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“Salvate il soldato Scarpetta”. Asl To4: la Regione invia Manno. Avetta interroga

“Salvate il soldato Scarpetta”. Asl To4: la Regione invia Manno. Avetta interroga

Stefano Scarpetta, Asl To4

La notizia ha fatto capolino nei giorni scorsi tra un ufficio torinese e l’altro dell’assessorato regionale alla sanità. Parola d’ordine: “Salvate il soldato Stefano Scarpetta”. Che non sarà, tanto per capirci, come salvare il soldato Ryan del celebre film di Steven Spielberg, non foss’altro che la regia è stata affidata ad un medico, il dottor Emilpaolo Manno del DIRMEI (Dipartimento interaziendale “Malattie ed emergenze infettive”), l’organismo istituito per far fronte all’emergenza Covid. A Manno sarebbe stato specificamente chiesto di costituire, prima che può, un gruppo di lavoro per dare una mano al direttore generale dell’Asl To4  nominato prima di quest’estate e già mezz’affogato in un’Asl da lungo tempo fuori controllo e in completa anarchia, sanitaria e gestionale come peraltro sottolineato dal collegio dei sindaci in una nota inviata alla Corte dei Conti. All’ordine del giorno anche e soprattutto la riapertura in efficienza di tutti i pronto soccorso prima dell’autunno. La verità è che il nuovo direttore generale, con grande esperienza contabile, tutto starebbe facendo tranne che il direttore generale. Più portato a controllare numeri, avrebbe già perso la bussola sul suo ruolo che è, tanto per cominciare organizzativo e politico.  E dire che qualche consiglio glielo avevamo già dato, tanto per cominciare di evitare di farsi portare a spasso come la bela Maria dai sindaci in solitaria invitandoli per quanto possibile a utilizzare la “Conferenza dei sindaci” unico organo che da statuto può tracciare una rotta e dare consigli. Che su questo punto, evidentemente, Scarpetta non abbia molto le idee chiare, lo si è capisce da come sta affrontando in drammatico silenzio la partita sulle nuove “Case di Comunità”. “A Settembre - spiega bene l’assessore regionale Luigi Genesio Icardi - Avremo un incontro con tutte le direzioni generali a cui avevamo chiesto di elaborare un progetto. Dove localizzarle è indicato nel Pnrr  Ci va un’utenza. Ci sono dei criteri. Devono essere poste in luoghi  facilmente accessibili per la comunità di riferimento perché è il luogo dove il cittadino potrà trovare una risposta adeguata alle diverse esigenze sanitarie o sociosanitarie. Per il momento abbiamo chiesto alle ASl una ricognizione del patrimonio immobiliare disponibile per una questione di costi.”.  E va tutto bene, anzi no, malissimo, considerando che il dibattito, nell’Asl To4, è pari a zero per colpa di Sarpetta ma anche del sindaco di Ivrea, presidente della Conferenza dei sindaci. Per la cronaca le Case di Comunità definite Hub saranno non meno di cinque per tutta la To4, quindi, stando alle indicazioni di massima, di sicuro ce ne dovrà essere una a Ivrea, una a Chivasso, una a Settimo, una a Ciriè e una o a Castellamonte o a Cuorgnè. Anche l’ubicazione dovrebbe essere scontata. A Ivrea il vecchio poliambulatorio, a Chivasso il vecchio ospedale, a Settimo il nuovo ospedale. E poi ancora il vecchio ospedale di Castellamonte eccetera. S’aggiungeranno una dozzina di piccoli poliambulatori e su quello - non v’è dubbio - ci sarà battaglia. O forse no? Boh. Ma soprattutto,  è chiaro a tutti di che cosa si sta parlando?  Le case di comunità Che cosa sono le Case  di Comunità lo dice chiaramente il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” approvato nello scorso aprile: strutture in grado di fornire tutti i servizi sanitari di base, il Medico di Medicina Generale e i Pediatri di Libera scelta che lavorano in équipe e in collaborazione con gli infermieri di famiglia, gli specialisti ambulatoriali e gli altri professionisti sanitari quali logopedisti, fisioterapisti, dietologi, tecnici della riabilitazione, reumatologi e altri.  La figura chiave nella Casa di Comunità  sarà l’infermiere di famiglia. Secondo il PNRR, la Casa di Comunità diventerà lo strumento attraverso cui coordinare tutti i servizi offerti sul territorio, in particolare ai malati cronici. Tra i servizi inclusi è previsto, in particolare, il punto unico di accesso (PUA) per le valutazioni multidimensionali (servizi sociosanitari) e i servizi dedicati alla tutela della donna, del bambino e dei nuclei familiari secondo un approccio di medicina di genere. Infine potranno, anzi dovranno essere ospitati servizi sociali e assistenziali rivolti prioritariamente alle persone anziane e fragili.  Si prevede l’attivazione in Italia di 1.288 Case di Comunità entro la metà del 2026. In totale saranno quattro ogni 100 mila abitanti di cui una (Hub) maggiormente strutturata. Entro il primo trimestre del 2022 è prevista la definizione di un documento di programmazione. I sindaci… I Comuni, quindi le assemblee dei sindaci dovranno essere coinvolte su due fronti: quello più ovvio è gestionale, considerata la necessità di integrare nel Distretto e in questa struttura operativa le attività sanitarie con quelle sociali; il secondo ambito di coinvolgimento è più immediato e riguarda la realizzazione di queste strutture cominciando dagli edifici  esistenti di proprietà pubblica valutando le problematiche di accessibilità, quali la prossimità di stazioni metropolitane o fermate di mezzi pubblici; i parcheggi e i percorsi per portatori di handicap.  Dimensioni Il costo complessivo dell’investimento è stimato in 2 miliardi di euro. Ogni Casa della comunità costerà a livello strutturale e tecnologico circa 1,6 mln di euro e sarà dotata di 10-15 sale di consulenza ed esame, punto di prelievo, servizi diagnostici di base (es. ecografia, elettrocardiografia, radiologia, spirometria, ecc.), nonché un innovativo sistema di interconnessione dati. Tenendo conto delle esperienze precedenti, si stima una spesa complessiva di 351.098.496 euro per ciascuna Casa della Comunità. Il personale All’interno della Casa della Comunità vi saranno, più  o meno, 5 impiegati amministrativi, 10 medici di medicina generale e 8 infermieri. Nel complesso serviranno 6.440 amministrativi e 10.091 infermieri in più. Queste figure professionali saranno implementate quando le Case della Comunità saranno diventate operative a pieno titolo, si presume entro il 2027. L’interpellanza Ed è di questi giorni un’interpellanza urgente all’assessore regionale firmata dal consigliere regionale del Pd Alberto Avetta  proprio sulle Case di Comunità. “Il Piemonte - commenta - potrà contare su 270 milioni di euro con i quali si stima possano essere realizzate almeno 93 Case di Comunità e 27 Ospedali di Comunità. Vista la straordinaria rilevanza ed eccezionalità del progetto non si potrà prescindere dal coinvolgimento delle Asl e degli amministratori locali che dovranno essere considerati fin da subito i protagonisti principali di questa rivoluzione...” E secondo Avetta, in Canavese, insieme al tanto atteso nuovo ospedale di Ivrea, questa sarà l’occasione per attivare una rete di medicina territoriale più efficiente ed integrata grazie al recupero funzionale di tutti i presidi ospedalieri oggi dismessi o sottoutilizzati. “Un’area ampia, non densamente abitata, in cui i cittadini sono costretti a percorrere lunghe distanze per raggiungere i presidi sanitari: da Chivasso e Settimo Torinese a Cirié per arrivare fino a Lanzo; da Caluso a Ivrea per finire con Castellamonte e Cuorgnè fino a Locana. Si tratta di un territorio in cui troviamo presidi sanitari da ripensare nel loro utilizzo (Cuorgnè, Settimo Torinese, Lanzo), strutture dismesse (ex ospedale di Castellamonte) ed altre ancora come Caluso e Locana, per le quali gli obiettivi del PNRR possono rivelarsi una grande opportunità di trasformazione e rilancio...” E ancora non basta. Icardi dovrà anche chiarire nella risposta quali passi in avanti siano già stati fatti per il nuovo ospedale di Ivrea e come intenda utilizzare i 140 milioni di euro del fondo complementare destinati alla messa in sicurezza delle strutture ospedaliere. “Non risulta infatti - stigmatizza Avetta - che tra le strutture beneficiarie siano state individuate quelle site nel territorio della ASL To4”

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