Parlava poco
Lucio Libertini. Soprattutto con i giornalisti che amava incontrare tutte le volte che la sua attività parlamentare lo consentiva. "Poche parole - ci diceva - perchè ho il dono della sintesi....". E non ne diceva mai più di quante non ne fossero necessarie per esprimere un concetto ed essere riportate in un articolo. Mai troppe per non essere travisato. Frasi precise, puntuali, come solo un uomo esperto e navigato, gran conoscitore della materia, avrebbe potuto pronunciare. Negli anni '80, eletto nel collegio Chivasso-Casale, frequentò con assiduità anche la redazione dell'unico giornale di Chivasso. E fu in quegli anni che si fece amare ed apprezzare dai chivassesi.
Oggi, a 100 anni dalla nascita a Torino lo hanno ricordato in tanti in un incontro tenutosi a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio Regionale. Presenti, tra gli altri, Fausto Bertinotti, presidente del Comitato Nazionale del Centenario, Piero Fassino, Gabriella Pistone, Mario Virano, Sergio Dalmasso, Aldo Agosti. Libertini, a cui la Città di Chivasso, già nel 1993 gli dedicò una piazza, è stato parlamentare per sei legislature e pure vicepresidente della Regione Piemonte.
"Una personalità indifferente al conformismo, un combattente. La sua coerenza non è stata mai incrinata, ha sfidato spesso l'impopolarità e anche l'incomprensione dei compagni. Ha lavorato su temi attinenti al miglioramento della società, il lavoro, ma anche i trasporti, la casa, le telecomunicazioni, settori in cui era competente, non uno che orecchiava. Ha obbedito più che ai simboli alle idee. Antistalinista, garantista ante litteram, mai populista. Pragmatico, attento ai problemi società", ha detto, commossa, Gabriella Pistone che ha vissuto al suo fianco per dodici anni.
"Questo anniversario ci consente di ricordare uno straordinario dirigente che univa cultura e militanza", ha affermato, in un messaggio il ministro Dario Franceschini.
A gennaio Libertini sarà ricordato alla Camera.
LUCIO LIBERTINI PCI
LA VITA
Laureatosi in Scienze politiche, specializzandosi in studi economici, dal 1943 fa parte degli organi dirigenti del PSI. Tra il 1951 e il 1956 è membro della segreteria dell’Unione socialisti indipendenti. Nel 1964 è tra i promotori e i dirigenti del Psiup, poi confluito nel 1972 nel Pci. Tra il 1972 e il 1975 fa parte del Comitato centrale comunista.
Eletto deputato nel 1968, nella Circoscrizione Torino-Novara-Vercelli, e al Senato diventando vice presidente della commissione industria. Nel 1975 è eletto nel Consiglio regionale del Piemonte venendo nominato Vicepresidente della Giunta regionale e Assessore al Lavoro, Industria, Artigianato. Si dimise dal Consiglio per candidarsi ed essere rieletto deputato nel 1976 nella circoscrizione Torino-Novara-Vercelli e al Senato, nel collegio di
Ivrea, optando per la Camera dove sarà Presidente della Commissione trasporti e telecomunicazioni.
Dal 1979 al 1989 è responsabile della sezione trasporti, casa e infrastrutture, nel Comitato centrale Pci. Rieletto senatore il 3 giugno 1979, nel collegio Verbano-Cusio-Ossola e deputato, nella stessa circoscrizione. Rieletto senatore il 26 giugno 1983 nel collegio Casale Monferrato-
Chivasso e alla Camera nella circoscrizione Torino-Novara-Vercelli. Fa parte del Comitato direttivo del gruppo parlamentare. Rieletto per la terza volta senatore il 15 giugno 1987 nello stesso collegio; fa parte della Commissione lavori pubblici, comunicazione.
Eletto vicepresidente del gruppo Pci al Senato nel 1989, nel 1991 è tra i promotori della costituzione del Movimento di Rifondazione comunista, del cui gruppo al Senato è eletto presidente. Nel gennaio 1992 è membro della Direzione del partito, è rieletto senatore nelle consultazioni politiche del 5-6 aprile 1992, nel collegio Torino-Dora-Oltre Stura Collina e alla Camera, nella circoscrizione Torino-Vercelli-Novara e nella circoscrizione Cuneo-Asti-Alessandria. Presidente del gruppo dei senatori di Rifondazione comunista, fa parte della commissione programmazione economica, bilancio.
Giornalista, è stato redattore economico dell’“Avanti!”, direttore del settimanale “Mondo nuovo”, di “Nuova Società”, fondato nel 1973 da Diego Novelli. Autore di due libri di economia politica e storia e di centinaia di saggi e articoli, ha collaborato con numerose riviste italiane e straniere.
Dal 1974 al 1976 fa parte del Comitato di Presidenza e del Comitato direttivo del neonato Istituto Gramsci di Torino. Dal 1978 entra nell’ufficio di Presidenza dell’Unione culturale Franco Antonicelli, con cui collaborava dagli anni Sessanta insieme alla moglie Romanella, e rimane attivo nell’associazione fino alla sua morte avvenuta nel 1993.
Il Comitato del centenario
Il Ministero della Cultura ha insediato a Pistoia, presso la Fondazione Roberto Marini “Oltre il Secolo Breve” che l’ha promosso, il Comitato Nazionale per le celebrazioni del Centesimo anniversario della nascita di Lucio Libertini, insigne esponente della multiforme Sinistra italiana nato a Catania il 1° giugno 1922 e scomparso a Roma il 7 agosto 1993.
A testimoniare l’importanza del progetto, che si propone di celebrare la figura di Libertini e quello che ha rappresentato per la storia del nostro Paese attraverso una variegata serie di iniziative – convegni, volumi, mostre, dvd -, è sufficiente citare i componenti il Comitato (politici e storici nazionali e locali, nonché suoi familiari e amici):
Fausto Bertinotti (Presidente), Gabriella Pistone (Presidente Onorario), Roberto Niccolai (Segretario-Tesoriere), Aldo Agosti, Antonio Giorgio Benvenuto, Fabio Maria Ciuffini, Sergio Dalmasso, Alexander Hobel, Anna Donatella Lino, Andrea Guido Lazzaro Margheri, Emanuela Menichini, Roberto Musacchio, Cristina Nardelli, Giovanni Russo Spena, Federica Sgroi, Alessandra Visani.
Le iniziative verranno promosse attraverso la
pagina Facebook dell’Archivio Roberto Marini. Il Comitato ha sede a Pistoia in Galleria Nazionale, presso l’Archivio della Fondazione Roberto Marini, ed il relativo progetto ministeriale è coordinato dal suo Direttore, Roberto Marini, e da Giacomo Signorini.
Fausto Bertinotti ricorda Lucio Libertini
Ricordare Lucio Libertini nel centenario della nascita è non solo doveroso ma, in questi tempi, utile e giusto. Sono tempi bui e difficili quelli che viviamo. Il fallimento della politica ha visto l’insorgere della guerra nel cuore dell’Europa a segnare il suo ultimo fallimento. C’è stato chi, un grande filosofo come Walter Benjamin, ha proposto il “balzo di tigre”.
Si tratta di tornare radicalmente a movimenti, soggetti sociali e politici e personalità che possano aiutare a compiere il salto in avanti per riacchiappare quel futuro che sembra sfuggirci di mano. Ripensare un dirigente del movimento operaio come Lucio Libertini è un’occasione. Ci saranno tempi e modi per ricordare il suo pensiero, la sua ricerca, la sua azione politica. Vale, anche per lui, la definizione togliattiana del “totus politicus”: una vita spesa nell’impegno e nella lotta. Lucio Libertini ha militato nei partiti della sinistra, dal Partito Socialista al PSIUP, dal Partito Comunista Italiano a Rifondazione Comunista ma sempre da una parte sola, dalla parte del movimento operaio. Negli anni ‘60 e ‘70 che sono stati in Italia l’espressione più alta della lotta di classe e più plausibile è stata l’attualità della rivoluzione e del socialismo, Libertini è stato protagonista di una ricerca straordinaria.
Gli sono stati compagne e compagni le storie di donne e uomini impegnati nella ripresa di una ricerca per la trasformazione della società per rivivere le esperienze dei nuovi soggetti sociali e culturali che erano emersi sulla scena imponendo il cambiamento. Tra i tanti lavori si possono almeno ricordare le “Sette tesi sul controllo operaio” scritte insieme a Raniero Panzieri e le “Dieci tesi sul partito di classe”. Nella lotta che riemergeva forte e radicale si esploravano le prospettive di un nuovo corso. Poi sono venute altre stagioni fino a quelle di governo in territori importanti del Paese, ma forse, su tutto, proprio oggi vale la pena di ricordare, in Lucio Libertini, una vita spesa per una causa, una causa che non finirà mai, quella per la liberazione dell’uomo dallo sfruttamento e dall’alienazione.
Fausto Bertinotti