCittà (esisteranno ancora? Boh!) vedevano proprio in tutto questo la riconferma della validità di un organismo di governo di tipo nuovo, attraverso processi di fusioni dei Comuni esistenti. Unità amministrative forti e competenti, dotate delle autonomie previste dalla legge, con accesso diretto ai finanziamenti europei, con le capacità tecniche e professionali necessarie per gestire i piani di sviluppo calibrati sulle specificità locali, in un rapporto dialettico e non subordinato con la Città Metropolitana. 

“Questa ipotesi - commentava Emilio Torri - non deve preoccupare le Comunità locali: la legge sulle fusioni prevede la Istituzione dei Municipi decentrati, organi elettivi, per assicurare la continuità dei servizi di prossimità e la tutela e la valorizzazione delle tradizioni locali. La nostra proposta ha trovato l’opposizione di una classe politica e amministrativa in nome della difesa del campanile o, forse, di qualche piccolo ed effimero privilegio identitario. Il rischio è quello di ritrovarci, sempre più vecchi e sempre meno, a festeggiare negli anni futuri le fiere e i Santi Patroni locali...”.

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