Non si era ancora finito di brindare ai soldi (tanti) stanziati con il PNRR per l’elettrificazione della Ivrea-Aosta che Aosta ha detto “sì” alla proposta di legge presentata dal consigliere regionale Claudio Restano suitreni alimentati ad idrogeno. Un passo indietro proprio nel momento in cui ce la si era quasi fatta. Prevede, tra le altre cose, la presentazione da parte della giunta di uno studio che contenga «un raffronto tra i costi e i benefici economici e ambientali tra una elettrificazione della linea ferroviaria Ivrea/Aosta e l’utilizzo di treni alimentati a idrogeno.Com’era prevedibile la decisione non è piaciuta a tutti.
«La proposta di legge - ha subito dichiarato Andrea Padovani del Pcp - non è coerente con il Defr approvato dal Consiglio pochi mesi fa, nel quale viene inserita l’elettrificazione della linea ferroviaria e per la quale si sono trovati finalmente i fondi. L’ipotesi idrogeno è ancora oggi vista come una lontanissima prospettiva dagli esperti e potrebbe dilatare nuovamente i tempi per ottenere finalmente un trasporto ferroviario degno di questo nome...».
In dissenso anche l’ex assessora ai Trasporti Chiara Minelli e l’ex presidente della quinta commissione Erika Guichardaz. “E’ una presa in giro dei cittadini valdostani - commentano - E’ paradossale visto che, proprio sulla base della legge regionale 22/2016 e dell’azione costante degli anni successivi, nell’aprile 2021 l’elettrificazione della tratta Ivrea-Aosta è stata inserito fra i progetti finanziati dal Pnrr con una dotazione finanziaria di 110 milioni di euro. Pensare ora di rimettere in discussione tale importante risultato è una azione dannosa per la comunità valdostana”.
Le due consigliere sottolineano che “la legge 22/2016 è nata da una iniziativa popolare sottoscritta da oltre 7.000 elettori, è stata votata all’ unanimità dal Consiglio regionale ed ha come punto qualificante proprio l’elettrificazione della tratta ferroviaria Ivrea-Aosta. La Pl approvata in commissione modifica quella legge senza offrire alcuna reale prospettiva, visto che in Italia non esiste attualmente nessuna linea ferroviaria funzionante ad idrogeno. Si tratta di bloccare un investimento sicuro e definito nel tempo per tenere la Valle d’Aosta ancora per decenni in una situazione in cui si usano treni a trazione diesel che inquinano e costano di più. La Pl non ha neppure copertura finanziaria per lo studio che ci si propone di realizzare e i 60 giorni di tempo indicati nell’articolato non sono certo sufficienti realizzare tale studio”.
Nell’elenco dei delusi anche la deputata valdostana Elisa Tripodi. “Questa è una politica che non guarda il bene dei valdostani, del territorio e delle risorse - stigmatizza - Questa è una politica invidiosa e sofferente per i risultati che si è riusciti ad ottenere lavorando tra i vari livelli istituzionali. Piuttosto che andare fieri, come comunità e come istituzione, dell’obiettivo raggiunto, in linea con la legge regionale 22/2016, frutto del lavoro del comitato Vda Riparte e dei cittadini che credono in una Valle d’Aosta accessibile e sostenibile, ci si inventa come poter buttare altri soldi. Rivendico con soddisfazione il lavoro fatto assieme all’ex assessora Chiara Minelli e al sottosegretario Giancarlo Cancelleri per l’enorme risultato raggiunto, ovvero i ben 84 milioni di euro previsti nel Pnrr, e i 26 milioni di euro previsti dal prossimo aggiornamento dell’accordo di programma Rfi-Mit: soldi che permetteranno l’elettrificazione della tratta Aosta-Ivrea”.
Al di là del dibattito valdostano quel che stupisce continua ad essere il completo silenzio dei piemontesi e soprattutto degli eporediesi il cui interesse per l’elettrificazione dovrebbe essere prioritario. A Ivrea peraltro resta da risolvere il passaggio del treno “elettrico” sotto il tunnel. E non è un problema di poco di conto.
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