"Vogliono distruggere le Fondazioni lirico sinfoniche, farne morire almeno 8 su 14 e poi delle altre si vedrà". L'allarme arriva dai sindacati dei lavoratori dei teatri lirici, all'interno di una dettagliata denuncia "per contrastare la destrutturazione e il malaffare che sta colpendo questo patrimonio economico e culturale del paese".
"Vogliamo sapere - chiedono insieme i segretari Fabio Benigni (Uilcom), Maurizio Giustini (Fistel Cisl), Silvano Conti (Slc Cgil) ed Enrico Sciarra (Fials Cisal) - perché questo governo continua a parlare di rilancio, ma poi non fa niente per un settore che, dati alla mano, nel resto del mondo è in crescita esponenziale. Si è fatto passare che il grande deficit dei teatri è dovuto al costo del lavoro, ma non è vero. Anzi, negli ultimi quattro anni sono stati i lavoratori a 'pagare' con i propri redditi".
Come già esposto in una lettera al ministro Franceschini, "negli anni la Direzione generale dello Spettacolo dal vivo - per i sindacati - non ha operato nel cercare soluzioni condivise ed efficaci", ma è stata "concausa dell'aggravarsi di molti problemi, ostacolando il confronto e favorendo ripetuti fallimentari commissariamenti".
Sul tavolo, il problema della natura pubblico-privata delle fondazioni, "una legge di sistema che aspettiamo da 50 anni", il Fus che scende, "il contratto nazionale presentato ad aprile e che dopo 8 mesi non sappiamo più dov'è" e soprattutto "incompetenze gestionali e caos legislativo. Sono 10-12 anni - dicono i segretari - che il sistema viaggia con le stesse persone, che negli anni sono arrivate ad accumulare i 360 milioni di debiti di oggi", tra cui il "segretario generale dello spettacolo dal vivo, Salvo Nastasi" e "una serie di sovrintendenti colpevoli di una gestione disastrosa".
Il 31 dicembre 2016 le Fondazioni saranno chiamate al pareggio di bilancio o si provvederà alla liquidazione coatta.
Le più in pericolo, dicono, sono l'Opera di Roma, il S. Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo, il Petruzzelli di Bari, il Maggio musicale fiorentino, il Comunale di Bologna, il Carlo Felice di Genova e il Verdi di Trieste. Ma quei 360 milioni di esposizione potrebbero, in teoria, essere notevolmente ridotti per la legge contro gli interessi anatocistici con le banche. "Il Comunale di Firenze - riportano - da 19 milioni iniziali, ne ha contrattati 15, rimanendo con solo 3 milioni" di esposizione. I sindacati hanno chiesto dettagli a tutte le Fondazioni ma le risposte, dicono, sono evasive. Il sospetto è che i sindaci, presidenti del cda, "non vogliamo mettersi contro banche importanti per la città". Ma non solo. "Forse - incalzano - si vuole ridurre i teatri a centri di smistamento di produzioni, aumentando così una logica di percentuali. Il ministro si deve dare una svegliata - concludono - se vuole evitare l'implosione. Serve una legge di sistema, bisogna fare pulizia e lui ne ha il potere. Noi con la marcescenza non ci stiamo più. Abbiamo solo un anno e mezzo, ma useremo tutte le armi che abbiamo".
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