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Ivrea
23 Gennaio 2023 - 00:16
Ci sono grandi aziende che hanno fatto la storia e ci sono storie di chi quelle aziende le ha vissute che ti arrivano diritte al cuore.
E’ successo giovedì scorso in sala Santa Marta in occasione della presentazione del libro di Severino Patisso: “Olivetti M20, Ivrea Palermo in 100 anni e ritorno. La macchina per scrivere che voleva vedere il mare”.
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Alla serata, organizzata dall’Associazione Canavesiamo del presidente Paolo Cominetto, coordinata da Piero Monti e presentata da Paola Principe sono intervenuti Silvia Grasso, Laura Salvetti (Presidente delle Spille d’oro Olivetti), l’assessora Costanza Casali e poi alcuni ex dipendenti, da Ermanno Lesca a Maria Aprile, passando da Alessandro Romussi, Enrico Capellaro e, non in ultima, Rita Munari, 35 anni in azienda, quindi medaglia d’oro, assunta l’11 aprile del 1958 dopo un corso di stenografia, dattilografia e matematica di tre mesi a Villa Molinario.
“Nel giugno del 1957 frequentavo l’istituto tecnico commerciale e mi ero appena diplomata. Vengo a sapere di questa opportunità e mi iscrivo” ha raccontato Rita Munari.

Finirà a lavorare alla scuola Stac che aveva in allora sede a San Bernardo.
“Mi piace raccontare una cosa - ha toccato le corde di tutti con i suoi ricordi - Abitavo in corso Vercelli, nel palazzo del sole e il pullman faceva una fermata proprio davanti all’ingresso. Sono sempre stata una ritardataria ma alla mattina le cose andavano in questo modo. Mia mamma faceva da vedetta sul balcone e quando lo vedeva io mi precipitavo giù. Non l’ho mai perso. Nel 1960 pochissimi avevano le macchine. Tutti prendevano il pullman e già lì s’era creata una piccola comunità che iniziava insieme la giornata. Era davvero bello!”.
E poi il racconto del suo lavoro, incentrato sull’organizzazione dei corsi per gli allievi che arrivavano dall’Italia e dalle consociate straniere. Della loro sistemazione negli alberghi di allora (Aquila antica, Aquila nera, l’Oriente, Universo e Il Nazionale).
Infine la sua prima volta a Palazzo Uffici ancora in costruzione.
Anno 1963. Secondo piano Ala C.
“Un giorno tolsero quel telone e ci consegnarono la visione di questa scala monumentale famosa in tutto il mondo e dell’enorme lampadario di Murano...”
Una scena mozzafiato.
Ma è parlando delle persone conosciute in quegli anni che Rita è riuscita a commuovere tutti.
“Lavoravo per il Colonnello Filiberto Pomo (Medaglia d’Argento al valor Militare ndr), al fianco della sua segretaria Lilia Moia sposata con Amos Messori, nome di battaglia D’artagnan. Avevo 20 anni e pur conoscendo la seconda guerra mondiale non conoscevo bene la storia di Ivrea. Seppi dopo che Lilia era stata una staffetta partigiana e che il marito Amos, nel dicembre del 1944 aveva salvato Ivrea facendo saltare il ponte ferroviario con le bombe... Con me loro non ne avevano mai fatto parola. Ancora oggi mi vengono le lacrime agli occhi al pensiero d’aver avuto il privilegio di lavorare al fianco di queste persone…”.
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Insomma, come ha detto Paolo Cominetto, una serata dedicata all’altra metà del cielo dell’epopea Olivetti, quella vissuta dai dipendenti: “Abbiamo raccontato aneddoti di vita vissuta in quegli anni. Senza dimenticare lo scopo benefico della serata. Grazie a tutti gli enti (molto importanti) che hanno dato il loro patrocinio e appoggiato questa nostra nuova iniziativa...”.
L’incasso della vendita del libro è infatti stato devoluto alla Fondazione malattie rare infantili del Regina Margherita.
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