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IVREA. Incredibile ma vero: Stefano Sertoli vuole un aeroporto. L'ufficio tecnico cerca un posto per costruirlo

IVREA. Incredibile ma vero: Stefano Sertoli vuole un aeroporto. L'ufficio tecnico cerca un posto per costruirlo
Bastano due parole “aeroporto verticale” o “vertiporto” e su internet vengono fuori decine di città italiane ed europee che ci hanno fatto un pensierino. Saranno, in linea teorica, spazi adatti al decollo e all’atterraggio verticale di veicoli completamente elettric, gli eVTOL. Perchè ne parliamo?  Perchè nell’elenco (udite udite) molto presto ci potrebbe essere pure Ivrea. E’ tutto scritto nero su bianco in una delibera pubblicata all’albo pretorio nei giorni scorsi. Il sindaco ci crede. La maggioranza ci crede. Ci credono tutti. Sì! E’ vero! Lo sappiamo. Fa un po’ sorridere. Ma com’è possibile pensare così in grande in un territorio che ha dei seri problemi a trasportare i suo cittadini con i treni (che in parte vanno ancora a combustione come nell’800) e con gli autobus che prendono fuoco un giorno sì e l’altro pure? Tant’è! Prendere o lasciare. In giunta, assente l’assessore Giorgia Povolo, hanno fatto spallucce. Tutti più che convinti di voler intraprendere “un percorso progettuale comune, finalizzato allo sviluppo delle infrastrutture necessarie alla realizzazione delle prime tratte sperimentali della mobilità aerea urbana sul territorio canavesano”. Da qui la decisione di dare mandato all’Ufficio tecnico, in collaborazione con ENAC, con il Politecnico di Torino (Laboratorio Full e DIMEAS) e di GeneGIS, di individuare all’interno della Variante Generale al PRGC un’area di idonee caratteristiche planimetriche e funzionali adatta alla realizzazione dell’aeroporto. E anche quest’ultima -  a dire il vero - provoca un gran mal di pancia considerando che il nuovo strumento urbanistico, più che volare alto, da quando lo ha preso in mano l’assessore Michele Cafarelli è andato avanti con il freno tirato. Vero è che negli ultimi anni si stanno rapidamente diffondendo  nuove tipologie di mezzi di trasporto per merci e persone. Si è cominciato con i droni e ora si pensa alle persone. A Torino, proprio in quest’ottica sta muovendo i suoi passi il progetto SkyGate. L’area individuata è situata nelle immediate vicinanze della futura “Città dell’Aerospazio” di Collegno ed è attualmente in funzione come aeroporto “Schenghen” per l’aviazione generale e sportiva. Tra i promotori DigiSky, la holding Always che conta 800 mila euro di fatturato e dieci dipendenti e l’Aereo Club di Torino. Lo stesso progetto prevede lo sviluppo dell’ecosistema tecnologico e infrastrutturale per la realizzazione della mobilità aerea urbana (Advanced Air Mobility) all’Aereoporto di Caselle, con una rete di partner di rilievo istituzionale quali il Politecnico di Torino, Aeritalia, ENAV e Torino Airport. “La urban air mobility - commentano in giunta - può essere un’occasione per attrarre investimenti e sviluppare il territorio ... Si stima che entro il 2035 saranno in servizio oltre 23.000 eVTOL (veivoli a decollo e atterraggio verticale a propulsione elettrica) per il trasporto di passeggeri, oltre a centinaia di migliaia di droni per la consegna di merci, l’agricoltura di precisione, il trasporto di medicinali d’emergenza, ecc...”. Sempre la giunta (ma il testo è stato preso e copiato per intero nel sito di Skygate) ricorda che il territorio piemontese vanta uno dei luoghi più importanti della storia dell’aeronautica italiana poiché a pochi anni di distanza dal primo volo della storia dei fratelli Wright, Torino è stata teatro di sperimentazione e produzione aeronautica, così come nel 1914 la S.I.T. (Società Italiana Transaerea) di Torino si aggiudicò l’appalto per la produzione di 80 velivoli Blériot, società poi acquisita nel 1917 dall’Ansaldo concorrenziale dal 1918 alla FIAT-Aviazione che iniziò una produzione che porterà alla totalizzazione di 32.000 motori aeronautici e 13.000 aerei venduti in 27 paesi, tutti realizzati nelle immediate vicinanze dell’aeroporto della città di Torino “Edoardo Agnelli”.
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