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ROMA. L'Italia si candida alla "Città del tartufo"

ROMA. L'Italia si candida alla "Città del tartufo"

Tartufo

Attorno al tartufo, dal pregiato bianco al gustoso nero, l'Italia si unisce e candida la cultura di una cinquantina di territori associati, da Nord a Sud, alle "Città del tartufo" per l'ingresso nella Lista del patrimonio immateriale Unesco. Un traguardo molto prestigioso, in una Lista avviata dall'organizzazione delle Nazioni Unite soltanto nel 2002, finora raggiunto per l'Italia soltanto da Pantelleria con la sua caratteristica coltura ad alberello dello zibibbo, il vitigno del rinomato Passito insulare.

Quella della sapienza del tartufo "è una candidatura nazionale portata avanti dall'associazione dei territori a vocazione tartufigena - ha detto all'ANSA il presidente del Centro nazionale Studi sul Tarfufo, Antonio Degiacomi. - Non è pertanto né una candidatura di prodotto né geografica, ma un tributo alla cultura, alla sapienza immateriale che da secoli viene tramandata dai cercatori. Si tratta di una conoscenza legata all'esperienza della cerca laddove la chiazza d'erba è più rada e alcuni insetti si concentrano, caratterizzata soprattutto dal rapporto col cane. Un gioco e un reciproco dono quelle passeggiate tra i boschi; spesso uno spazio notturno condiviso dal cercatore, il proprio cane addestrato, e figure dell'immaginario. Nel rito della cerca alle preziose trifole ci sono aspetti antropologici, pratiche agricole con spiegazioni empiriche ma anche magiche" ha sottolineato. L'associazione delle "Città del tartufo", insieme al Centro studi nazionale sul Tartufo che ha sede ad Alba (Cuneo), hanno presentato al ministero dei Beni Culturali una relazione tecnica per la candidatura supportata da 60 videointerviste, realizzate dalle Università di Pollenzo e di Siena, che descrivono lo speciale rapporto con la natura, e con l'universo in genere, nella caccia a questi diamanti della terra. Nei primi mesi del prossimo anno il Mibact dovrà valutare questa candidatura che ha tra gli obiettivi, ha detto Degiacomi, "anche il rilancio di aree potenzialmente tartufigene e il ritorno in produzione di alcune tartufaie. La cosa interessante di queste candidature alla Lista del patrimonio immateriale è il fatto che aiutano una comunità ad avere consapevolezza del sé e delle proprie potenzialità. Nelle Langhe - ha esemplificato - è stato calcolato che per una 'grattata' di bianco, circa 5 grammi, arrivano 25-30 turisti del gusto. Con una ricaduta economica diretta e indiretta. Un obiettivo che lega in questa candidatura territori da Nord a Sud. Il tartufo fa superare ogni campanilismo - ha concluso Degiacomi - e fa emergere una sapienza nella cerca così come negli abbinamenti che è propria dell'Italia, l'unico Paese a vantare da secoli - come documentano atti dei Savoia e di alcuni duchi nel Sud - sia il tartufo bianco che il nero".

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