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Buemi: "Attenti ai rapporti superficiali con la 'ndrangheta, ma dico no ai giustizialismi"

Buemi: "Attenti ai rapporti superficiali con la 'ndrangheta, ma dico no ai giustizialismi"

Enrico Buemi

Enrico Buemi, originario e residente a San Raffaele Cimena, oltre ad essere Senatore della Repubblica è anche un imprenditore nel settore bio-medico, amministratore unico della società Dipromed srl, con sede a San Mauro Torinese. Da sempre presente sulla scena politica italiana, nel 2013 Buemi entra a Palazzo Madama in sostituzione del dimissionario Ignazio Marino. Fino al 2018 è stato Capogruppo PSI in Vigilanza Rai e in Commissione Antimafia. Che fine ha fatto, oggi, Enrico Buemi. Siamo andati a incontrarlo.

Quando eri a Palazzo Madama, quali sono state le attività che ti hanno dato più soddisfazione? 

In Senato ho svolto molteplici attività: ho sviluppato sia l’azione di elaborazione di proposte di legge, in particolare inerenti la giustizia come Capogruppo in Commissione Giustizia, sia una serie di iniziative legislative che tenevano conto delle problematiche del territorio. Non tutte le proposte sono state accolte, ovviamente. Sono il parlamentare piemontese che è stato più attivo con 86 proposte di legge solo nella XVII Legislatura: alcune sono andate in porto - come la legge sulla responsabilità civile dei magistrati, di cui sono stato presentatore e relatore - altre non sono state recepite e altre ancora, purtroppo, sono diventate elemento di mio grande disagio. Per citarne una, sono stato sia presentatore sia relatore della proposta di legge sulla riforma della RAI: in quel frangente venni osteggiato – anche duramente - dalla mia maggioranza, per cui ritenni opportuno dimettermi da relatore. La riforma, come sappiamo, è andata avanti ed è una grandissima schifezza: cambiando le maggioranze viene monopolizzato tutto e la gestione è di carattere esclusivamente aziendalistico, che ha tralasciato i contenuti, affidando tutto il potere all’Amministratore Delegato. In questo modo i Consigli di Amministrazione e le Commissioni di Vigilanza si sono ridotte a comparsa. Io, invece, avevo previsto due soggetti: un consiglio di amministrazione, con un AD per la gestione aziendale, ed un Comitato di Indirizzo con notevoli poteri, per garantire il giusto bilanciamento tra potere organizzativo-economico e quello culturale-politico. Mi sono anche occupato della legge sulla tortura. Vi è un lungo elenco di attività. Per quanto riguarda il sindacato ispettivo, ho posto l’attenzione su tutta una serie di questioni riguardanti il nostro territorio e, in particolare, quelle sulla giustizia e la criminalità organizzata. Sono stato membro della Commissione Antimafia, dove ho sviluppato tutta una serie di attività su quanto è emerso nell’arco di questi ultimi anni, a riprova del fatto che il nostro territorio è uno tra quelli con una maggior presenza delle organizzazioni mafiose”. 

A proposito di Commissione Antimafia: cosa pensi di quanto sta accadendo nel chivassese? Dopo “Minotauro”, “Colpo di Coda”. E poi “Platinum Dia”, con le intercettazioni telefoniche del 2017 tra il sindaco Claudio Castello e il presunto picciotto di ‘ndrangheta Pino Vazzana.

Quando i territori sono infiltrati dalle organizzazioni criminali e mafiose, il distinguo tra l’accaduto voluto e l’accaduto indotto è sempre molto labile. Vi sono degli approcci un po’ superficiali, alcuni non se ne rendono neanche conto. Inoltre, vi è il rischio della manipolazione delle intercettazioni; per fare un esempio, ho seguito il caso di un imprenditore calabrese che è stato in prigione per sei mesi perché chi ha fatto l’intercettazione telefonica ha tradotto dal calabrese in maniera non puntuale ed ha distrutto la vita a questo signore; solo in seguito alla perizia dell’avvocato sul nastro e non sulla trascrizione grafica, è venuto fuori che era stata detta un’altra cosa. Non credo che sia il caso del sindaco di Chivasso, non conosco i dettagli della vicenda, ma vorrei rivolgermi ai vari giustizialisti, che lo stanno già processando, riportando le parole di Pietro Nenni: “a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro… che ti epura”, giusto per ribadire che l’epurazione parte da requisiti non oggettivi…”.

Cosa stai facendo, oggi?

Sono Segretario regionale e membro della direzione del PSI: è più che altro una questione di ideali, una difesa dei valori socialisti, per dire che avevamo ed abbiamo ragione! Io non sono per una posizione aprioristica, ma è il metodo ad essere fondamentale, e sono convinto che il metodo riformista socialista sia quello che ti porta ad arrivare non alla certezza, bensì alle approssimazioni più vicine a quel criterio di giustizia che vi è sullo sfondo di tutte le attività politiche ed umane. Per essere obiettivi, devo dire di apprezzare anche ciò che fa Calenda, il suo studio meticoloso dei dossier, le sue battaglie; qualche volta capisco la spregiudicatezza di Renzi, come apprezzo la responsabilità ovattata di Letta e l’approccio liberale di Berlusconi su alcune cose, come l’europeismo, in una destra che è diventata una cloaca a livello di contenuti. Poi di errori ne abbiamo commessi anche noi”.

In materia di sanità, qual è il tuo giudizio sull’operato della Regione Piemonte in una situazione pandemica così delicata? 

Senza infamia e senza lode. Rispetto all’ottusità del lombardo Fontana, tutto sommato Cirio non è stato un pessimo Presidente per cui il mio giudizio è – possiamo dire – mediano, anche se le qualità dei suoi collaboratori non sono altrettanto alte… Il Piemonte non si è distinto in negativo. Credo che la sanità piemontese sia sotto stress per ragioni più strategiche, per quello che è accaduto negli anni passati, i tagli, la carenza di personale: un medico che ha 1500 mutuati come fa a non essere solo il burocrate che prescrive ricette ed esami? Dov’è finita la medicina territoriale?”. 

Cosa rispondi a coloro che accusano il governo di ‘dittatura sanitaria’?

Rispondo che è una grande stupidaggine! E’ evidente che non sanno cosa sia una dittatura: le dittature, quelle vere, per fare degli esempi, ti fanno prelevare dagli squadristi e ti portano in un luogo isolato per ucciderti o ti portano su di un aereo e ti buttano giù; alcuni ti spediscono nei campi di rieducazione e ti fanno morire di fame, di stenti, di troppo lavoro. Questi ‘signori’ possono dimostrare che in Italia vi è questo? Non capisco perché li vediamo nelle trasmissioni, nei TG, nelle piazze, a rompere le scatole alle persone che si vaccinano anche per loro!”.

I virologi  hanno sconsigliato il rientro a scuola il 10 gennaio, ma il Ministro dell’Istruzione ha preso un’altra decisione e le lezioni sono iniziate. 

Credo che l’assenza dalla scuola per un lungo periodo sia un danno irrecuperabile, parlando in termini generali; ovviamente ci può essere il soggetto che di suo mette in campo una grande determinazione, che studia, però la media è una media che si abbassa. Ha detto bene il Ministro dell’Istruzione quando ha asserito che se il paese è tutto aperto, allora non si comprende perché la scuola debba essere chiusa. Ci deve essere un equilibrio, anche perché i bambini, tutto sommato, sono quelli a minor rischio soggettivo, certo possono ammalarsi e contagiare anche altri ma è indispensabile che la scuola rimanga aperta e funzionante. Il giudizio critico che mi sento di dare è che, in due anni di pandemia, non sono stati in grado di affrontare le questioni tecniche che erano risolvibili e qui la responsabilità è anche degli enti locali. I soldi in parte ci sono; in una scuola della Puglia, ad esempio, sono stati installati dei sistemi filtranti, mentre nelle altre scuole no: è una questione di qualità tecnico-gestionale della direzione scolastica”.

A proposito di istruzione, urge una riforma complessiva? 

Certo! Bisognerebbe fare qualche passo indietro, non avere il timore di bocciare gli alunni, ad esempio! Non mi vergogno di dire che sono stato bocciato in seconda media in latino, alla Demetrio Cosola di Chivasso: mi è servito moltissimo tanto che il latino mi ha caratterizzato nello schema mentale. I problemi devono essere visti nella loro realtà ma non solo nell’effetto. Ritengo che vi sia la necessità di recuperare e potenziare gli istituti professionali, affinché mettano le persone in grado di saper fare delle cose! Non dobbiamo essere tutti laureati. Vi è la necessità di ottimi saldatori, meccanici e informatici. Bisogna ritornare a far memorizzare le poesie, a fare i calcoli senza calcolatrice, allenare la memoria per essere più reattivi e non dipendere in tutto e per tutto dalla tecnologia. Non ho nulla contro la modernità, ma sono per la supremazia dell’uomo sulle tecnologie; ben venga l’intelligenza artificiale, ma cerchiamo di capire quali sono i limiti, cosa dobbiamo fare per mantenere la nostra supremazia, senza affidare tutta la nostra cultura ad Internet. Riguardo alla discussione che vi è oggi sulla didattica a distanza, penso che sia sintomatica del fatto che molti insegnanti non hanno molta voglia di insegnare; alla fin fine i ragazzi sono quelli che si sono dimostrati più seri, che si sono vaccinati. Io imputo alle ultime generazioni politiche di pseudo-riformisti, di aver distrutto la scuola!”.

Da imprenditore, sarà semplice ‘progettare’ il post pandemia? 

Bisogna farlo. La pandemia ci ha messo innanzi a delle problematiche che pensavamo non si sarebbero più ripresentate nella storia moderna, invece ci sono, eccome. Siamo come ritornati al Medioevo. Anche se la scienza ha fatto grandi passi in avanti, vi sono fattori ambientali ed epidemici che vanno oltre le tecnologie e quindi la nostra capacità di risposta deve tener conto di questo fatto. Sono del parere che sia necessario agire contro la cultura dello spreco, perché noi sprechiamo tutto, acqua, aria, materie prime, generi alimentari, agricoltura; occorre una rivisitazione di tutto il contesto per capire che ci sono cose indispensabili e altre no. Bisogna inoltre correre dei rischi per il futuro, affrontare il discorso relativo all’energia nucleare: sono del parere che con l’evoluzione della tecnologia e della scienza quello è probabilmente un settore energetico da programmare e sfruttare sul lungo periodo, perché le materie fossili hanno una serie di controindicazioni che sono più gestibili solo in apparenza”.

Il presidente della repubblica Sergio Mattarella è a fine mandato: qual è la tua opinione sul dopo Mattarella? 

“Purtroppo vi è un basso livello politico e della competenza. Tenendo fuori Draghi e Mattarella – in un Paese che è al disastro - gli altri sono degli apprendisti stregoni, gente che bada solo alla comunicazione. Non sono mai stato anti berlusconiano, anzi sulla vicenda inerente la sua espulsione dal Senato, mi sono battuto per evitarla, perché era il capo dell’opposizione e se lo butti fuori rischi di farne un martire. Il “lodo” Buemi era una interpretazione giuridica che doveva evitare che fosse la politica a dover espellere Berlusconi dal Senato, lasciando la competenza all’autorità giudiziaria; ma che oggi lo si venga a proporre come Presidente della Repubblica, vuol dire che vogliamo farci ridere dietro dal mondo. Non capisco come Salvini e Meloni possano proporlo… Bisogna usare il cervello, fare uno sforzo di mediazione per eleggere una figura competente ed autorevole, che non sia ostile né ad una parte né all’altra. Dobbiamo essere realistici, sono stati stanziati quasi 200 miliardi con il PNRR, le condizioni per la ripresa ci sono e per gestirli Draghi dovrebbe rimanere alla regia. Draghi è una garanzia per i rapporti europei e ha la conoscenza dei dossier internazionali, ma ha bisogno di una spalla, come Mattarella, e se non lui allora qualcuno come Amato, che non si è mai schierato contro la destra, oppure Casini, anche se ha una minor competenza tecnico-giuridica. Lui è stato un ottimo Presidente della Commissione Esteri. L’ho avuto come Presidente della Camera e tra tutti (Bertinotti, Pivetti, Boldrini) lui è stato il migliore. Qualcuno parla di Pera, ma non esiste… Secondo me alla fine verrà riconfermato Mattarella, perché solo lui potrebbe far digerire a Berlusconi il fatto di non essere stato eletto”. 

Quali sono i tuoi progetti politici per il futuro? 

Ho 75 anni per cui i miei progetti politici sono per il passato non per il futuro (dice sorridendo, ndr.) La cosa che mi preme maggiormente è di mantenere la lucidità per comprendere e analizzare in maniera obiettiva – senza farmi prendere dalle mode o dall’emozione del momento -  le varie situazioni politiche”.

Da politico, che messaggio vuoi dare ai giovani? 

Faticate, perché senza fatica non arriva niente; ciò che arriva senza fatica lo perdi! E’ come chi vince al totocalcio, la maggior parte di coloro che hanno processi di accumulazione rapidissimi finiscono malamente, poveri o si rovinano… I giovani si devono conquistare il loro futuro, lottare senza temere di cadere, avviare dei processi di crescita senza l’angoscia di cosa potrebbe accadere. Così continuo a fare io, nonostante i miei 50 anni di esperienza politica e i molti di esperienza parlamentare. Trovo giusto che continui a dare il mio contributo, quantomeno di idee senza un secondo fine, e poi si va sempre avanti!”.

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