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ASL TO4. Case di Comunità: i sindaci stanno dormendo. Non tutti...

ASL TO4. Case di Comunità: i sindaci stanno dormendo. Non tutti...

Sertoli Stefano, sindaco di Ivrea

Brandizzo la vuole. Cavagnolo la vuole. Gassino la vuole. Settimo Torinese la vuole. La vuole Bollengo e pure Lanzo, Rivarolo e Cuorgnè La vogliono tutti e da settimane tirano di qua e di là la giacchetta del nuovo direttore generale Stefano Scarpetta. Siamo di nuovo da capo. Un film già visto... Assente ingiustificata l’assemblea dei sindaci dell’Asl To4 che pure, in base allo statuto, sarebbe tenuta a dare delle indicazioni “politiche”. Sta “ronfando” e “ronfa” pure il suo  presidente, il sindaco di Ivrea Stefano Sertoli. Parliamo delle nuove “Case della Comunità...  “Le caratteristiche sono indicate nel Pnrr - commenta l’assessore alla sanità regionale Luigi Genesio Icardi -  Ci va un’utenza. Ci sono dei criteri. Deve essere visibile e facilmente accessibile per la comunità di riferimento perché è il luogo dove il cittadino potrà trovare una risposta adeguata alle diverse esigenze sanitarie o sociosanitarie. Per il momento abbiamo chiesto alle ASl una ricognizione del patrimonio immobiliare disponibile per una questione di costi. Abbiamo tempo sino a settembre per le localizzazioni..”.  Che cosa sono le Case  della Comunità lo dice chiaramente il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” approvato nello scorso aprile: strutture in grado di fornire tutti i servizi sanitari di base, il Medico di Medicina Generale e il Pediatri di Libera scelta che lavorano in équipe e in collaborazione con gli infermieri di famiglia, gli specialisti ambulatoriali e gli altri professionisti sanitari quali logopedisti, fisioterapisti, dietologi, tecnici della riabilitazione e altri.  La figura chiave nella Casa della Comunità  sarà l’infermiere di famiglia introdotta dal Decreto Legge n. 34/2020 che, grazie alle sue conoscenze e competenze specialistiche nel settore delle cure primarie e della sanità pubblica, diventa il professionista responsabile dei processi infermieristici in famiglia e Comunità. Secondo il PNRR, la Casa della Comunità diventerà lo strumento attraverso cui coordinare tutti i servizi offerti sul territorio, in particolare ai malati cronici. Insomma, un punto di riferimento continuativo per la popolazione. Tra i servizi inclusi è previsto, in particolare, il punto unico di accesso (PUA) per le valutazioni multidimensionali (servizi sociosanitari) e i servizi dedicati alla tutela della donna, del bambino e dei nuclei familiari secondo un approccio di medicina di genere. Infine potranno, anzi dovranno essere ospitati servizi sociali e assistenziali rivolti prioritariamente alle persone anziane e fragili.  Si prevede l’attivazione di 1.288 Case della Comunità entro la metà del 2026. In totale quattro ogni 100 mila abitanti di cui una (Hub) maggiormente strutturata. Entro il primo trimestre del 2022 è prevista la definizione di un documento di programmazione di l’implementazione. I sindaci... I Comuni, quindi le assemblee dei sindaci dovranno essere coinvolte su due fronti: quello più ovvio è gestionale, considerata la necessità di integrare nel Distretto e in questa struttura operativa le attività sanitarie con quelle sociali; il secondo ambito di coinvolgimento è più immediato e riguarda la realizzazione di queste strutture cominciando dagli edifici  esistenti di proprietà pubblica valutando le problematiche di accessibilità, quali la prossimità di stazioni metropolitane o fermate di mezzi pubblici; i parcheggi e i percorsi per portatori di handicap.  Dimensioni Il costo complessivo dell’investimento è stimato in 2 miliardi di euro. Ogni Casa della comunità costerà a livello strutturale e tecnologico circa 1,6 mln di euro e sarà dotata di 10-15 sale di consulenza ed esame, punto di prelievo, servizi diagnostici di base (es. ecografia, elettrocardiografia, radiologia, spirometria, ecc.), nonché un innovativo sistema di interconnessione dati. Tenendo conto delle esperienze precedenti, si stima una spesa complessiva di 351.098.496 euro per ciascuna Casa della Comunità. Il personale All’interno della Casa della Comunità vi saranno, più  o meno, 5 impiegati amministrativi, 10 medici di medicina generale e 8 infermieri. Nel complesso serviranno 6.440 amministrativi e 10.091 infermieri in più. Queste figure professionali saranno implementate quando le Case della Comunità saranno diventate operative a pieno titolo, e quindi nel 2027 per cui il PNRR non prevede risorse per il loro finanziamento  dato che il suo effetto si esaurisce nel 2026. Per garantire la partecipazione di 12.880 Medici di medicina generale all’attività interna delle Case della Comunità occorrerà creare le condizioni per una loro adesione massiccia al progetto altrimenti questo fallisce.  Il ruolo degli Ospedali La “Casa della Comunità” non rappresenta  l’unica realizzazione prevista nell’ambito della rete territoriale, ma si colloca all’interno di un sistema di servizi e di attività che diversi documenti, in fase di elaborazione, stanno delineando con maggiore precisione. Una rivoluzione nella rivoluzione L’ospedale come lo conosciamo oggi diventerà il luogo preposto alla cura di malattia grave o ad interventi chirurgici. Per quanto riguarda invece i ricoveri brevi e i pazienti a bassa intensità di cura, ci si rivolgerà all’Ospedale di Comunità: una struttura a gestione prevalentemente infermieristica, con un numero limitato di posti letto. Assostenza domiciliare Il PNRR punta anche sull’assistenza domiciliare. L’obiettivo è aumentare il volume delle prestazioni a domicilio fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10% della popolazione over 65. Secondo il PNRR, è prevista l’attivazione di 602 Centrali operative territoriali (Cot), una in ogni distretto, con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza. Gli interventi, dunque, si rivolgono in particolare ai pazienti di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti.  Case di Comunità, Ospedali di Comunità e rafforzamento dell’assistenza domiciliare saranno la risposta alle crescenti esigenze della medicina di prossimità. Un fronte caldo, che rischia di diventare bollente

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