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04 Dicembre 2022 - 16:10
Con un ordine del giorno votato all’unanimità e che ha visto come primo firmatario il presidente del consiglio Diego Borla, la città di Ivrea ha messo nero su bianco il suo sostegno a Pino Masciari, l’imprenditore edile calabrese, testimone di giustizia, da tempo trasferitosi in Piemonte. Si è chiesto che non gli venga tolta la scorta. Non a caso considerando che a Masciari, il 24 novembre del 2008, Ivrea aveva conferito la cittadinanza onoraria.

L’atto impegna sindaco e Giunta “ad attuare tutte le azioni necessarie per chiedere al presidente della Repubblica e al Ministro dell’Interno di rivalutare i motivi di queste scelte che pongono la vita di Pino Masciari e della sua famiglia in grave rischio e, nell’attesa di nuova valutazione, sospendere il procedimento di revoca della scorta di sicurezza mantenendola ai livelli di protezione attuale”.
Masciari “vive in costante pericolo di vita per le denunce da lui avanzate del sistema mafioso calabrese ... - sottolinea il documento - La scorta rappresenta quindi un elemento fondamentale per l’incolumità sua e della sua famiglia, oltre ad essere un elemento concreto dello Stato nel contrastare le attività mafiose e un segnale forte e tangibile di protezione nei confronti di coloro che si ribellano alle mafie”.
Che si debba a tutti i costi aiutare Masciari lo ha sostenuto con forza la consigliera comunale Gabriella Colosso del Pd.
“Abbiamo la memoria storica corta - ha commentato - le mafie hanno la memoria lunga. Ho avuto l’onore di conoscere Masciari, nel 2008. Torino, con sindaco Chiamparino è stata la prima città a dargli la cittadinanza onoraria. Si presentò accompagnato da più di un centinaio di persone. Ha avuto il coraggio di denunciare e ha subito l’esilio in una valle della pianura padana, insieme alla moglie e ai due figli. Lui e la sua famiglia in prigione, i criminali in libertà...”.
Anche il grillino Massimo Fresc ha conosciuto di persona Masciari. “Ha vissuto gran parte della sua vita sotto scorta - ha sottolineato - Dobbiamo sostenerlo non solo per le testimonianze ma per le sue battaglie civili contro la delinquenza organizzata. Il contrasto alle mafie passa anche attraverso la protezione di chi si è esposto....”.
La scorsa settimana Masciari è stato “audito” in Commissione Legalità del Comune di Torino, ed è lì che ha letto la notifica, del 15 ottobre, inviatagli dalla Prefettura di Torino sull’avvio del procedimento di revoca della scorta deciso dal Ministro dell’interno.
“La decisione della revoca è incauta e irragionevole e assume il significato di condanna a morte di un uomo e un padre che ha creduto nello Stato - ha sottolineato Masciari - La nostra vita non può essere trattata come una pratica amministrativa. Se oggi sono diventato un peso per lo Stato e devo vivere pensando che possa sempre essere l’ultimo giorno, questa non è vita. Se devo essere l’agnello sacrificale per aver fatto quello che dovremmo fare tutti, allora significa che ho sbagliato e mi auguro che lo Stato ci ripensi”.
Tra le tante una dichiarazione di Masciari, rilasciata nei giorni successivi, ha particolarmente colpito tutti.
“Mi hanno sfinito in tanti anni di continuo braccio di ferro per il riconoscimento dei miei diritti! - è andato dicendo - Adesso non sento di avere più l’energia per contrastare decisioni che di fatto sono già state assunte, di lottare contro un muro di gomma impenetrabile che da anni non mi permette di guardare con serenità al mio futuro. Per questo dico: basta! Logorato da 25 anni di deportazione e di incertezza del domani sto meditando in maniera seria e ponderata di compiere il gesto di rientrare in Calabria, di riprendere la mia vita, di muovermi in autonomia ovunque io voglia, con la determinazione di chi ha sempre lottato a difesa della propria libertà. Questa non è assolutamente una questione politica, né interessa determinazioni assunte dal nuovo Governo, semmai è il Governo uscente che avrebbe dovuto fornire spiegazioni in merito. Tuttavia, è evidente che oggi l’attuale Esecutivo è nella responsabilità e nelle condizioni di poter intervenire in favore mio e della mia famiglia. A nessuno può essere chiesto di vivere in questo continuo stato di sospensione del proprio futuro e delle proprie aspettative! Già troppo abbiamo subito le vessazioni di un sistema che invece di proteggerci ci ha spesso lasciato soli in balia di noi stessi. E’ una questione di principio! E’ scontato che qualora mi dovesse succedere qualcosa riterrò responsabili gli organi competenti e chi, avviando il procedimento di revoca della scorta, ha ritenuto che io non sia più in pericolo, effettuando una valutazione che si rivelerebbe evidentemente e palesemente errata rispetto la condizione della mia sicurezza”.
Masciari ha inviato una lettera, oltrechè a Ivrea, a tutte le città che gli hanno conferito la cittadinanza onoraria: in poche gli hanno risposto.
“Il loro silenzio mi sta facendo riflettere sulle opportunità di restituire la stessa cittadinanza alle città che continuano ad ignorare la richiesta di sostegno di un loro concittadino. Non servono le passerelle, le giornate commemorative, i convegni, se poi all’atto concreto non si sanno intraprendere azioni chiare che diano il segno tangibile del proprio impegno nell’antimafia. Serve un risveglio delle coscienze. Tutti dovrebbero sentire l’urgenza di prendere posizione e scegliere se agire favorendo o contrastando l’antistato”.
Chi è Pino Masciari?
Masciari iniziò a lavorare nell’impresa edile del padre rilevandola nel 1988. Una delle due imprese, la “Masciari Costruzioni”, operava nel campo degli appalti pubblici, case popolari, impianti sportivi, scuole, strade, restauri di centri storici, l’altra impresa, ereditata dal padre si occupava di abitazioni civile destinate alla vendita.
Fu suo padre per primo a rivolgersi alle Forze dell’Ordine per riferire sulle pressioni della ‘ndrangheta. Le risposte furono un invito a prestare attenzione prima di esporsi troppo, poiché la denuncia avrebbe comportato un rischio per la sua vita. Nel 1988, dopo la sua morte, Pino Masciari si trova da solo con 9 fratelli . Per proseguire l’attività decide di cedere alle estorsioni, ossia alla corresponsione del 3% ai mafiosi e del 6% alla parte collusa con la politica, nonché a numerose imposizioni delle cosche fra cui le assunzioni pilotate, le forniture di materiali e di manodopera, regali di appartamenti, e elargizione di denaro e di lavori pubblici pretesi dai politici.
Due anni dopo, nel 1990, si ribella alle pretese dei politici ssnel 1992 anche alla ‘ndrangheta e cominciano furti, incendi, danneggiamenti e minacce.
Alcuni malavitosi avvicinano uno dei suoi fratelli e gli spararono alle gambe. Contemporaneamente le banche gli consigliano di rivolgersi agli usurai per ottenere quella liquidità venuta meno a causa dai mancati pagamenti su lavori, già realizzati.
Nel 1994 Pino licenzia tutti i suoi operai e a novembre dello stesso anno inizia raccontare ai carabinieri i problemi che sta attraversando.
La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, considerato il pericolo grave e imminente prospetta di mettere sotto tutela lui e la sua famiglia. Inizia così la collaborazione con la giustizia. Grazie alle sue denunce vengono arrestati e condannati decine di capi e gregari di importanti famiglie ‘ndranghetiste come i Vallelunga di Serra San Bruno, i Sia di Soverato, gli Arena di Isola Capo Rizzuto, Trapasso - Scerbo di San Leonardo di Cutro e Cutro, i Mazzaferro, nonché politici e amministratori[1].
Nell’ottobre dell’anno 1996 la ditta “Masciari Costruzioni” viene dichiarata fallita. Il 18 ottobre 1997 Masciari e la sua famiglia vengono sottoposti al programma di protezione previsto per i testimoni.
Pino Masciari con la sua famiglia vive da anni in località protetta, senza alcuna speciale protezione e nessun cambiamento d’identità, senza alcuna possibilità di lavoro né per lui né per sua moglie.
A Pino Masciari è stata conferita la cittadinanza onoraria, oltrechè da Ivrea, anche da Torino il 10 novembre 2008, San Sperate (CA) il 24 settembre 2009, Nichelino il 13 aprile 2010, Empoli il 22 maggio 2010, Bologna il 21 maggio 2012, Gioia del Colle nel 2013, Leini nel dicembre del 2014.
In politica...
Nel maggio del 2014, durante la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Leini (commissariato dal 2012 per infiltrazioni della ‘ndrangheta calabrese), la candidata a sindaco Silvia Cossu del Movimento 5 stelle propone a Pino Masciari il ruolo di assessore ai lavori pubblici. Stessa cosa a Piossasco, sempre con i cinquestelle, alle amministrative del 2014. Infine, alle politiche del 2018 Masciari si è candidato al Senato della Repubblica nel collegio uninominale di Settimo Torinese per il Movimento 5 Stelle, battuto dalla candidata di centro-destra Maria Virginia Tiraboschi.
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