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Ivrea
28 Gennaio 2023 - 18:43
Nella foto: Giuliano Balzola, Michele Cafarelli, Bruno Mecca Cici
Non se ne stava più parlando da un bel pezzo ma “a volte ritornano” ed è ritornato alla ribalta in questi giorni tra le opere praticamente “sparite” nel nuovo piano regolatore firmato dall’architetto Giancarlo Paglia.
Parliamo del “Peduncolo”che non era il gambo di un fungo a cappello o lo stelo che congiunge il grappolo d’uva alla vite. Insomma non era un “picciolo” ma una nuova strada di collegamento tra la ex SS 228, dalla Statale 26 (terzo ponte) fino al confine con Bollengo.
A metterci il cappello sopra era stata, nel 2021, la Città Metropolitana con tanto di richiesta alla Regione di riconoscerla come opera pubblica prioritaria e la Regione Piemonte, senza farselo ripetere due volte l’aveva inserito nel Recovery Plan insieme al traforo di Monte Navale, alla Ico-Valley e all’elettrificazione della ferrovia Ivrea Aosta.
E sarebbero stati circa 3400 metri di nuovo catrame, sei rotatorie, 2800 metri di strade di servizio, un ponte sul Naviglio, due sottopassi stradali, tre mini. rotatorie di cui due nel quartiere S. Giovanni ed una nella zona industriale di Burolo.
Tutto sparito! Tutto cancellato, con gaudio e tripudio di Coldiretti che in un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi ha ringraziato l’Amministrazione comunale a trazione Lega per la decisione presa.

Il vecchio progetto del Peduncolo
Al posto del “peduncolo” un “peduncolino”, una semplice strada interna che dal terzo ponte si dirige in via Bollengo fino all’altezza del carcere...
Le cartine del nuovo piano regolatore sono state mostrate ad un incontro al quale hanno partecipato il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, il segretario di Zona Coldiretti, Massimo Ceresole, gli assessori all’agricoltura e all’urbanistica Giuliano Balzola e Michele Cafarelli.
Il progetto definitivo del “peduncolo” e non del “peduncolino” risale al 2009 e - in verità - i cittadini eporediesi se ne erano quasi dimenticati. Nel 2017 la nuova arteria era addirittura stata inserita tra i progetti prioritari da parte della Regione con gran codazzo di polemiche da parte di agricoltori e ambientalisti. Talmente prioritario che son sempre mancati i soldi per finanziarlo.
Morale?
Oggi quella variante, con il nuovo piano regolatore, diventerà una stradina e come hanno sottolineato i consiglieri comunali Maurizio Perinetti e Fabrizio Dulla durante un recente consiglio comunale a nessun Ente superiore verrà in mente di metterci dei soldi, che è un po’ come dire che non si farà mai più.
«Siamo soddisfatti: le nostre posizioni sono le stesse della giunta eporediese – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Non siamo contrari a un ampliamento che possa rendere più scorrevole la viabilità esistente, non siamo nemmeno contrari a opere accessorie di accesso ed eventuale interscambio. Ma non saremmo d’accordo se il progetto prevedesse un’occupazione massiccia dei terreni oppure se l’opera si portasse dietro la trasformazione dell’area in zona produttiva o residenziale. Gli assessori Balzola e Cafarelli ci hanno chiaramente mostrato che una trasformazione nella destinazione d’uso non è prevista nella variante di Piano regolatore che ha appena iniziato l’iter di approvazione, e di questo siamo soddisfatti».
Tra chi si è sempre opposto al “peduncolo” e potrebbe considerare questa decisione una vittoria quasi personale, c’è Pier Giuseppe Gillio ambientalista, scrittore, musicologo e docente di drammaturgia al Conservatorio di Novara. Non per niente.
Sollecitato dal consigliere comunale Francesco Comotto e dalla lista civica Viviamo Ivrea, aveva infatti dedicato al progetto un intero dossier esponendo tutte le sue critiche ai tecnici responsabili della stesura della variante di PRG firmata dallo Studio Boeri, nell’incontro con la cittadinanza tenutosi il 18 settembre 2020 e poi ancora il 20 ottobre durante una commissione consiliare “Assetto del territorio” presieduta da Francesco Comotto, presente il grillino Massimo Fresc e l’architetto Cesare Ferrari.

Francesco Comotto di Viviamo Ivrea
A conclusione della discussione anche gli assessori Giuliano Balzola e Michele Cafarelli si erano detti favorevoli a una pausa di riflessione e approfondimento. Insomma, secondo un po’ tutti, nel Recovery plan la Regione aveva estratto dal cassetto un progetto alquanto datato senza verificare se a distanza di anni dal suo concepimento conservasse ancora un minimo di utilità e se non fossero ipotizzabili alternative più funzionali, meno costose e meno impattanti nonché più rispondenti all’obiettivo della “mobilità sostenibile”.
“Il progetto - commentava Pier Giuseppe Gillio - figurava già nel PRGC del 1991 e nella variante 2000 ...”.
L’esigenza a suo avviso era nata per assecondare il progetto Mediapolis (aggiungendo una quarta strada in direzione sud, verso Albiano), ma anche per rimediare al notevole flusso di traffico sulla ex statale 228 causato dall’espansione delle zone commerciali ed industriali.
Il peduncolo sarebbe stata l’alternativa perfetta per il traffico a lunga percorrenza.
Poi Mediapolis non s’è più fatta, la Sp 228 è diventata a tre corsie e le aree commerciali e industriali non si sono più ampliate. Insomma il traffico non c’è più.
“Il collo di bottiglia - aggiungeva Gillio - si deve alla rotatoria su cui si innesta via Casale, nonché alla rotatoria successiva di collegamento con il terzo ponte. Se un problema esiste è dunque relativo a poche centinaia di metri di percorrenza e pertanto dovrebbe essere affrontato con soluzioni meno impattanti e meno dispendiose della realizzazione di chilometri di nuove strade…”.
Per esempio, molto in sintesi, con un nuovo casello autostradale a S. Bernardo utile a ridurre il transito di Via Casale diretto al casello di Albiano... o con un attraversamento del Naviglio, all’altezza dell’incrocio tra corso Vercelli e via Casale.
Durante l’incontro dell’altro giorno Coldiretti ha nuovamente richiesto di non consumare nuovo suolo agricolo anche nella scelta del nuovo ospedale del Canavese.
«Per il nuovo nosocomio - ha ribadito - al momento solo il sito proposto dal comune di Ivrea sembra non comportare nuova cementificazione. Al contrario, quello di Pavone, oltre a problemi idrogeologici che i nostri agricoltori conoscono bene, prevede la sparizione di una vasta area di campi agricoli».
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